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ITALIA

Il caso

Omicidio Regeni, il 4 settembre informativa del governo alle Camere

A un anno e mezzo dalla morte ancora non si sa la verità. Il padre: siamo vicini, non ci fermiamo. Polemiche sul ritorno dell'Ambasciatore al Cairo

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Il percorso tortuoso per arrivare alla verità sull'omicidio di Giulio Regeni è segnato in queste ore da tre ordini di reazioni alla decisione di Gentiloni di inviare di nuovo l'ambasciatore al Cairo e alle rivelazioni del New York Times. Da un lato ci sono i genitori - che si ormai, hanno detto, si fidano solo della Procura, degli investigatori, dell'avvocato Ballerini e dei membri più stretti della famiglia - indignati per i modi e i tempi della decisione del governo e pronti a partire per il Cairo prima dell'insediamento di Giampaolo Cantini. Dall'altro c'è l'esecutivo per cui il dialogo con l'Egitto è essenziale - basti solo pensare alla Libia. Intorno c'è tutta la polemica polemica, con attacchi al governo che arrivano dal Movimento 5 Stelle quanto da Sinistra Italiana. 

La famiglia di Regeni: indignati ma non smettiamo di cercare la verità
Per i genitori di Giulio Regeni aver ritirato l'ambasciatore era l'unica forma di pressione che avevano tra le mani. Ora che gliel'hanno tolta - "con una telefonata la sera del 14 agosto, a decisione già presa", ha detto il padre - stanno organizzando le prossime mosse. Andranno al Cairo prima dell'insediamento dell'ambasciatore Cantini e chiedono "una scorta mediatica" per non spegnere l'attenzione sulla ricerca della verità sulla morte del figlio. Appello subito raccolto dalla FNSI con il presidente Beppe Giulietti e il segretario Raffaele Lorusso pronti a seguirli.

I genitori di Giulio : "Andremo in Egitto per continuare a chiedere verità e giustizia"
"Percepiamo una forte distanza con chi ha preso la decisione di riallacciare le relazioni diplomatiche", hanno detto Paola Deffendi e Claudio Regeni, intervistati da Paolo Maggioni Per Rainews24




Il 4 settembre informativa governo su rapporti con Egitto
Le Commissioni Esteri di Senato e Camera saranno convocate lunedì 4 settembre alle 14.00 per lo svolgimento di un'informativa del Governo sui rapporti tra l'Italia e l'Egitto finalizzata ad un confronto tra le forze politiche sull'evoluzione delle relazioni tra i due Paesi. Lo annunciano in una nota i presidenti Pier Ferdinando Casini e Fabrizio Cicchitto. La presidente della Camera, Boldrini, ha chiesto che l'informativa sia anticipata.

Tajani: l'arrivo del nuovo ambasciatore serva per cercare la verità
La priorità per il nuovo nuovo ambasciatore italiano in Egitto dev'essere stracciare il velo di omertà che c'è stato in passato. Il presidente Tajani è netto: "L'Italia non può tacere di fronte all'omicidio di un giovane ricercatore, sulle cui circostanze non si sa ancora nulla e forse ucciso con le complicità di organismi dello Stato egiziano". 

La polemica politica
Dopo la decisione di rimandare al Cairo l'ambasciatore italiano e l'articolo del New York Times - in cui il corrispondente dal Cairo Declan Walsh parla di "prove incontrovertibili" inviate dagli Usa all'Italia sui colpevoli - il Movimento 5 Stelle va all'attacco con Alessandro Di Battista che chiede al governo di riferire in Parlamento. Sulla stessa linea Sinistra Italiana, con il suo capogruppo dei deputati Marcon che chiede un'informativa del governo e Articolo 1-MDP che spinge per una commissione d'inchiesta. Di tutt'altro sapore le dichiarazioni di Gasparri, Forza Italia, che invece attacca il più autorevole quotidiano del mondo pur di riallacciare i rapporti con il Cairo - "non saranno le bugie ad orologeria di alcuni giornali americani a impedire la piena ripresa dei rapporti tra Italia ed Egitto", sottolineando quanto al Sisi sia fondamentale anche per gestire la questione migranti. 

Era stato Gentiloni a richiamare l'ambasciatore 
Nella prima fase - dalla scomparsa di Giulio Regeni ai primi depistaggi - Paolo Gentiloni è stato in prima linea come Ministro degli Esteri: aveva incontrato i genitori, a fronte della mancanza di collaborazione egiziana aveva preso una decisione fortissima come richiamare l'ambasciatore Massari. Lo sosteneva il premier Renzi che aveva sottolineato come l'Italia non fosse disponibile a chiudere il caso senza una verità, solo con un capro espiatorio. All'epoca a tenere le fila dei servizi era Marco Minniti, oggi titolare del Viminale. Oggi Palazzo Chigi nega: dagli Usa non ci è mai stata trasmessa alcuna prova esplosiva.
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