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MONDO

L'ultima telefonata è stata all'amico italiano Gervasio "ed è durata 20 minuti"

Morte Regeni. Ipotesi coinvolgimento di organismi egiziani. Al vaglio i video delle telecamere

La task force investigativa italiana al Cairo patisce le lungaggini egiziane. Al vaglio della procura le riprese di negozi e appartamenti nella zona della scomparsa, interrogati alcuni abitanti. L'ultima telefonata ad un amico italiano 

Il Cairo, vicino casa di Giulio Regeni
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Il Cairo Continuano ad emergere particolari nuovi sull'uccisione di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato ed ucciso in Egitto. Con il passare dei giorni l'ipotesi che vi siano coinvolti organismi egiziani nel caso del rapimento ed uccisione di Giulio Reggeni si fa sempre più concreta. La Procura egiziana ha acquisito le immagini solo nelle ultime 48 ore ed ora finalmente le sta "vagliando". Così riferiscono fonti giornalistiche e giudiziarie nella capitale egiziana.

Le difficoltà degli investigatori italiani a Il Cairo
Gli investigatori italiani al Cairo faticano a raccogliere elementi sulla fine del ragazzo. Le attività investigative dei nostri agenti in Egitto, infatti, vanno avanti con lentezza, probabilmente, anche per le metodologie utilizzate dagli apparati di sicurezza egiziani, diverse dalle nostre. Intanto, secondo quanto si apprende, tra gli inquirenti italiani, al momento, l'ipotesi del coinvolgimento di organismi egiziani nella vicenda sembra la più accreditata.

L'ultima telefonata di Regeni
Ritardi si segnalano anche nell'esame dei tabulati telefonici, che sarebbero arrivati sul tavolo degli inquirenti egiziani solo ieri. Secondo  fonti giudiziarie al Cairo, riportate dal quotidiano Al Ahram, è durata 20 minuti l'ultima chiamata fatta da Giulio Regeni prima di essere rapito. Il giornale egiziano scrive che "la procura generale ha ricevuto tabulati telefonici che mostrano" come "l'ultima chiamata è stata fatta al suo amico italiano Gennaro" Gervasio "ed è durata 20 minuti". Gervasio è il docente dell'Università britannica del Cairo che la sera del 25 gennaio aveva un appuntamento con Regeni per andare alla festa di compleanno di una persona (risulta essere un anziano ricercatore gravemente ammalato, noto col nome di "Hasanayn", che secondo altre fonti sarebbe anche un personaggio dell'opposizione). Gervasio è anche lo stesso che diede l'allarme sulla scomparsa di Regeni.

La magistratura egiziana visiona le immagini delle telecamere
Il sito egiziano El Watan rilancia le norizie avute da fonti della capitale egiziana e riferisce che la magistratura egiziana, ora, sta visionando le registrazioni di videosorveglianza della zona dove è scomparso Giulio Regeni. Si legge sul sito che "i responsabili della Procura continuano a visionare le videocamere dei negozi e di certi appartamenti". Immagini recuperate solo nelle ultime 48 ore.

L'ultimo posto in cui è stato Regeni
Intanto Al Watan riporta che "le indagini degli apparati di sicurezza hanno affermato che l'ultimo posto dove si trovava Giulio Regeni era via Sudan", così come era emerso il giorno prima. Così, sempre secondo El Watan, "immediatamente le forze di sicurezza hanno setacciato la strada, in particolare i negozi che vi si affacciano, per informarsi se ci sono videocamere che abbiano ripreso immagini della vittima". Senza precisare le proprie fonti, il sito egiziano, segnala che i responsabili della Procura di Giza, "sotto la direzione del giudice Ahmed Nagy, ha ricevuto il rapporto di medicina legale" su Regeni e "hanno anche interrogato gli abitanti del suo immobile".

Le indiscrezioni riportate dal sito internet algerino di El Watan vanno così a consolidare le affermazioni riportate ieri dal New York Times che aveva riferito come un "testimone" sostenga che l'italiano sia stato fermato da parte di due agenti in borghese e che l'operazione sarebbe stata "ripreso da quattro telecamere di sorveglianza" di altrettanti negozi del quartiere ai quali, però, la polizia egiziana "non ha ancora chiesto le registrazioni video".

Perizia medico legale conferma segni di torture probabilmente praticate nei commissariati
Le indiscrezioni pubblicate dalla Reuters sulla perizia medico-legale acquisita dalla Procura di Giza e secretata confermano i segni, terribili e inequivocabili, delle tortura, con altri tremendi particolari: le sette costole rotte e le tracce di scosse elettriche sui genitali. Una 'metodologia' che gli attivisti egiziani, sia quelli legati ai Fratelli musulmani che alla variegata galassia dell'opposizione laica anti-governativa, denunciano da mesi, parlando di torture sistematiche nei commissariati e nelle carceri del Paese, che contano il dato 'record' di oltre 40.000 detenuti politici, accusati a vario titolo di sovversione e terrorismo.
 
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