ITALIA

Il legale della famiglia pronto a fare ricorso

Pantani, l'ultima perizia: "Overdose da psicofarmaci". Per la procura non fu ucciso

La procura di Rimini non crede alla tesi della famiglia del Pirata ed è orientata a chiedere l'archiviazione dell'indagine aperta dopo un esposto nel luglio scorso: "Non sono emersi elementi che facciano pensare a un omicidio" 

Marco Pantani
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Rimini Nessun omicidio: il 14 febbraio 2004 Marco Pantani non fu ucciso, ma morì per un sovradosaggio di antidepressivi. È la conclusione della nuova inchiesta sulla morte del Pirata, aperta alla fine di luglio 2014 sulla base di un esposto per omicidio presentato dalla famiglia. La richiesta di archiviazione del procuratore capo Paolo Giovagnoli approderà davanti al Gip nelle prossime settimane, a circa otto mesi dalla riapertura del caso. La famiglia ha già annunciato che si opporrà.

"Decesso dovuto primariamente al sovradosaggio di antidepressivi"
Secondo il professor Franco Tagliaro, consulente della procura di Rimini, alla luce degli esami tossicologici sui vetrini recuperati in laboratorio "il decesso è dovuto primariamente al sovradosaggio di antidepressivi", mentre la cocaina resta “concausa”. 

"Non sono emersi elementi che facciano pensare a un omicidio" 
Nel rispondere ai quesiti, Tagliaro ha smontato le ipotesi di Francesco Avato, consulente della famiglia Pantani, e ha avallato le conclusioni della vecchia indagine riguardo all'assenza dell'intervento di terzi. "Non sono emersi elementi tali da ipotizzare concretamente una assunzione sotto costrizione". Anche dall'inchiesta "non sono emersi elementi che facciano pensare a un omicidio", conferma il procuratore Giovagnoli. I dettagli sottoposti all'attenzione della procura dal legale della famiglia, Antonio De Rensis, si sono rivelati "non significativi o non rilevanti".
 
Escluse negligenze o colpe mediche
Nella stanza del residence Le Rose di Rimini, chiusa dall'interno, Pantani era dunque solo con il suo carico di farmaci, droga e disperazione, nel giorno di San Valentino. Dalla procura, anche solo in astratto, si tende anche a escludere una qualche negligenza o colpa medica (reato comunque eventualmente prescritto).

Legale della famiglia pronto a fare ricorso 
Intanto il legale della famiglia, Antonio De Rensis, annuncia di essere pronto ad opporsi alla eventuale archiviazione. "Premetto - dice - che non ho ancora ricevuto copia della relazione del professor Tagliaro; apprendo da organi di informazione che dalla stessa emergerebbe, come causa del decesso di Pantani, una commistione tra cocaina e farmaci presi presumibilmente in dosi massicce. Quindi, partendo dal presupposto che mi riferisco ad indiscrezioni, devo fare una precisazione che ritengo molto importante. Questa relazione rappresenterebbe una totale smentita rispetto alle conclusioni dell'autopsia della prima inchiesta, secondo la quale i livelli degli antidepressivi nel sangue sarebbero rientrati nel range terapeutico e comunque nettamente inferiori alla soglia tossica". L'avvocato sembra puntare sul fattore novità: la preponderanza dei farmaci rispetto alla cocaina, relegata a “concausa” del decesso.
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