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ITALIA

A Perugia il processo di revisione

Omicidio Alpi-Hrovatin: Gelle ritratta. Potrebbe crollare l'accusa per Hassan, unico condannato

Le carte dell’interrogatorio fatto al testimone chiave Ahmed Ali Rage, detto Gelle, sono state trasmesse alla corte d’appello di Perugia. E dalle sue parole potrebbe emergere un elemento di svolta: Gelle non si trovava sul posto al momento dell'agguato

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Potrebbe crollare la versione del super testimone nel processo sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, i giornalisti del Tg3 uccisi in un agguato a Mogadiscio nel 1994. È quanto emerso oggi durante la nuova udienza del processo di revisione a carico di Hasci Omar Hassan, unico condannato per l’omicidio. Le carte dell’interrogatorio fatto ad Ahmed Ali Rage (detto Gelle), teste chiave fino ad oggi, sono state trasmesse alla corte d’appello di Perugia. E dalle sue parole potrebbe emergere un elemento di svolta: Gelle non si trovava sul posto quando i due giornalisti sono stati uccisi, al contario di quanto aveva sostenuto durante il processo. Una dichiarazione che potrebbe sgretolare le basi dell’impianto accusatorio contro Hassan e mettere definitivamente in dubbio la sua colpevolezza.

L’udienza di oggi
Durante l’udienza di questa mattina a Perugia il presidente della corte Giancarlo Massei ha reso noto che la trascrizione di questo interrogatorio sarà messa a disposizione delle parti. Gelle infatti, ora a Birmingham, avrebbe ritrattato la ricostruzione anche davanti alla Procura di Roma e al Pm romano Elisabetta Ceniccola. L’ex datore di lavoro di Gelle a Roma, sentito come testimone, ha dipinto il somalo come una persona “poco socievole”, che la mattina veniva scortato al lavoro dalla polizia. Hassan, che ora è affidato ai servizi sociali, oggi era presente in aula insieme ai suoi legali. L’udienza è stata rinviata a lunedì prossimo, 20 giugno, per l’audizione di altri testimoni.
 
L’omicidio
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin si trovavano a Mogadiscio come inviati del Tg3 per seguire la guerra civile somala e stavano indagando su un traffico di rifiuti illegali e armi, nel quale poteva essere coinvolto anche l’esercito italiano. Il 20 marzo 1994 Ilaria e Miran vengono freddati a colpi di kalashnikov mentre percorrono in auto la zona nord della città. Pochi giorni prima avevano girato una lunga intervista al sultano di Bosaso, con il quale la giornalista aveva parlato di un giro d’affari poco chiaro tra Italia e Somalia. Di quell’intervista, durata più di due ore, sono arrivati a noi solo pochi minuti.
 
L’unico condannato
Dopo anni di falle nelle indagini, depistaggi e buchi nell’acqua, sul caso Alpi rimangono tante zone d’ombra. A 22 anni dall’omicidio non c’è ancora il nome di un mandante e di un colpevole. C’è un solo condannato: Hasci Omar Hassan, somalo, che all’epoca dei fatti lavorava all’hotel dove dormivano Ilaria e Miran e sarebbe stato l’ultimo a vederli prima degli spari. A inchiodarlo, in terzo grado, a 16 anni di carcere è la testimonianze di un superteste: Ahmed Ali Rage, detto Gelle, che dichiara di averlo riconosciuto tra gli uomini del commando. La mamma di Ilaria, Luciana, è sempre stata convinta che Hassan fosse innocente.
 
L’intervista di “Chi l’ha visto”
Per anni Gelle risulta irreperibile e nessuno sa dove si trova. Poi, l’anno scorso, viene raggiunto dalle telecamere della trasmissione “Chi l’ha visto”. Ai microfoni della giornalista Chiara Cazzaniga Gelle ritratta la sua posizione e dichiara di non essere stato presente al momento dell’omicidio. “Hassan non c’entra nulla, sono stato pagato dagli italiani per dirlo”, ha detto il testimone chiave. Una rivelazione che porta, ad aprile di quest’anno, all’apertura del processo di revisione per Hassan, che ora potrebbe rivelarsi innocente.
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