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MONDO

In arrivo da Valona

Norman Atlantic, il traghetto è nel porto esterno di Brindisi

A poche miglia da molo pugliese. Non è previsto l'ingresso poichè sono in corso riunioni per individuare il luogo dell'attracco del relitto che è sottoposto a sequestro 

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Si trova nel porto esterno di Brindisi, il traghetto Norman Atlantic rimorchiato dal Marietta Barretta e scortato da altri due rimorchiatori italiani. Le operazioni di attracco sono state accompagnate da un lungo applauso per i cinque Vigili del Fuoc: gli uomini erano stati inviati domenica mattina sul rimorchiatore "Marietta Barretta", quando era ancora nelle acque albanesi per coadiuvare le operazioni di recupero del traghetto.

Nuovi indagati per il naufragio
Dal momento dell'imbarco a quello dell'evacuazione dei passeggeri ci sono altre responsabilità che la magistratura barese intende approfondire. E non convince gli inquirenti la giustificazione data da alcuni membri dell'equipaggio che il forte vento avrebbe impedito di gestire al meglio la propagazione delle fiamme. Si sta valutando, a questo riguardo, se i mezzi, camion e auto, sul ponte 4 - dove si ritiene si sia originato il rogo - erano troppo vicini uno all'altro. Ed anche se le dotazioni di sicurezza antincendio, che risulterebbero funzionanti, sono state attivate troppo tardi. A queste e molte altre domande dovranno trovare risposta le indagini della Procura di Bari sull'incendio della motonave. Al momento risultano indagati il comandante, Argilio Giacomazzi, difeso dall'avvocato Alfredo Delle Noci e l'armatore, Carlo Visentini, difeso da Gaetano Castellaneta. Rispondono, in concorso colposo tra loro, di naufragio, omicidio plurimo e lesioni. Sono tuttavia in corso di identificazione da parte degli inquirenti baresi i membri dell'equipaggio che avrebbero avuto ruoli di responsabilità nelle fasi relative all'imbarco di passeggeri e mezzi, e in quelle dell'evacuazione successive al rogo.

Il giallo dei passeggeri
L'indagine della capitaneria di porto di Bari, coordinata dal procuratore Giuseppe Volpe e dal sostituto Ettore Cardinali, punta a verificare anche il numero esatto delle persone a bordo, passeggeri e clandestini, e soprattutto dei mezzi. Da indiscrezioni si apprende che nel lungo interrogatorio il comandante avrebbe dichiarato di aver caricato a bordo della motonave il 75 per cento degli automezzi consentiti dalla capienza massima. E poi saranno accertate le responsabilità connesse alla fase di evacuazione. A partire dall'allarme che, stando alle dichiarazioni di alcuni naufraghi, sarebbe stato dato in ritardo. Nell'interrogatorio reso nella capitaneria di porto di Bari, il comandante avrebbe però chiarito di aver "rispettato tutte le procedure", pur spiegando di aver lanciato prima un allarme interno all'equipaggio per verificare l'entità del rogo e non creare panico tra i passeggeri, e solo dopo quello generale all'intera nave.

Gli accertamenti
Gli inquirenti temono che le fiamme abbiano distrutto il giornale di bordo ma confidano di recuperare la scatola nera che si trova sul relitto da cui arriveranno le prime verità. Attraccata a Brindisi, la motonave sarà messa in sicurezza per poi effettuare un primo sopralluogo. Agli atti del fascicolo della Procura barese ci sono al momento centinaia di testimonianze rese da passeggeri ed equipaggio sbarcati nei giorni scorsi sulle coste pugliesi, l'interrogatorio del comandante, i video dei telefonini privati acquisiti dagli inquirenti, la documentazione già acquisita dalla Compagnia armatrice. Si attendono poi gli esiti delle autopsie, che saranno eseguite nei prossimi giorni e, soprattutto, gli accertamenti tecnici irripetibili sul relitto. Ma gli inquirenti non dimenticano che a bordo del relitto potrebbero trovarsi i corpi di altre vittime. Una squadra di medici legali, guidata dal professor Francesco Introna, è già pronta ad occuparsi di eventuali accertamenti su corpi carbonizzati.
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