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MONDO

La storia

#MuroBerlino25: in fuga da Berlino est, nel tunnel sotterraneo

Burkhart Veigel ha aiutato a scappare nella Germania dell'Ovest 650 cittadini della Ddr. Oggi racconta ai turisti come e che cosa ricorda della caduta del muro

Burkhart Veigel
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di Emma Farnè "La libertà è stata sempre importante per me, è questo quello che mi ha motivato". A parlare è Burkhart Veigel, oggi 76enne guida turistica, negli anni sessanta tra coloro che avevano scavato uno dei 75 tunnel tra le due Berlino per chi voleva scappare a ovest. In quel tunnel, col suo aiuto, sono fuggiti 650 cittadini della Germania dell'Est: un'impresa che oggi Kurt racconta ai turisti.

"A pochi metri da noi, un'assurda dittatura"
All'epoca Burkhart Veigel era uno di quelli di Berlino Ovest che passava informazioni segrete su come fuggire oltre il muro: faceva parte del Girmann-Gruppe, gruppo di ex studenti della Freie Universitaet di Berlino che aiutavano coetanei a scappare dalla Ddr. Oggi mostra a turisti e curiosi l'ingresso del tunnel ad Heidelberger Strasse a Berlino, allora proprio sulla linea di confine. "Non voglio che questa storia venga dimenticata", dice Burkhart, "voglio che ci ricordi ancora che allora - e non è passato tutto questo tempo - un paio di metri vicino a noi c'era una dittatura assurda, in cui non si poteva pensare, né parlare, né dire quello che si voleva. Questo per me è impensabile". 

Spiato dalla Stasi
All'entrata del tunnel oggi c'è una targa, dedicata ad Heinz Jercha: la Stasi gli sparò e lo uccise mentre cercava di far entrare le persone nel tunnel. A segnalarlo era stato un "collaboratore informale", uno dei civili che lavoravano sotto copertura per la polizia segreta. Veigel racconta che la Stasi aveva preso di mira anche lui ma non è mai riuscita a incastrarlo: "Negli atti, dopo il crollo del muro, ho letto che loro non erano in grado di distinguere i passaporti falsi che fornivo ai cittadini dell'est da quelli autentici. Il mio lavoro lo sapevo fare".

Fuga in Cadillac
Veigel aveva costruito anche un escamotage in una vecchia Cadillac: nascondeva i fuggitivi nel bagagliaio e con questo sistema è riuscito a portare a ovest circa 200 persone. Nel 1969 Veigel si è trasferito ad Hannover, anche perché la famiglia cominciava a temere per la sua sicurezza. Quando il muro è crollato, l'uomo era a Stoccarda: "L'ho visto in tv. E ho pianto per un'ora". 
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