MONDO

L'anniversario

Norvegia, tre anni fa la strage di Utoya e di Oslo: 77 persone uccise dalla follia di Breivik

Il giovane norvegese, allora 32enne, piazzò una bomba nel pieno centro di Oslo che uccise 8 persone. Poi si diresse verso l’isola di Utoya, dove erano radunati 600 giovani laburisti, e sparò all'impazzata provando 69 vittime.  Nel 2012 è stato condannato a 21 anni di carcere, il massimo della pena in Norvegia

Strage di Utoya (LaPresse)
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Sembrava una giornata come le altre. E invece quel 22 luglio 2011 avrebbe sconvolto la Norvegia e il mondo intero. Alle 15.26 una bomba esplose davanti agli edifici del governo di Oslo. Morirono otto passanti. A piazzare l’esplosivo, il nazionalista norvegese Anders Breivik, come si sarebbe appreso in seguito. Ma la sua follia omicida non sarebbe finita lì. Poche ore  dopo l’uomo, all’epoca 32enne, si diresse – vestito da agente della polizia norvegese - verso l’isola di Utoya, nel lago Tyrifjorden, che ospitava circa 600 giovani per un campo politico organizzato dal partito laburista, e iniziò a sparare all'impazzata. Fu un bagno di sangue: 69 vittime.

L'arresto e la confessione
Breivik fu arrestato poco dopo, confessando la responsabilità della strage. Da subito emersero le sue posizioni estremiste. Fu ritrovato un manifesto di 1.500 pagine scritto di suo pugno contro il multiculturalismo in Europa.
 
Da quel terribile giorno sono passati 3 anni e oggi la Norvegia si prepara a commemorare le vittime di quella tragedia.

La condanna
Il 24 agosto 2012 Breivik fu condannato a 21 anni di carcere, il massimo della pena prevista in Norvegia. Ma gli anni di detenzione potranno essere prorogati se verrà ritenuto ancora pericoloso. La corte distrettuale di Oslo ha riconosciuto l'estremista di destra "sano di mente" e colpevole di "atti di terrorismo".

"Chiedo perdono per non averne uccisi di più"
Breivik ascoltò la sentenza sorridendo dopo aver fatto il saluto di estrema destra  appena entrato in aula. Al termine della lettura delle motivazioni del verdetto della Corte il killer ripetè il saluto nazista e chiese “perdono ai militanti nazionalisti per non aver ucciso più persone”. Parole interrotte bruscamente dal giudice Wenche Elizabeth Arntzen.
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