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MONDO

Il sequestro in Africa

Ore di angoscia per il missionario italiano rapito in Niger. Il Ministro: "Padre Maccalli è vivo"

Non ci sono state ancora ufficialmente richieste di riscatto, ma padre Maccalli, "e' vivo e sta bene", a quanto ha riferito  uno dei suoi confratelli, padre Mauro Armanino, missionario italiano impegnato a Niamey. "Il ministro dell'Interno ha detto che sta bene e per questo immagino che ci siano contatti con i rapitori", ha detto padre Armanino

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Sono ore di ansia per padre Pierluigi Maccalli, il missionario della Societa' delle missioni africane (Sma), rapito in Niger lunedi' sera, presso la missione in cui operava, a 125 chilometri dalla capitale Niamey.

Nessuna richiesta ufficiale
Non ci sono state ancora ufficialmente richieste di riscatto, ma padre Maccalli, "e' vivo e sta bene", a quanto ha riferito  al telefono uno dei suoi confratelli, padre Mauro Armanino, missionario italiano impegnato a Niamey.

"Il ministro ha detto che sta bene"
"Il ministro dell'Interno ha detto che sta bene e per questo immagino che ci siano contatti con i rapitori", ha detto padre Armanino, da sette anni operativo a Niamey, dove si trova la casa regionale della congregazione. Proprio nella capitale del Niger, a quanto riferito dal religioso, sono rientrati tutti i missionari bianchi per questione di sicurezza e per fare una valutazione sul da farsi sia con le autorita' locali, che con i responsabili della Sma.


Rischio che venga portato in Mali
Di certo l'allerta e' alta: il timore, quasi una certezza, come hanno raccontato i confratelli, e' che padre Maccalli sia in mano a jihadisti e che negli spostamenti del gruppo di rapitori, possano avvenire "contatti armati che rischiano di creare problemi per l'incolumita'" del missionario. Secondo padre Armanino, uno dei rischi e' che i sequestratori possano raggiungere il Mali dove hanno maggiori appoggi.

"Quella che ha rapito Pierluigi e' una piccola cellula. Ma se riuscissero ad arrivare in Mali per il nostro confratello la situazione si aggraverebbe", ha denunciato il religioso parlando con Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs). Li', vi sono molti altri membri della comunita' fulani, che fornirebbero aiuti ai rapitori. "Proprio in Mali e' stata rapita nel febbraio 2017 la religiosa colombiana Gloria Cecilia Narvaez Argoti, che si trova tutt'oggi in cattivita'. E noi temiamo che anche il sequestro di padre Pierluigi possa protrarsi a lungo", ha aggiunto il missionario. 

Al lavoro Farnesina e Vaticano
Sulla vicenda e' al lavoro la Farnesina, ma anche la Santa Sede. "Siamo in contatto permanente con il nunzio vaticano che sta seguendo la vicenda e oltre alle preghiere speriamo ci siano azioni, che portino a un buon esito dei negoziati, quando e se ci saranno", ha auspicato padre Armanino.


Padre Mancalli, originario della diocesi di Crema, era l'unico bianco a vivere in modo permanente nel villaggio dove e' stato rapito, nella savana, a Gourmance' (sud-ovest del Niger). "Il fatto che abbiano deciso di rapire un bianco e cristiano e' anche legato a motivi finanziari e alla volonta' di avere una risonanza mediatica forte", ha spiegato padre Armanino, "ma il movente religioso e' primario: e' accaduto in una zona dove la presenza cristiana e' sufficientemente considerevole. Si tratta di un messaggio inequivocabile per le comunita' cristiane di qui: vogliono dirci che hanno assoluta capacita' di intervenire e toccare quello che e' piu' sacro e caro, quello che finora non e' mai stato toccato".

A corroborare la tesi di un attacco anticristiano, ha scritto Acs sul suo sito Internet, e' anche il fatto che un altro gruppetto di rapitori, poco dopo il sequestro del missionario italiano, ha preso di mira un'abitazione delle suore Francescane di Maria. Le religiose sono riuscite a salvarsi, alcune sono fuggite, mentre altre si sono nascoste in casa. "E proprio loro hanno fornito informazioni importanti sui rapitori che mentre saccheggiavano la loro abitazione parlavano nella lingua dell'etnia peul". Peul - si legge sul sito di Acs - e' il nome in lingua francese con il quale in Niger vengono chiamati i fulani.

Padre Maccalli e' dunque probabilmente in mano ai pastori islamisti che hanno mietuto migliaia di vittime in Nigeria, dove sono stati artefici di numerosi attacchi anti-cristiani e dell'uccisione di due sacerdoti nello scorso aprile. "Purtroppo - ha concluso il missionario - da un certo punto di vista si e' sottovalutata la presenza dei jihadisti che da mesi si trovano in questa zona e questo e' il risultato. Purtroppo si continua a reagire, ma non a proagire". 
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