SALUTE

I rischi legati all'Inquinamento

Niente allarmismi, ma lo smog è un problema

La forte polemica politica che si è sviluppata sull’inquinamento dell’aria di molte città italiane in queste settimane di mancanza di vento e pioggia non aiuta a capire quale sia la vera portata del fenomeno, ed i rischi reali per la salute. Colloquio con Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe

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Presidente prima il prof. Veronesi poi l'Istat hanno sottolineato che i 68mila morti in più rispetto alla media registrati lo scorso anno non possono essere attribuiti a fenomeni come l'inquinamento, con un principio di causa effetto. Lei cosa ne pensa
Innanzitutto è opportuno fare una precisazione, peraltro già resa nota dall’Istat: la stima dell’eccesso di decessi nel 2015 si basa su un’ipotesi di mantenimento del tasso di mortalità rilevato nei primi 8 mesi anche nell’ultimo quadrimestre del 2015. Di conseguenza, l’Istat invita alla cautela nelle analisi dei dati perché tale ipotesi potrebbe essere smentita qualora si registrasse una stabilizzazione o addirittura una riduzione nel numero dei decessi negli ultimi quattro mesi dell’anno, come già accaduto in passato. Per la conferma definitiva del dato occorre aspettare la primavera, quando saranno disponibili i dati provvisori relativi a tutto il 2015 distinti per età e sarà possibile effettuare analisi più dettagliate, tenendo sempre conto che le cause di morte saranno disponibili soltanto due anni dopo l’anno di riferimento. Pertanto, la relazione causa-effetto tra inquinamento ed eccesso (presunto) di mortalità nel 2015 è dovuta esclusivamente alla coincidenza temporale tra le due notizie e, al momento, non è supportata da alcun dato scientifico né dalla logica visto che, pur accettando che l'inquinamento è un fattore di rischio indipendente di mortalità, richiede un tempo di latenza molto lungo per “esercitare” i suoi effetti.

Ci sono studi scientifici in grado di stabilire comunque un nesso, tra polveri sottili e tumore nell'uomo?
Misurare l'impatto di un fattore complesso come l'inquinamento atmosferico sulla salute di un singolo individuo, in particolare quando si tratta di malattie a lenta evoluzione come i tumori, è molto difficile dal punto di vista metodologico. Infatti, ogni volta che emerge una relazione causa-effetto, bisogna verificare la presenza dei cosiddetti fattori confondenti (fumo, abitudini di vita, alimentazione, caratteristiche genetiche) che, a loro volta, possono causare il cancro. Di conseguenza, la relazione causa-effetto tra inquinamento atmosferico e tumori, in particolare quello polmonare, è stata molto dibattuta per molti anni perché gli studi epidemiologici condotti in vari paesi hanno prodotto risultati discordanti. La svolta è arrivata nel luglio 2013 con lo studio ESCAPE che, coinvolgendo oltre 312.000 persone in 9 paesi europei, ha dimostrato inequivocabilmente che le principali responsabili dell'effetto cancerogeno sono le polveri sottili, confermando che non esistono limiti al di sotto dei quali tale effetto svanisce. Infatti, il rischio di tumore al polmone aumenta anche in gruppi di soggetti esposti a concentrazioni di polveri sottili inferiori ai limiti stabiliti dalle normative vigenti, peraltro facilmente superati per molti giorni consecutivi nelle grandi città italiane. A seguito dei risultati dello studio ESCAPE, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha incluso l'inquinamento atmosferico e le polveri sottili (il cosiddetto particolato) tra i carcinogeni umani di tipo 1.

L'OMS continua a mettere in relazione diretta l'inquinamento tra le cause di morte e diffonde anche dei numeri, a livello planetario. Per altro bassissimi, 250mila morti su 7 miliardi e mezzo di esseri umani, non fa neppure statistica: paradossalmente bisognerebbe sentirsi tranquillizzati da questi numeri.
Direi che possiamo stare “relativamente tranquilli” perché, nonostante le evidenze prodotte dallo studio ESCAPE, il rischio individuale di ammalarsi di tumore al polmone a causa dell’inquinamento atmosferico è piuttosto limitato: le stime dell'OMS attribuiscono al fumo di sigaretta il 71% dei casi, mentre allo smog solo l'8% dei casi. Tuttavia, la singola persona dovrebbe evitare di sommare i vari fattori di rischio: in particolare, tutti dovrebbero evitare il fumo di sigaretta, ma chi abita in una grande città, in particolare se ad elevato tasso di inquinamento, ha una ragione in più per smettere di fumare.  
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