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PEOPLE

Su Rai1 la miniserie 'L'Oriana'

Oriana Fallaci, una vita spesa a raccontare la storia sino allo scontro con l'Islam radicale

Dall'intervista a Khomeini a 'La rabbia e l'orgoglio' il rapporto della giornalista fiorentina con il mondo musulmano e l'integralismo

Oriana Fallaci
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di Emilio FuccilloRoma Era il settembre del 2006 quando 'l'alieno', come lei chiamava il cancro, si portò via Oriana Fallaci, probabilmente la più brava giornalista italiana e certamente la più celebre. Oggi, a quasi dieci anni di distanza, Rai1 le dedica una miniserie tv (2 puntate in onda il 16 ed il 17 febbraio) in un momento in cui le sue riflessioni, ed in particolare quelle che caratterizzarono l'ultima parte della sua vita, e cioè lo scontro con l'Islam radicale, sono ancora assolutamente d’attualità.

Il rapporto con l'Islam
“La rabbia e l’orgoglio”, scritto dalla giornalista fiorentina all’indomani dell’11 settembre 2001, è il testo che tutti o quasi indicano come punto di svolta nel rapporto tra la Fallaci e l’Islam integralista. E certamente dopo l’attentato di New York, città in cui la Fallaci viveva e città che amava come forse solo la sua natia Firenze, la visione del mondo islamico della scrittrice-giornalista cambiò. Come negli anni della vecchiaia, e della malattia, cambiò il suo punto di vista su molti aspetti della vita. Impossibile però è, ricordando la Fallaci e parlando di Islam, non citare l’intervista che lei realizzò all’ayatollah Khomeini, intervista in cui oltre a chiamare apertamente la guida dell’Iran per quello che era, e cioè ‘dittatore’, la giornalista si tolse il velo che le era stato imposto per accedere alla presenza di Khomeini. Dopo l’attacco alle Torri Gemelle qualcosa però si modificò nel sentire della Fallaci e, al posto delle rivendicazione dei diritti e delle libertà che l’Islam negava in particolare alle donne, si affacciò prepotentemente nella sua analisi la prospettiva di uno scontro tra civiltà. Scontro cui, secondo la Fallaci, l’Occidente non si poteva sottrarre, nonostante fosse impreparato, specie psicologicamente, ad affrontarlo. Tesi e posizioni che le costarono moltissime critiche e tesi che, per quanto formulate ormai oltre due lustri fa, sono ancora oggi assolutamente d’attualità.

La vita
Lo scontro con l’Islam radicale permea l’ultima pagina della vita della Fallaci, una vita però straordinariamente ricca e piena di avvenimenti fin dalla più tenera età della giornalista fiorentina. Poco più che bambina la Fallaci, partecipò infatti alla resistenza. Fu poi la prima inviata italiana su un fronte di guerra, il Vietnam, e nel corso della sua vita, oltre a Khomeini, intervistò personaggi del calibro di re Husayn di Giordania, Võ Nguyên Giáp, Pietro Nenni, Giulio Andreotti, Giorgio Amendola, l'arcivescovo Makarios, Alekos Panagulis, Nguyễn Cao Kỳ, Yasser Arafat, Mohammad Reza Pahlavi, Hailé Selassié, Henry Kissinger, Walter Cronkite, Federico Fellini,Indira Gandhi, Golda Meir, Nguyễn Văn Thiệu, Zulfiqar Ali Bhutto, Deng Xiaoping,Willy Brandt, Sean Connery, Mu'ammar Gheddafi. Oltre alle interviste la Fallaci raccontò letteralmente il mondo e la storia finendo, volente o meno, col finire coinvolta. Come quando in Messico, nel 1968, seguì una manifestazione di protesta degli studenti universitari messicani contro l'occupazione militare del campus dell'UNAM rimanendo lei stessa ferita in Piazza delle tre culture a Città del Messico da una raffica di mitra. Quel giorno morirono centinaia di giovani e anche la giornalista fu creduta morta e portata in obitorio: solo in quel momento un prete si accorse che era ancora viva. La Fallaci definì la strage come “un massacro peggiore di quelli che ho visto alla guerra”.
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