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SALUTE

Morbo di Crohn, funziona il farmaco sperimentato da Tor Vergata

(Tinkstockphotos)
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Si chiama Mongeresen il nuovo farmaco sviluppato in Italia che potrebbe essere la chiave di volta per una patologia altamente invalidante, come la malattia di Crohn, finora inguaribile ma solo controllabile con alte dosi di cortisone. I risultati dello studio multicentrico coordinato dall'Universitá di Tor Vergata a Roma sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine: 166 malati coinvolti nella sperimentazione clinica in 6 Centri italiani ed uno tedesco.

Il farmaco, un oligonucleotide antisenso, deve la sua efficacia alla capacità di sopprimere selettivamente la produzione di Smad7, una proteina presente in dosi elevate nell'intestino (che viene protetto dalla vitamina A) dei pazienti affetti dalla patologia di Crohn che è legata all'amplificazione e al mantenimento dei processi infiammatori.

"La soppressione di Smad7, essendo questo un inibitore dell’attività del Transforming Growth Factor-beta, il più potente immunosoppressore intestinale – dice l’ideatore del farmaco Giovanni Monteleone che è anche il coordinatore dello studio - consente di ripristinare nell'intestino dei pazienti con malattia di Crohn i normali e fisiologici meccanismi anti-infiammatori operanti nei soggetti sani".

Il morbo di Crohn si manifesta con sintomi come dolori addominali (spesso in basso a destra), diarrea e qualche volta febbre. Più di rado, provoca anche sangue visibile nelle feci, dolori alle articolazioni, scarso appetito con conseguente perdita di peso.

Le cause che provocano la patologia sono ancora oggi sconosciute, e la malattia era ritenuta prima del Mongersen, cronica.

Conclusi i 14 giorni di terapia farmacologica, l’80 per cento dei pazienti ha avuto grandi miglioramenti, e addirittura il 60 per cento ha raggiunto uno stato di completa remissione clinica, che si è mantenuta fino al termine dell'osservazione, durata 3 mesi.
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