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POLITICA

Intervista a "Repubblica"

Minniti si candida a segretario del Pd: "Non sono lo sfidante renziano"

L'ex ministro dell'Interno scioglie la riserva. Sette in corsa alle primarie del partito se anche Martina confermerà la sua candidatura. Tra loro Zingaretti

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Marco Minniti si candida per la segreteria del Pd. L'ex ministro dell'Interno scioglie la riserva in un'intervista a Repubblica. "Ho deciso di mettermi in campo perché considero la mia una candidatura di servizio. Di una persona che ha ricevuto tanto dal suo partito, dalla sinistra e che sente ora di dover restituire qualcosa".

Accolto l'appello dei sindaci di centrosinistra
Minniti ha risposto dunque all'appello che gli hanno rivolto oltre 500 sindaci del centrosinistra, firmando a favore della sua candidatura.

"Non sono lo sfidante renziano"
"Io non sono lo sfidante renziano, in campo c'è solo Marco Minniti", avverte. "Essendo stato tra chi non ha esagerato nel lodarlo quando era al potere, non ho alcun bisogno di prenderne le distanze. Renzi ha perso e si è giustamente dimesso assumendosi responsabilità che vanno anche oltre le sue. Il tema ora non è più questo, ma come salvaguadare il progetto riformista. Connettere il riformismo al popolo". 

"Rispondere ai sentimenti di rabbia e paura"
"So bene che le scorse elezioni sono state più di una sconfitta. C'è stata una rottura sentimentale con i nostri elettori. Questa è la sfida del Congresso. Io non cerco scorciatoie". L'ex ministro dell'Interno rivendica "le politiche riformiste" del Pd: "Non abbiamo risposto a due grandi sentimenti: la rabbia e la paura. Non si può rispondere a chi ha perso il lavoro con la freddezza delle statistiche. Dicendogli che l'occupazione cresce. Così come non si può dire al cittadino che ha subito un furto in casa, che i reati diminuiscono. C'è bisogno della sinistra riformista. I più deboli si sono sentiti abbandonati. Anzi, addirittura biasimati. Quello spazio è stato colmato dai nazionalpopulisti. Basta vedere quel che è accaduto nelle nostre periferie".

"Otto parole chiave"
Servono "otto parole chiave: sicurezza e libertà, sicurezza e umanità, interesse nazionale e Europa, crescita e tutele sociali" e "senza l'Ue - che va cambiata profondamente - non si affrontano le questioni poste dalla globalizzazione. Una grande Italia in una grande Europa". Cambiare nome al partito? "Non serve. Semmai dobbiamo unirlo, ricostruirlo e cambiarlo profondamente. Ora sembriamo una confederazione di correnti. E una confederazione di correnti non può vincere". 

"Zingaretti? Mai ne parlerò male"
Quanto a Nicola Zingaretti, il suo rivale nella corsa, Minniti afferma: "Non è un avversario, mai ne parlerò male. Serve un patto: chi vince avrà la collaborazione di tutti". 

A "Mezz'ora in più": mia candidatura non è espressione di correnti
"Le firme non saranno solo quelle di un'area politica per me il riferimento sono i sindaci. La mia candidatura non è una espressione di correnti e aree politiche, la mia candidatura è un'altra cosa", dice poi Marco Minniti, ospite a "1/2 ora in più" su Rai3.
E aggiunge: "Teresa Bellanova è una brava parlamentare, ha fatto bene al governo. Ma il ticket non è all'ordine del giorno. "Ciò vuol dire che non si sta facendo".  

Prossime elezioni le più importanti della storia, Europa rischia di morire 
"Le prossime elezioni non sono mai state così importanti per l'Ue: l'Europa rischia di morire. L'approccio dell'austerity deve essere concluso per sempre, ora serve rimettere in campo il sogno degli Stati Uniti d'Europa", dice ancora Minniti a "In mezz'ora, in più". 

Sette in corsa se Martina conferma la sua candidatura
Per le primarie sono già in pista Nicola Zingaretti, Francesco Boccia, Cesare Damiano, Matteo Richetti, Dario Corallo. Se anche Maurizio Martina annuncerà la propria disponiblità, potrebbero essere sette i candidati alla segreteria del partito. 
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