SALUTE

Il direttore scientifico di Telethon

Naldini: gli obiettivi sulle malattie genetiche

Enormi passi avanti grazie alla ricerca scientifica sui meccanismi che producono malattie genetiche, ma anche sulla cura di patologie considerate da sempre senza speranza. Nascere con un gene difettoso, per alcune malattie oggi non è più una condanna, è possibile la loro correzione. E con l’editing genetico i progressi saranno ancora maggiori. Colloquio con Luigi Naldini, direttore del TIGET, l’Istituto del San Raffaele per la terapia genica, Telethon

Condividi
Professore sul fronte della ricerca scientifica per le malattie rare quali traguardi sono stati raggiunti nell'anno appena passato, a cosa state puntando al San Raffaele Telethon per il 2016

Vi sono stati importanti sviluppi legati alla sempre piu’ completa conoscenza del genoma umano che ormai permette di identificare rapidamente nuovi geni responsabili di malattie rare, aprendo cosi’ alla ricerca dei meccanismi di malattia e di eventuali nuove terapie. Stiamo acquisendo sempre migliore capacita’ nell’isolare, generare e coltivare cellule staminali di diverso tipo che permetteranno di sviluppare nuove strategie di medicina rigenerativa per i diversi tessuti. Alcune strategie di terapia genica hanno dimostrato efficacia e sicurezza in un numero crescente di pazienti nelle prime sperimentazioni cliniche per diverse malattie genetiche. Una strategia si basa sulla correzione genica ex vivo - attraverso un vettore virale che introduce una copia funzionale del gene difettoso nelle cellule del paziente - di cellule staminali del sangue che vengono poi reinfuse nel paziente. Con questa strategia si stanno trattando con successo diverse forme di immunodeficienza primaria, alcune malattie neurodegenerative da accumulo e malattie del sangue come la talassemia e l’anemia falciforme. Il nostro Istituto (SR-Tiget: San Raffaele Telethon Institute for Gene Therapy di Milano) e’ stato e continua ad essere all’avanguardia in questo percorso. Una seconda strategia si basa sull’inoculo diretto del vettore virale nel sangue che inserisce il gene correttivo nelle cellule del fegato. Con questa strategia e’ in corso una sperimentazione per il trattamento dell’emofilia B. L’aspetto chiave e’ che tutte queste terapie si basano su una singola somministrazione che determina un beneficio duraturo, in alcuni casi una vera e propria guarigione a lungo termine, specie se la terapia e’ somministrata precocemente. Anche se le malattie trattate sono ancora poche rispetto al gran numero di malattie genetiche, i risultati promettenti suggeriscono che la terapia genica possa ottenere simili benefici se applicata a malattie affini a quelle trattate, estendendone quindi il campo di applicazione. Su questo stiamo gia’ lavorando al SR-Tiget e contiamo di iniziare nel prossimo anno la sperimentazione clinica della terapia genica per alcune altre malattie genetiche, come la mucopolisaccaridosi di tipo I e la malattia cronica granulomatosa. Per le malattie in cui la sperimentazione e’ gia’ stata avviata ed ha finora ottenuto successo gli obiettivi prossimi sono di passare dalla sperimentazione alla registrazione del farmaco e alla sua immissione nel mercato, rendendo quindi la terapia fruibile da parte di tutti i malati e rimborsabile da parte dei sistemi sanitari e non limitata ai soli soggetti arruolati nella sperimentazione. E’ una strada nuova da percorrere per la prima volta per queste terapie personalizzate e complesse e lo faremo insieme ai nostri partner industriali.

Cosa pensa della recente scoperta sulla modificazione proteica che potrebbe essere alla base della Sla, e questo meccanismo potrebbe essere utile anche per intervenire, a posteriori, sugli effetti di malattie genetiche che coinvolgono i motoneuroni?

In realta’ l’articolo cui ci si riferisce non e’ consultabile neppure on line quindi non posso commentare nel dettaglio. Mi sembra segnare un ulteriore passo avanti – piu’ che una rivoluzione - nella comprensione dei meccanismi molecolari che innescano la degenerazione dei neuroni in questa patologia. La definizione precisa dell’aggregato proteico che innescherebbe il processo potra’ permettere di disegnare in modo intelligente nuove molecole che potrebbero contrastarne la formazione o gli effetti, aprendo la strada ad eventuali future terapie per questa patologia.

La terapia genica dopo anni di tentativi ha dimostrato di funzionare, anche se il processo è molto complesso. In prospettiva pensa che l'editing genetico potrebbero soppiantare questa tecnica?​

Per il prossimo futuro vedo nell’editing genetico soprattutto la possibilita’ di sviluppare nuove e promettenti strategie terapeutiche che non e’ stato finora possibile sviluppare con la metodica tradizionale di trasferimento genico. Con quest’ultima possiamo aggiungere un gene funzionale o uno nuovo alle cellule, rimpiazzando una funzione mancante o inducendone una nuova, che pero’ e’ spesso limitata dalle istruzioni preesistenti. Con l’editing possiamo inattivare i geni, abolendone gli effetti patologici se si tratta di un gene malattia o eliminando delle “istruzioni” genetiche che ostacolano l’acquisizione di nuove funzioni. Si possono per esempio rendere le cellule compatibili tra donatori diversi, resistenti a certi agenti infettivi o molto piu’ efficaci nel combattere i tumori. Quindi prevedo che entrambe le strategie (trasferimento genico ed editing genetico ) rimarranno in uso e potranno anche essere combinate per aumentare efficacia e sicurezza, nonche’ applicabilita’ a malattie piu’ diffuse come i tumori. L’altra prospettiva ancora piu’ ambiziosa aperta dal gene editing e probabilmente meno immediata e’ quella di riscrivere la sequenza di un gene, correggendone direttamente le mutazioni e quindi ripristinando perfettamente la sua funzione, superando alcune delle limitazioni e dei rischi connessi alle attuali procedure di trasferimento genico correttivo.
Condividi