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MONDO

Nuove proteste ad Hong Kong, gettata in mare la bandiera della Cina

Il centro finanziario semi-autonomo della Cina è al nono fine settimana consecutivo di proteste e scontri innescati dall'opposizione alla legge che prevede l'estradizione in Cina per qualsiasi reato

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Un manifestante ad Hong Kong, è salito su un palo ed ha strappato la bandiera cinese per poi gettarla nel famosa Victoria Harbour, la baia dell'ex colonia britannica. I manifestanti anti-governativi di Hong Kong hanno ignorato i sempre più severi ammonimenti delle autorità di Pechino e hanno eretto barricate bloccando le strade del quartiere dello shopping e uno dei principali tunnel stradali. Il centro finanziario semi-autonomo della Cina è al nono fine settimana consecutivo di proteste e scontri innescati dall'opposizione alla legge che prevede l'estradizione in Cina per qualsiasi reato.

A Tsim Sha Tsui, un quartiere portuale noto per i suoi centri commerciali e hotel di lusso, gli agenti delle forze di sicurezza, in assetto antisommossa, armati di scudi e maschere antigas, hanno affrontato centinaia di manifestanti che stavano assediando una vicina stazione di polizia. I manifestanti, molti dei quali vestiti di nero, hanno infranto i finestrini delle macchine nel parcheggio della polizia e imbrattato di graffiti i muri vicini. Un gruppo di attivisti ha addirittura realizzato una specie di grande fionda per lanciare mattoni in un edificio. Da parte sua, la polizia ha sparato raffiche di gas lacrimogeni per poi farsi strada a manganellate, effettuando numerosi arresti.

Sin dalla mattinata sono decine di migliaia i manifestanti a marciare nelle strade vicine, intonando come slogan "siate acqua", una sorta di inno all'imprevedibilità preso in prestito dalla leggenda delle arti marziali Bruce Lee. Molte le strade invase dalle barricate, persino un tunnel del porto è stato bloccato per breve tempo.

"Combatteremo come guerriglieri, oggi e saremo acqua", ha detto all'Afp una ragazza di 19 anni con il casco in testa. E' da due mesi che Hong Kong è teatro dimanifestazioni, spesso seguite da violenti scontri tra polizia e piccoli gruppi composti dall''ala dura' del movimento, nato per protestare contro una legge che prevedeva l'estradizione verso la Cina, ma poi allargatosi ad una più vasta richiesta di garanzie per la libertà, che a detta dei dissidenti vanno progressivamente assottigliandosi via via che la presa della Cina sulla metropoli a statuto speciale si fa più stringente.Apparentemente, non c'è alcun segno che il caos si stia attenuando. Negli slogan e nei canti intonati nei cortei si chiede agli altri residenti della Regione amministrativa speciale di aderire allo sciopero indetto per lunedì. Ma anche domani sono previste due marce, si temono ulteriori scontri. 
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