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MONDO

Strategie

Gentiloni: "Contro il terrorismo non solo l'opzione militare"

Il ministro degli Esteri sottolinea che bisogna valutare tutte le strade e invita l'Europa a "fare di più" e a non voltare lo sguardo dall'altra parte

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni (Lapresse - Fabio Cimaglia)
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Roma L'opzione militare contro il terrorismo è possibile, ma prima ci sono ancora diverse risposte alternative. Intervistato su RadioUno nel programma "Radio anch'io", il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, precisa quanto riportato in un'intervista sulle pagine del Corriere della Sera.

"Ci sono tante cose da fare prima"
C'è anche l'opzione militare, dice, il titolare della Farnesina, ma "ci sono tante cose da fare prima: cooperazione economica, aiuto ai rifugiati, collaborazioni tra università". 

L'intervista al Corriere
Nell'intervista al Corriere, Gentiloni usa l’acronimo arabo Daesh e non Isis, per “un gesto di controinformazione rispetto a chi si attribuisce il ruolo di Stato islamico e si autoproclama califfo”. Al di là dei distinguo linguistici, per il ministro degli Esteri “bisogna fare di più”. Serve maggiore impegno, dice, per tutelare “tanti cristiani in diverse parti del mondo”, minacciati e non difesi adeguatamente, anche perché “da anni c’è un male europeo, quella miscela tra egoismo e ignavia che spinge a voltare lo sguardo dall’altra parte rispetto a ciò che accade al nostro piccolo mondo antico”.

Il parallelo con Srebrenica 
In passato è già accaduto, ammonisce Gentiloni. “Abbiamo già assistito a quel silenzio europeo vent’anni fa, quando le truppe guidate da Ratko Mladic massacrarono ottomila bosniaci musulmani a Srebrenica. Ora la persecuzione dei cristiani ci interpella ancora più da vicino perché riguarda la nostra identità e le nostre radici”.

"Per contrastare il terrorismo è inevitabile il risvolto militare”
Cosa significa dunque fare di più? Per il ministro degli Esteri, riporta il quotidiano milanese, “sul nostro territorio proteggere i simboli e i luoghi della cristianità e tutelare le minoranze religiose, penso agli ebrei italiani, alle loro comunità, che potrebbero essere visti come bersagli. E poi c’è una verità: per contrastare il terrorismo è inevitabile il risvolto militare”. Un piano che si affianca a un'altra dimensione, ovvero "sostenere con decisione chi, nell'enorme sfida politico-culturale in atto dentro il mondo islamico, si impegna contro il terrorismo".

Libia e Nigeria 
L’Italia, ricorda, fa parte di una coalizione anti Daesh “impegnata soprattutto in Iraq e Siria”. Un intervento che potrebbe allargarsi: “in futuro – dice Gentiloni – si potrebbe valutare l’opportunità di contribuire al contrasto del terrorismo in Libia o di fenomeno come Boko Haram in Nigeria, per esempio”.

Nucleare iraniano: "I fondamenti sono stati raggiunti"
Infine, il titolare della Farnesina affronta anche il tema del nucleare iraniano. “L’Italia, in tutti questi anni, è stata favorevole al raggiungimento di un buon accordo, e certo non per astratto amore del negoziato – afferma – Condivido l’opinione degli Stati Uniti: i fondamenti sono stati raggiunti. Capisco le preoccupazioni israeliane, ma escludo che Netanyahu possa avere nostalgia di Ahmadinejad. Se l’accordo verrà definitivamente concluso a giugno, sono certo che stabilizzerà l’Iran e favorirà una sua evoluzione in una direzione meno pericolosa per Israele”.  
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