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MONDO

In vista del vertice di Dublino

Migranti, si rischia lo scontro politico in Ue dopo la nota di Tusk contro le quote obbligatorie

"La questione delle quote obbligatorie si è dimostrata essere altamente divisiva e l'approccio è risultato essere inefficace", si legge nella lettera inviata alle capitali dal presidente del Consiglio europeo in vista del dibattito che si terrà giovedì sera. Immediata levata di scudi. Il commissario Avramopoulos: "Nota mina uno dei principali pilastri dell'Unione, quello della solidarietà". Italia e Germania: "Inaccettabile"

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I capi di Stato e di governo dell'Unione Europea rischiano uno scontro politico e istituzionale sulla riforma di Dublino nel loro Vertice di giovedi' e venerdi', dopo che il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha fatto sapere di essere contrario a un sistema di quote obbligatorie di ripartizione di migranti. "La questione delle quote obbligatorie si è dimostrata essere altamente divisiva e l'approccio è risultato essere inefficace", si legge in una nota inviata da Tusk alle capitali in vista del dibattito che si terrà giovedi' sera, durante la cena del vertice. Il documento "è inaccettabile", ha risposto a stretto giro il commissario Ue all'Immigrazione, Dimitris Avramopoulos: "Il presidente del Consiglio dovrebbe difendere l'unità dell'Europa e questo documento mina uno dei principali pilastri dell'Unione, quello della solidarietà. Senza solidarietà, l'Europa non esiste", ha spiegato Avramopoulos.

Levata di scudi contro Tusk
La nota di Tusk è stata duramente contestata da Italia, Germania e altri paesi in una riunione degli sherpa di ieri, mentre il presidente del Consiglio europeo puo' contare sul sostegno dei paesi del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia). "C'e' stata una levata di scudi contro il documento Tusk", ha spiegato una fonte diplomatica a conoscenza delle discussioni. Per l'Italia, "Tusk e' rimandato a settembre", ha affermato il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi: "Ogni stato membro deve fare la sua parte", ha sottolineato Gozi.

Alla fine, nella lettera di invito al Vertice, Tusk ha scelto di fare alcune modifiche alla nota sulle politiche migratorie, in particolare per riconoscere il ruolo dell'Ue nella gestione delle crisi. Se nella versione iniziale il presidente del Consiglio europeo aveva scritto che "solo gli Stati membri sono in grado di affrontare in modo efficace le crisi migratorie", in quella finale Tusk ha riconosciuto che "l'Ue può affrontare l'immigrazione illegale in modo efficace con il pieno coinvolgimento degli Stati membri". Ma sulla sostanza il presidente del Consiglio europeo non è intenzionato a cambiare linea. "Il punto di vista di Tusk non cambierà", ha spiegato una fonte europea. Il presidente del Consiglio europeo ritiene che le quote obbligatorie non siano "la risposta di lungo periodo" alla sfida delle migrazioni: il programma di relocation (la ridistribuzione dei richiedenti asilo da Italia e Grecia verso altri Paesi Ue) lanciato nel 2015 ha "contribuito a grandi divisioni e grandi tensioni", ha spiegato la fonte. Per Tusk, la priorità è "ricostruire la fiducia tra gli Stati membri". Al vertice - ha detto la fonte - "non ci saranno decisioni sulle quote obbligatorie", ma solo "una discussione su come procedere per arrivare a una soluzione consensuale entro giugno" del 2018. Senza un consenso tra tutti e 28 gli Stati membri, il presidente del Consiglio europeo presenterà una sua proposta su come andare avanti sulla riforma di Dublino, si legge nella nota finale di Tusk.

Il problema delle quote obbligatorie è centrale per la riforma di Dublino
Lo è aldilà delle questioni di principio sul ruolo dell'Ue. Sulla ripartizione dei migranti Italia e Germania hanno preso la leadership, trascinando dietro a sé una maggioranza di paesi. Nella riunione di ieri degli sherpa, i rappresentanti di Roma e Berlino avrebbero definito la nota di Tusk "inaccettabile" e ricordato che "l'Ue è basata sullo Stato di diritto" e "le decisioni prese vanno rispettate". Il delegato della Svezia avrebbe spiegato che migliaia di persone che fuggivano dalla guerra in Siria "si sono rifatte una vita" grazie al sistema delle relocation.

La Commissione europea ha appena deferito Polonia, Ungheria e Repubblica ceca
I tre Paesi, infatti, non hanno accolto richiedenti asilo nell'ambito del programma di relocation lanciato nel 2015. Il Parlamento europeo ha proposto di superare il principio del paese di primo approdo, introducendo un meccanismo automatico di assegnazione dei richiedenti asilo tra Stati membri.

L'Italia vuole evitare una rottura con i Paesi del gruppo di Visegrad
Lo dimostra il mini-vertice che si terrà giovedì prima del Consiglio europeo tra il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e i primi ministri di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. "Vogliamo far andare avanti le cose in modo pragmatico", ha spiegato una fonte italiana. Il gruppo di Visegrad dovrebbe annunciare un "contributo significativo" al Trust Fund per l'Africa che ha come obiettivo di combattere le cause all'origine delle migrazioni, ha spiegato la fonte europea.

Ma Gentiloni ha anche scelto di non partecipare alla conferenza stampa con i quattro leader dell'Est contrari alle quote obbligatorie. "Non possiamo accettare lo scambio che chi fa qualcosa sul fronte esterno (delle politiche migratorie) sia assoluto dalle sue responsabilità sul fronte interno", ha detto la fonte italiana.

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