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ITALIA

Era ricercato dal 2007

'Ndrangheta, catturato pericoloso latitante del clan Alvaro. Alfano: "Grande successo investigativo"

L'arresto arriva dopo quello del padre, Carmine Alvaro 63 anni, rimasto latitante dal 9 giugno 2003 al 18 luglio 2005, condannato per associazione mafiosa

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La polizia di Stato di Reggio Calabria, ha localizzato e catturato, in Agro di Monterosso Calabro (provincia di Vibo Valentia), il pericoloso latitante della 'ndrangheta calabrese Giuseppe Alvaro, alias 'Peppazzo', posto ai vertici della cosca Alvaro, detta 'Carni i cani', operante a Sinopoli con proiezioni in Lazio ed all'estero. Era il latitante più longevo della Piana di Gioia Tauro. A suo carico, a febbraio 2009, il gip del Tribunale di Reggio Calabria aveva emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, reati contestati nell'ambito dell'operazione 'Virus', condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria. 

Il latitante è stato catturato dopo lunghi servizi di osservazione svolti in un'ampia zona rurale. Al momento dell'irruzione eseguita in un frantoio, Alvaro ha tentato la fuga lanciandosi da una finestra, ma poco dopo è stato raggiunto e arrestato dai poliziotti. Dopo le rocambolesche fasi della cattura, l'arrestato è stato trasportato presso l'ospedale di Vibo Valentia per essere sottoposto ad intervento chirurgico, poiché, cercando la fuga dal frantoio, ha riportato la frattura scomposta della caviglia.

L'arresto arriva dopo quello del padre, Carmine Alvaro, 63 anni, rimasto latitante dal 9 giugno 2003 al 18 luglio 2005, condannato dalla Corte di Appello di Reggio Calabria, con sentenza del 18 novembre 2002 per associazione mafiosa, quale promotore, organizzatore e capo dell'omonima famiglia mafiosa.  

In questo contesto era emerso un ruolo di assoluto rilievo di Giuseppe Alvaro nell'organigramma della cosca. Gli affiliati, infatti, non esitavano ad eseguire puntualmente le direttive che impartiva anche perché, probabilmente, ne riconoscevano il ruolo di portavoce del padre boss. Gli incontri con il padre, dunque, non erano semplici incontri tra padre e figlio, ma vere e proprie riunioni per stabilire le attività illecite della cosca e per ricevere le direttive del boss latitante.

Giuseppe Alvaro era ricercato sin dall'inizio della propria latitanza, quando era riuscito a sottrarsi alla cattura insieme al cugino Paolo, nato a Sinopoli il 5 giugno 1965, catturato il 20 novembre sottrarsi alla cattura insieme al cugino Paolo, nato a Sinopoli il 5 giugno 1965, catturato il 20 novembre 2015 a Melicuccà (Reggio Calabria) da militari dell'Arma dei Carabinieri. L'uomo ha diversi precedenti penali e di polizia per associazione mafiosa, ricettazione, furto, rapina, truffa, riciclaggio, violazioni della legge sulle armi, favoreggiamento personale e procurata  inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità.

Inoltre è stato condannato con rito abbreviato a otto anni di reclusione e 8mila euro di multa dal gup del Tribunale di Reggio Calabria. La sentenza di condanna è stata confermata dalla Corte di Appello di Reggio Calabria il 20 aprile 2010.

Alfano: grande successo investigativo
 "Un altro pericoloso latitante è stato assicurato alla giustizia. Oggi un'importante operazione è stata portata a termine dalla Squadra mobile della Polizia di Stato di Vibo Valentia e di Reggio Calabria. Dopo una lunga e intensa attività investigativa, abbiamo assicurato alla giustizia il latitante Giuseppe Alvaro, ricercato dal 2007, e ritenuto esponente di spicco dell'omonimo clan di Sinopoli (RC), cosca considerata tra le piu' potenti dell'intera 'ndrangheta ". E' quanto afferma il ministro dell'Interno Angelino Alfano. "Un successo investigativo - ha sottolineato il ministro che si e' congratulato con il Capo della Polizia e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Franco Gabrielli, - a conferma, ancora una volta, che non si sfugge alla giustizia e che chi sbaglia deve pagare".
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