Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Ocse-Universita-in-Italia-aumentano-i-Neet-piu-che-altrove-77aaba14-2650-46ca-b196-3b237b2f19c3.html | rainews/live/ | true
CULTURA

Rapporto Ocse

Università: in Italia aumentano i Neet, più che altrove

I giovani che non lavorano e non studiano sono aumentati del 10% in dieci anni 

Condividi
"Un'istruzione di qualità ha bisogno di un finanziamento sostenibile". E' con questo monito, e ricordando "la significativa riduzione della spesa pubblica" introdotta dalla riforma del 2008, che l'Ocse traccia il quadro della scuola italiana nel rapporto annuale 'Uno sguardo all'istruzione' sui sistemi educativi dei 34 Paesiindustrializzati. Tra le note dolenti della Penisola - che di solito figura in coda per le competenze dei suoi studenti nei test internazionali - anche l'età avanzata degli insegnanti, il calo dei loro salari reali (-7% nel 2010-14), i pochi laureati, l'abbondanza di Neet (maglia nera Ocse) e le accentuate disuguaglianze nelle opportunità di istruzione.

Università: in Italia aumentano i Neet, più che altrove
I Neet parlano soprattutto italiano. Secondo il rapporto Ocse 2016 diffuso oggi, in Italia oltre un terzo dei giovani tra i 20 e i 24 anni di età non lavora e non studia. Tra il 2005 e il 2015 la loro percentuale è aumentata in misura superiore rispetto agli altri paesi Ocse: +10 punti.

Ciò è in parte dovuto alla crisi economica che ha avuto come conseguenza un calo del 12% del tasso di occupazione dei 20-24enni. Tuttavia, l'Ocse fa notare che altri Paesi, come Grecia e Spagna, hanno visto una diminuzione simile (o maggiore) del tasso di occupazione senza registrare un aumento così vistoso dei Neet. In questi Paesi molti giovani disoccupati sono stati reinseriti nell'istruzione (in Grecia la percentuale di 20-24enni iscritta a un corso di studi è aumentata del 14% e in Spagna del 12%, mentre in Italia è solo +5%). Il fatto che molti giovani senza lavoro non abbiano scelto di proseguire gli studi suggerisce che l'Università non viene ritenuta un'opzione attraente per entrare nel mercato del lavoro.

Università: 80% studenti non ha alcun aiuto finanziario
In Italia circa l'80% degli studenti iscritti all'università (corsi di laurea di primo e secondo livello) non riceve alcun aiuto finanziario o sostegno per le tasse d'iscrizione sotto forma di borse di studio o prestiti. Soltanto uno studente su cinque usufruisce di una borsa di studio, nonostante le tasse d'iscrizione ai corsi di laurea di primo livello nelle istituzioni pubbliche si collochino al nono livello più alto tra i Paesi con dati disponibili (i dati per l'Italia includono anche i corsi di laurea di secondo livello).  E la percentuale di studenti che utilizzano i prestiti bancari garantiti dal settore pubblico, sebbene stia segnando un rapido aumento, è ancora inferiore all'1%.

Scuola: donna e over 50, identikit del docente Made in Italy
Il corpo insegnante italiano è il più anziano rispetto a quello di tutti i Paesi Ocse e registra una delle quote più basse di docenti di sesso maschile. Sei/sette prof su dieci sono ultracinquantenni (58% nella scuola primaria, 59% nelle Medie e 69% nelle Superiori) mentre otto su dieci sono di sesso femminile. Sottolinea il rapporto Ocse. Nel documento si da tuttavia atto al governo italiano di aver varato un piano di assunzioni che potrebbe "ringiovanire" il corpo insegnante del Paese.  Lo squilibrio di genere è molto meno spiccato a livello dirigenziale. Sebbene, infatti, il 78% degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado sia di sesso femminile, solo il 55% dei dirigenti scolastici è donna.

Istruzione tecnica in Italia crea meno disoccupati
Gli istituti tecnici e professionalifanno acquisire un vantaggio all'Italia. Contrariamente alla maggior parte dei Paesi dell'Ocse, infatti, nel 2014, il tasso di disoccupazione in Italia per le persone con un titolo d'istruzione tecnico-professionale della scuola secondaria superiore è stato inferiore rispetto a quello dei giovani con un'istruzione secondaria superiore generale o terziaria. In Italia i programmi di studio a indirizzo tecnico-professionale offrono agli studenti la scelta tra inserimento nel mercato del lavoro e proseguimento degli studi a un livello superiore, una maggiore percentuale di studenti della scuola secondaria superiore è iscritta a questo tipo di programmi (56%). Il rimanente 44% è iscritto a programmi liceali che preparano in genere gli studenti all'istruzione terziaria. In media, negli
altri Paesi dell'Ocse si osserva la situazione opposta.  


Condividi