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ITALIA

Sala: "Strage è ferita che ancora sanguina"

Piazza Fontana, 50 anni dopo. Mattarella: "Fu strappo lacerante, no a revisionismi"

Seduta straordinaria del Consiglio comunale con il presidente della Repubblica, e i rappresentanti dell'associazione dei familiari delle vittime della strage. Mattarella: "Attacco a democrazia non è questione del passato". Dopo il Consiglio comunale il corteo per le strade della città fino alla piazza. Licia Pinelli: "Cinquanta anni, passaggio importante", archivio on line che raccoglie documenti e testimonianze

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Stringe le mani e si ferma a parlare con le vedove di Mario Calabresi e Giuseppe Pinelli, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, prima dell'inizio della seduta straordinaria del consiglio comunale per il 50 esimo anniversario della strage di piazza Fontana. Il Capo dello Stato saluta Licia Pinelli con le due figlie Silvia e Claudia, e Gemma Calabresi con il figlio Mario. Un momento estremamente importante e significativo. In aula consiliare anche l'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini. Ci sono poi il prefetto di Milano, Renato Saccone, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. Seduto fra il pubblico anche il giudice di Milano, Guido Salvini, che, nella figura di giudice istruttore, riaprì le indagini nel 2001, riportandole a Milano.

È una seduta straordinaria del Consiglio comunale quella con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che è arrivato a Milano per ricordare cinquanta anni dopo quel 12 dicembre 1969, giorno della strage di piazza Fontana, in cui persero la vita in seguito allo scoppio di una bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura 17 persone e 88 rimasero ferite. Una tragedia che segnò l'inizio della strategia della tensione e degli anni di piombo.

Mattarella: "Rispetto della memoria, no a revisionismi"
"Il trascorrere del tempo non colloca tra gli eventi vecchi e da rimuovere l'attacco alla democrazia portato in quegli anni: non commetteremo l'errore di pensare che siano questioni relegate a un passato più o meno remoto". Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, prendendo la parola davanti al Consiglio Comunale di Milano per la commemorazione del 50esimo anniversario della strage di piazza Fontana."Fu uno strappo lacerante; recato alla pacifica vita di una comunità e di una Nazione, orgogliose di essersi lasciate alle spalle le mostruosità della guerra, gli orrori del regime fascista, prolungatisi fino alla repubblica di Salò, le difficoltà della ricostruzione morale e materiale del Paese. Sono la nostra identità, il nostro Patto civile a essere usciti segnati da quegli avvenimenti. Occorre esserne consapevoli  - osserva - per non correre il rischio di poterli rivivere. Immersi in pieno nella storia d'Italia, di cui l'attentato alla Banca Nazionale dell'Agricoltura rappresenta una pagina indelebile, affermiamo il dovere del rispetto di una memoria collettiva, in una vicenda di cui si conoscono origini e responsabilità", ha proseguito il presidente. "Disinvolte manipolazioni strumentali del passato - aggiunge - persistenti riscritture di avvenimenti, tentazioni revisioniste alimentano interpretazioni oscure entro le quali si pretende di attingere versioni a uso settario, nel tentativo di convalidare, a posteriori, scelte di schieramento, opinioni di ieri" .Il Capo dello Stato ricorda le parole del 2012 del suo predecessore, il Presidente Napolitano, in occasione della Giornata della memoria quando disse, 'non brancoliamo nel buio di un'Italia dei misteri: ci troviamo dinanzi a limiti da rimuovere e a problemi di giustizia e di verità  ancora da risolvere, ma in un'Italia che ha svelato gravissime insidie via via liberandosene, che ha sconfitto il terrorismo, individuandone e sanzionandone a centinaia gli sciagurati attori, e che ha salvaguardato i presidi della nostra vita democratica'. Secondo Mattarella "l'attività depistatoria di una parte di strutture dello Stato è stata, quindi, doppiamente colpevole". Ma il presidente ha anche ricordato: "La Repubblica è stata più forte degli attacchi contro il popolo italiano. I tentativi sanguinari di sottrarre al popolo la sua sovranità sono falliti", ha aggiunto.

"La democrazia si dimostrò, al contrario, forte. In grado di battere il terrorismo, con gli strumenti propri di uno Stato di diritto, senza rinunciare mai al rispetto dei diritti fondamentali della persona. Sono i valori della nostra Costituzione" ha ribadito Mattarella. "Il ricordo delle vittime di piazza Fontana - sottolinea - sollecita ancor di più la Repubblica ad affermarne la permanente validità".

Il Capo dello Stato ha poi sollecitato un impegno comune: "Nel momento in cui facciamo memoria delle vittime di piazza Fontana - e, con loro di Giuseppe Pinelli, del Commissario Luigi Calabresi - sappiamo di dover chiamare le espressioni politiche e sociali del Paese, gli uomini di cultura, l'intera società civile, a un impegno comune: scongiurare che si possano rinnovare in Italia le fratture terribili in cui si inserirono criminalmente quei fatti. Il destino della nostra comunità non può essere preda dell'odio e della violenza. Per nessuna ragione la vita di una sola persona può essere messa in gioco per un perverso disegno di carattere eversivo", ha concluso.

Sala: "Strage è ferita che ancora sanguina"
La strage di Piazza Fontana, del 12 dicembre 1969 è "una ferita che ancora sanguina, perché ancora lo Stato non è stato capace di definire la verità assoluta" su quell'episodio. Lo ha detto il sindaco  di Milano, Giuseppe Sala, durante il suo discorso in Consiglio Comunale, alla presidenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione delle celebrazioni per il 50esimo della strage. I depistaggi che vennero dopo rimangono "un peso e una tristezza per Milano e per l'Italia", e talvolta "impediscono di andare oltre". Tuttavia "fare memoria è un dovere civico e morale perché il passato possa costituire nutrimento per il presente e il futuro". Il sindaco ha poi commentato "lo splendido gesto dell'incontro tra Gemma Carta Calabresi e Licia Rognini Pinelli" affinché sia di sprone per vivere un nuovo futuro guardando ad occhi aperti il passato".  Il sindaco in precedenza aveva sottolineato la necessità di celebrare il ricordo di quella giornata "nelle scuole, facendo sì che i nostri ragazzi e i nostri nipoti sappiano cosa è stata per noi Piazza Fontana".

In aula anche gli interventi dei rappresentanti dell'associazione dei familiari delle vittime della strage che, dopo tanti processi e una verità giudiziaria contestata, continuano a cercare risposte che ancora non hanno. La vicenda giudiziaria ebbe fine nel 2005, quando la Cassazione la chiuse con un'assoluzione generalizzata degli imputati presi in esame dall'indagine scaturita negli anni '90 dal lavoro sulle "Trame nere", del giudice Salvini.

Il Consiglio precede il corteo che tradizionalmente parte da piazza della Scala per concludersi proprio in piazza Fontana, davanti alla Banca Nazionale della'Agricoltura alle 16.37, orario in cui esplose la bomba, dove è stato osservato un lungo silenzio. Evidente la commozione fra i parenti, in prima fila nel corteo commemorativo che si è radunato davanti al numero civico 4 della piazza a due passi dal Duomo, sede oggi di una filiale di Mps.



Arnoldi: "Oggi lo Stato più vicino. C'è verità storica, ma forse mai quella giudiziaria"
"Oggi lo Stato è più vicino? Si,già l'anno scorso con l'intervento del presidente Fico, che ci aveva chiesto scusa quattro volte pubblicamente a nome dello Stato, abbiamo avuto una sorta di soddisfazione. Quest'anno ancor di più con la carica più alta dello Stato che per la prima volta dopo cinquant'anni viene a Milano, ci incontra privatamente, ci invoglia ad andare avanti, e dice che effettivamente in quegli anni qualcuno dello Stato voleva portare a deviazione i vari processi per non arrivare a una verità". Lo ha detto Carlo Arnoldi, presidente delle vittime della strage di piazza Fontana, dopo il discorso del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel cinquantenario dell'esplosione alla Banca nazionale dell'agricoltura.  "Purtroppo la verità giudiziaria non l'abbiamo avuta, quella storica l'abbiamo e ce la teniamo stretta - ha aggiunto Arnoldi lasciando Palazzo Marino -. La verità giudiziaria credo che non l'avremo mai. Io mi auguro tanto che qualcuno parli ancora ma dopo cinquanta anni la vedo difficile. Diciamo che oggi la verità storica c'è su piazza Fontana, sappiamo chi voleva la strage, quindi Ordine Nuovo nelle persone di Franco Freda e Giovanni Ventura che non sono più processabili perché sono stati assolti due volte, prima a Catanzaro e poi a Bari. Ci attacchiamo a quello, sappiamo chi è stato, non avremo giustizia".   "Però - ha proseguito Arnoldi - è importante che i giovani,le nuove generazioni ma anche i professori, la gente comune sappiano. Molte volte ci dicono che dopo cinquanta anni non si sa ancora chi è stato. Non è vero, si sa chi voleva quel giorno portare terrore e paura a Milano, in Italia e probabilmente portare anche a un colpo di Stato".

Licia Pinelli: "Cinquanta anni, passaggio importante.Anno di svolta"
"Quello di quest'anno è un passaggio importante, è una svolta. Ogni parola del presidente sarà un incentivo ad andare avanti per la democrazia. Parlare di mio marito Pino in un certo modo è anche un tassello per la democrazia". Dopo anni di silenzio, nel 50/0 anniversario della strage di Piazza Fontana Licia Rognini, vedova di Giuseppe Pinelli, torna a parlare in un'intervista a Radio Popolare,spiegando che parteciperà oggi al consiglio comunale di Milano,con il presidente della Repubblica Giuseppe Mattarella.

Nasce archivio on line dedicato a Pinelli
E proprio per ricordare la figura di Giuseppe Pinelli è stato realizzato un sito dove verranno archiviati i 5.000 articoli raccolti da Licia Rognini tra il 1969 e il 2015 su suo marito oltre a testimonianze, video e documenti: il progetto "Giuseppe Pinelli: una storia soltanto nostra, una storia di tutti" realizzato a cura del Centro Studi Libertari con la collaborazione di un comitato scientifico che comprende Claudia e Silvia Pinelli, le due figlie del ferroviere anarchico morto il 15 dicembre del 1969.   Lo scopo del progetto, si legge in una nota, è quello di raccogliere materiali, documenti, memorie riguardanti la figura di Pinelli, la sua vita e le circostanze della sua morte, e renderle disponibili sul sito unastoria.archiviopinelli.it. Il progetto intende inoltre "recepire stimoli e segnalazioni,in modo da costruire una storia viva, dialogata, dal basso, e non ideologica".

Per approfondire: cronaca di una strage che segnò l'inizio della strategia della tensione
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