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POLITICA

Storico dirigente del Pci, morto ieri a Roma a 100 anni

Pietro Ingrao, dalle 15 la camera ardente a Montecitorio

Padre della Repubblica, storico dirigente del Pci, il 5 luglio 1976 è stato eletto presidente della Camera dei Deputati. Nel 1978, in questa veste, vive in prima linea i giorni drammatici del sequestro e assassinio del Presidente Dc Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Resta in carica fino al ’79

Pietro Ingrao (Ansa)
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Roma Sarà allestita oggi a Montecitorio, a partire dalle 15 fino alle 20 e domani dalle 10 alle 20, la camera ardente per Pietro Ingrao, padre della Repubblica, storico dirigente del Pci e partigiano italiano morto ieri a Roma. Ingrao, che aveva compiuto 100 anni lo scorso 30 marzo, è stato uno storico esponente dell’ala sinistra del Partito Comunista Italiano, fu direttore de l’Unità dal 1947 al 1957 e parlamentare alla Camera dei deputati ininterrottamente tra il 1950 e il 1992, di cui divenne anche e presidente dal 1976 al 1979.

Ingrao era nato a Lenola, in provincia di Latina, il 30 marzo 1915, da una famiglia di proprietari terrieri della borghesia locale, ma con radicate tradizioni liberali. Pietro era il secondogenito di una famiglia di quattro figli. Dopo gli studi classici a Formia, Ingrao si trasferisce con la famiglia a Roma, dove prende la laurea sia in Giurisprudenza e che in Lettere e Filosofia. Nel 1936, in seguito all’aggressione franchista alla Repubblica spagnola, intensifica i contatti con altri giovani antifascisti, e tramite questi, con l’organizzazione clandestina del Pci.  

Nel 1942, dopo l’arresto di molti componenti del suo gruppo, Ingrao entra in clandestinità. Il 26 luglio 1943 organizza con Elio Vittorini, a Milano, il grande comizio di Porta Venezia; lavora inoltre all’edizione clandestina dell’Unità, prima a Milano e poi a Roma, dove nel 1944 entra nel comitato clandestino della federazione del Pci. Nel giugno del 1944 Ingrao sposa Laura Lombardo Radice nella Roma appena liberata, unione da cui nasceranno 5 figli. Nel 1947 Ingrao viene nominato direttore dell’Unità, incarico che ricoprirà fino al 1956. Nel ’48 entra nel comitato centrale del Pci e viene anche eletto deputato per la prima volta: viene rieletto per dieci legislature consecutive, fino a quando, nel 1992, chiede di non essere ricandidato. Nel 1956 entra nella segreteria del Pci, dove resta per dieci anni. Nello stesso anno, vive drammaticamente la repressione della rivolta ungherese: tuttavia si schiera a fianco dell'Urss, cosa di cui anni dopo si pentì pubblicamente. All’XI Congresso del Pci nel 1966,  rivendica il "diritto al dissenso"; diventando il punto di riferimento per l’ala sinistra del Pci e di tutti coloro che volevano rompere con lo stalinismo. L’espulsione dal partito dei fondatori della rivista Il Manifesto, cui Pietro era molto legato, rappresenta per lui un momento di crisi profonda. Ingrao vota infatti a favore dell'espulsione, ma non interrompe il dialogo con questi compagni e soprattutto con i movimenti sociali, esplosi in Italia nel “biennio rosso” 1968-’69.

Nel 1968 Ingrao viene eletto presidente del gruppo parlamentare comunista della Camera dei Deputati: si apre così una nuova stagione di impegno e di riflessione sui temi istituzionali, che lo portano, nel 1975, alla carica di presidente del Centro di Studi e Iniziative per la Riforma dello Stato (CRS). Il 5 luglio 1976 è eletto presidente della Camera dei Deputati, e in questa veste, nel 1978, vive in prima linea i giorni drammatici del sequestro e dell’assassinio del Presidente Dc Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Resta in carica fino al ’79, anno in cui chiede di essere sollevato dall’incarico. Nel 1989, Ingrao si oppone alla svolta di Achille Occhetto che trasforma il Pci in Pds, pur restando contrario ad ogni ipotesi di scissione. Nel 1991 aderisce al Pds, come leader dell’area dei Comunisti Democratici. Abbandona il partito nel ’93, aderendo poi a Rifondazione comunista, cui è rimasto iscritto fino al 2008. Tra la fine del secolo e i primi anni del nuovo millennio, Ingrao si è dedicato soprattutto all’attività di riflessione e di scrittura, senza rinunciare ad un impegno diretto sui grandi temi del nostro tempo: la pace, il razzismo, le lotte operaie, la democrazia. Nel 2007 ha pubblicato la sua autobiografia: "Volevo la luna". 
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