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Il giallo del pirata

Pantani, la Cassazione conferma l'archiviazione: "Improponibile la tesi dell'omicidio"

"Legittimamente" il gip di Rimini nel 2016 ha archiviato le indagini sulla morte del ciclista Marco Pantani dichiarando che le prove disponibili "rendevano improponibile e congetturale la tesi di un omicidio volontario compiuto da ignoti" sostenuta dai familiari di Pantani. Lo sostiene la Cassazione nelle motivazioni depositate oggi a conferma dell'archiviazione delle indagini.

Marco Pantani fu trovato morto nella stanza d'albergo di un hotel di Rimini il 14 febbraio 2004. La riapertura delle indagini è avvenuta nell'agosto 2014, "per merito della mamma di Marco che ha sempre lottato in questi 10 anni. Il merito è suo, gli altri, me compreso, sono solo strumenti” spiegò a suo tempo l'avvocato Antonio De Rensis. 

A sostegno della riapertura dell'indagine, il legale disse: "L’indagine di 10 anni fa si è basata su un presupposto, e cioè che Pantani sia stato isolato per 5 giorni senza che nessuno potesse entrare o lui potesse uscire dalla camera d’albergo senza essere visto. Questa è una cosa assolutamente infondata. Ci sono degli elementi di fatto, che tra l’altro, almeno alcuni, si potevano conoscere già all’epoca, che secondo noi smontano in maniera categorica questo assunto. Durante il processo fu lo stesso proprietario dell’hotel a dire che fino alle 21 chiunque poteva entrare senza essere visto dal garage. C’era un’entrata diretta ai piani, dal garage, e lo dicono gli atti processuali. Perché poi non sono state prese le impronte digitali. Il video girato nella camera dove Pantani è stato trovato, infine, dura 51 minuti ma è stato girato in quasi 3 ore. E si vede, tra l’altro, e la scena ha del tragicomico, l’operatore col camice e con i copri-scarpe per non inquinare la scena del crimine che filma 5 agenti in borghese che scendono dal soppalco".

Tutti elementi che, secondo la procura di Rimini, non hanno prodotto piste da seguire per sostenere che quello di Pantani sia stato un omicidio volontario. Teso confermata oggi dalla Cassazione.