ITALIA

L'inchiesta

'Ndrangheta, il sindaco di San Procopio non ci sta: "Qui né inchini né soste"

Dopo Oppido Mamertina, segnalati altri casi in provincia di Reggio: a San Procopio e a Scido. Il sindaco di uno dei Comuni coinvolti scrive una lettera alle istituzioni e al giornale che ha riportato la notizia: "Baggianate". Ma il "Quotidiano del Sud" esprime "viva preoccupazione" per l'iniziativa del sindaco 

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Dopo quello di Oppido Mamertina, la Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria sta indagando su altri due episodi in cui si sarebbero verificati inchini ai boss durante le processioni religiose: a San Procopio e a Scido. Ma il sindaco del piccolo centro aspromontano protesta: "San Procopio non ci sta!". Inizia così una lunga lettera che il sindaco di San Procopio, nonché assessore della Provincia di Reggio Calabria alla legalità, Eduardo Lamberti Castronuovo, ha indirizzato a tutte le autorità civili, militari e religiose della provincia e al giornale che ha pubblicato la notizia, smentendo la ricostruzione dei fatti sul "Quotidiano del Sud" sulla processione di domenica scorsa.

La vicenda
Secondo le ricostruzioni, durante la processione del Patrono del piccolo centro aspromontano la processione si sarebbe fermata davanti alla casa del boss settantenne Nicola Alvaro. Dall'abitazione sarebbe uscita la moglie dell'uomo detenuto da diversi anni e avrebbe versato il proprio obolo, prima che il corteo si rimettesse in movimento alla presenza di autorità civili e religiose.  Secondo quanto appurato dagli investigatori, non è stata naturalmente l'unica sosta, ma di certo si è trattato di una "sorta di omaggio" sul quale la Dda di Reggio Calabria ha deciso di andare fino in fondo.

Il sindaco non ci sta
"Proprio perché i fatti di Oppido Mamertina avevano destato un clamore mediatico - dice Lamberti - in qualità di sindaco del paese di San Procopio avevo chiesto al comandante della Stazione dei Carabinieri, se ci fossero state controindicazioni o indicazioni dell'Arma per il sereno e legale svolgimento della processione del Santo Patrono dell'8 luglio scorso". "Nessun rilievo è stato fatto. Né prima e né dopo" spiega Lamberti, che durante la processione ha avuto al suo fianco il maresciallo della Benemerita a capo della locale stazione. "Tutto si è svolto - prosegue Lamberti - serenamente senza "inchini" né "soste" ad omaggio di chicchessia".

Non solo, proprio il giorno dopo il sindaco Lamberti ha scritto al comandante provinciale dell'Arma per ringraziarlo della presenza dei Carabinieri. "La processione - puntualizza Lamberti - si è fermata nei posti solo per dare respiro ai portatori". Il percorso è stato allungato solo per raggiungere la casa di riposo di recente istituzione. Quanto all'obolo, questa la puntualizzazione di Lamberti: "Gli oboli vengono raccolti da ragazzini di 10 anni che si alternano nel portare, a mo' di stendardo, un sacchetto per le offerte dieci metri avanti della processione. E, naturalmente, non sono in grado di richiedere il certificato penale a chi fa ascendere al cielo preghiere per i defunti, siano essi mafiosi o non, accompagnandole con qualche moneta per la Chiesa".

"Il paese di San Procopio - conclude Lamberti che annuncia la convocazione per martedì 15 luglio di un consiglio ad hoc - si inchina solo di fronte alla religione e alle Leggi delo Stato, non davanti alla mafia che aborrisce e combatte con i mezzi della cultura".    

Cdr del Quotidiano: preoccupa iniziativa sindaco
Arriva subito la risposta del Comitato di redazione del Quotidiano che, in una nota, esprime "viva preoccupazione per l'iniziativa del sindaco di San Procopio, Eduardo Lamberti Castronuovo, di mobilitare un intero paese contro un giornalista per aver scritto delle notizie che lo stesso Castronuovo ritiene false". "Al di là del merito - aggiunge il Cdr - quello che ci preoccupa è il metodo. E' davvero pericoloso aizzare un intero paese contro una persona. Siamo molto meravigliati di questo comportamento di Castronuovo, che conosciamo come persona perbene e che riveste, oltre alla carica di sindaco, anche quella di assessore alla Legalità della Provincia di Reggio Calabria".

"Castronuovo è anche un editore e dovrebbe, quindi, conoscere i meccanismi che portano alla pubblicazione di una notizia. Un metodo civile e adeguato ad un uomo delle Istituzioni e dell'imprenditoria sarebbe stato quello di utilizzare i mezzi che la legge mette a disposizione di chi si sente diffamato o offeso. Il Quotidiano, ne siamo certi, ospiterebbe le argomentazioni di Castronuovo come è costume del nostro giornale, oltre che, in alcuni casi, anche un obbligo". "Il comitato di redazione del Quotidiano - si afferma ancora nella nota - stigmatizza la spropositata reazione del sindaco di San Procopio, esprime la massima solidarietà nei confronti del giornalista Michele Inserra ed annuncia sin d'ora che si farà promotore di chiedere all'Ordine nazionale dei giornalisti, alla Fnsi e alla stessa Fieg di verificare e quindi sostenere la corretta azione professionale del nostro collega". 

"Ci rivolgiamo, quindi, al Prefetto di Reggio Calabria, al Ministro dell'Interno e al Presidente della Repubblica - conclude il comunicato - affinché non sia consentito a nessuno di aizzare un'intera popolazione contro una persona, un giornalista che non ha fatto altro che pubblicare notizie di cui è venuto a conoscenza e che sono state confermate dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho". 

 
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