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MONDO

Ambasciatore Egitto: speculazioni compromettono soluzione del caso

Giulio Regeni, al vaglio del pm le conversazioni sui social network e Skype con 30 persone

Si cercano anche nel personal computer consegnato al magistrato dai genitori di Giulio Regeni, elementi che possano aiutare gli investigatori a stabilire le responsabilità della morte del ricercatore

Il Cairo, vicino casa di Giulio Regeni
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Il Cairo Si complica sempre di più il quadro delle indagini sulla morte al Cairo del ricercatore Giulio Regeni. I messaggi inviati alla fidanzata smonterebbero tempi e ricostruzioni sul suo arresto, forniti dal supertestimone.
 
L’incrocio dei dati smentisce il racconto di un giovane egiziano che aveva sostenuto di aver visto Giulio portato via da due poliziotti alle 17.30. Ma alle 19.41 del 25 gennaio il giovane ricercatore friulano scrive alla fidanzata su Facebook. Poi scrive anche all'amico Gennaro Gervasio.

Conversazioni quotidiane di Giulio Regeni attraverso Facebook e altri social network e skype con almeno 30 tra familiari, amici, colleghi e referenti universitari sono al vaglio del pm Sergio Colaiocco, titolare dell'inchiesta sull'omicidio del ricercatore friulano.

La massa di comunicazioni, confidenze del giovane recuperato al Cairo dai genitori e consegnato al magistrato italiano, servirà agli inquirenti per completare la ricostruzione della rete di relazioni di Giulio.

Dall'istruttoria sarebbero emersi elementi univoci: il ragazzo, che faceva una vita sobria e riservata, era solito raccontare a tutti del difficile clima che si respirava al Cairo e delle 'pressioni' politiche certamente legate al regime di Al Sisi, ma nulla che facesse pensare a una situazione di vero pericolo.

Il pm Colaiocco, dopo la rogatoria inoltrata al Cairo per via diplomatica, è ora in attesa degli atti della magistratura egiziana, in particolare delle copie dei filmati delle telecamere piazzate nei pressi delle stazioni delle metropolitana che Regeni avrebbe dovuto utilizzare per raggiungere, la sera del 25 gennaio scorso, il docente Gennaro Gervasio.

A fine settimana, inoltre, potrebbero arrivare al magistrato le prime risultanze dell'autopsia eseguita a Roma subito dopo il rimpatrio della salma.  

Ambasciatore egiziano: le speculazioni compromettono la soluzione del caso
"Le indagini sull'omicidio di Giulio Regeni si stanno svolgendo in modo soddisfacente dopo aver ottenuto i rapporti dell'autopsia e del medico legale". Così l'ambasciatore egiziano in Italia Amr Helmy che smentisce i mass-media occidentali che "hanno pubblicato informazioni completamente errate e poi riportate sulla stampa italiana, mettendo in dubbio le fonti dei mass-media, soprattutto per il fatto che nessuno degli investigatori egiziani o italiani ha rilasciato dichiarazioni". "La professionalità delle indagini - dice ancora- congiunte richiede infatti di prendere distanza dai mass-media durante lo svolgimento delle indagini".

"Qualsiasi speculazione potrebbe influire sulle indagini mentre invece bisogna dare tempo sufficiente affinchè il mistero del crimine sia svelato attendendo quindi che il rapporto degli investigatori delle indagini congiunte giunga ad conclusione obiettiva del caso", prosegue la nota dell'ambasciatore egiziano in Italia.

Il team investigativo italiano riceve la massima collaborazione dalle Autorità Egiziane a tutti i livelli. Il 6 febbraio il Ministro dell'Interno egiziano ha incontrato gli investigatori italiani ed è stato sempre in contatto con loro, in modo costante, al fine di discutere gli sviluppi, gli sforzi, le ipotesi, lo scambio di informazioni e tutti i dettagli riguardanti il crimine", rende noto Amr Helmy.

Gentiloni: non ci accontentiamo di verità di comodo
Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha assicurato oggi a Bruxelles che resta intatto, a prescindere dal passare del tempo, l'impegno del governo per fare piena luce. "Sul caso Regeni il governo italiano mantiene una posizione molto ferma. E' chiaro che noi non è che ci accontentiamo di ricostruzioni facili o di verità di comodo, ed è altrettanto chiaro che il passare del tempo non attenuerà il nostro impegno su questa questione", ha detto il ministro ai giornalisti al suo arrivo al Consiglio Esteri dell'Ue.

"Le ricerche di Regeni finite in mani sbagliate"
"Una delle ipotesi sulla quale si sta lavorando è che i risultati delle ricerche che Regeni stava facendo per conto dell’università sui movimenti sindacali egiziani possano essere finiti in mani diverse da quelle del mondo accademico. E che il giovane proprio per questo si sia trovato in una situazione di pericolo.   

Segni inequivocabili di tortura: costole rotte e scosse ai genitali
Le indiscrezioni pubblicate dalla Reuters sulla perizia medico-legale acquisita dalla Procura di Giza e secretata confermano i segni, terribili e inequivocabili, delle tortura, con altri tremendi particolari: le sette costole rotte e le tracce di scosse elettriche sui genitali. Una 'metodologia' che gli attivisti egiziani, sia quelli legati ai Fratelli musulmani che alla variegata galassia dell'opposizione laica anti-governativa, denunciano da mesi, parlando di torture sistematiche nei commissariati e nelle carceri del Paese, che contano il dato 'record' di oltre 40.000 detenuti politici, accusati a vario titolo di sovversione e terrorismo.    
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