ITALIA

De Rensis in esclusiva a Rainews.it

Morte Pantani, l'avvocato della mamma: "Elementi che disegnano una realtà completamente diversa"

"Un atto dovuto ma forse più dovuto di altri". Così il legale che ha fatto riaprire le indagini sulla morte del Pirata che spiega: "E' tutto molto semplice, è tutto negli atti, basta leggere”. L'intervista esclusiva di Rainews.it

L'avvocato Antonio De Rensis (foto Jonathan Moscrop - LaPresse)
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di Emilio Fuccillo “Mi piacerebbe venisse fuori che il merito della riapertura dell’indagine è della mamma di Marco che ha sempre lottato in questi 10 anni. Il merito è suo, gli altri, me compreso, sono solo strumenti”.
 
L’avvocato Antonio De Rensis, il legale cui Tonina Pantani si è affidata circa un anno fa e che oggi è riuscito a far riaprire le indagini sulla morte del Pirata, ci tiene a sottolineare che la tenacia della donna -che non ha mai creduto alla ricostruzione secondo cui Pantani sarebbe morto per “overdose accidentale”- è alla base del novità di queste ore. Ma se la volontà della signora Pantani è stata decisiva, De Rensis riconosce che il caso Pantani è in realtà “molto semplice, è tutto lì (negli atti ndr), basta leggere”.
 
Avvocato, rispetto alla riapertura delle indagini la procura di Rimini parla di atto dovuto…
Un atto dovuto sicuramente, ma negli atti che abbiamo prodotto ci sono elementi importanti, univoci, nuovi, che sicuramente disegnano una realtà completamente diversa rispetto a quella ufficialmente raccontata. Ci sono elementi incontrovertibili, che non si possono smentire.

Un atto quindi dovuto, persino forse “più dovuto” rispetto ad altri vista la consistenza del materiale portato all’attenzione della procura, anche se l’avvocato De Rensis non si sbilancia. Sottolinea però, il legale della mamma del Pirata, come “l’inchiesta sia già rubricata a modello 21, il modello 21 è l’ultima fase quando già c’è un’ipotesi di reato. Se non ci sono elementi è difficile arrivare a questo”.

Quali sono gli elementi nuovi che la vostra indagine ha portato alla luce?
Siamo partiti da una rilettura degli atti d’indagine e processuali. Abbiamo poi una nuova perizia fatta da professor Avato, e le indagini difensive il cui contenuto è assolutamente riservato. Elementi che si sono confermati vicendevolmente.
 
Dieci anni fa ci fu un’indagine eccezionalmente veloce segnata, come diverse inchieste hanno rilevato, da errori o almeno elementi trascurati.
L’indagine di 10 anni fa si è basata su un presupposto, e cioè che Pantani sia stato isolato per 5 giorni senza che nessuno potesse entrare o lui potesse uscire dalla camera d’albergo senza essere visto. Questa è una cosa assolutamente infondata. Ci sono degli elementi di fatto, che tra l’altro, almeno alcuni, si potevano conoscere già all’epoca, che secondo noi smontano in maniera categorica questo assunto. Durante il processo fu lo stesso proprietario dell’hotel a dire che sino alle 21 chiunque poteva entrare senza essere visto dal garage. C’era un’entrata diretta ai piani, dal garage, e lo dicono gli atti processuali. Perché poi non sono state prese le impronte digitali. Il video girato nella camera dove Pantani è stato trovato infine, dura 51 minuti ma è stato girato in quasi 3 ore. E si vede, tra l’altro, e la scena ha del tragicomico, l’operatore col camice e con i copri-scarpe per non inquinare la scena del crimine che filma 5 agenti in borghese che scendono dal soppalco.
 
Adesso che succede dal punto di vista delle indagini e del percorso processuale ed investigativo?
Inizierà percorso d’indagine fatto dalla procura in cui noi faremo la nostra parte. Un percorso non breve, complesso. Vedremo quali saranno i risultati. Ci sarà molto da lavorare, questo è sicuro, e noi saremo in prima linea pronti a dare il nostro contributo. Perché secondo noi le cose sono andate in maniere completamente diversa rispetto alla versione ufficiale.
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