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MONDO

Udienza in Vaticano con ciechi e sordomuti

Papa Francesco: malati e disabili siano testimoni della cultura dell'incontro

La cultura dell'incontro, per il Pontefice, si contrappone a quella dell'esclusione e del pregiudizio.  "La persona malata o disabile, proprio a partire dalla sua fragilità, dal suo limite, può diventare testimone dell'incontro"

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Città del Vaticano Per Papa Francesco ci sono "due culture opposte: la cultura dell'incontro e la cultura dell'esclusione, del pregiudizio". Lo ha detto nell'udienza di oggi in Vaticano con 8mila tra ciechi e sordomuti. 
Il Pontefice ha riproposto il brano del Vangelo che parla proprio dell'incontro di Gesù con un cieco, e - come anche gli interventi degli altri relatori - il suo discorso è stato tradotto nel linguaggio dei segni, a vantaggio dei sordomuti presenti.

"Quell'uomo - ha detto Papa Francesco commentando il brano del Vangelo - era cieco dalla nascita ed era emarginato in nome di una falsa concezione che lo riteneva colpito da una punizione divina. Gesù rifiuta radicalmente questo modo di pensare - veramente blasfemo! - e compie per il cieco 'l'opera di Dio', dandogli la vista. Ma la cosa notevole è che quest'uomo, a partire da ciò che gli è accaduto, diventa testimone di Gesù e della sua opera, che è l'opera di Dio, della vita, dell'amore, della misericordia. Mentre i capi dei farisei, dall'alto della loro sicurezza, giudicano sia lui che Gesù come "peccatori", il cieco guarito, con semplicità disarmante, difende Gesù e alla fine professa la fede in Lui, e condivide anche la sua sorte: Gesù viene escluso, e anche lui viene escluso. Ma in realtà, quell'uomo è entrato a far parte della nuova comunità, basata sulla fede in Gesù e sull'amore fraterno".

"Ecco le due culture opposte - ha commentato papa Francesco - La cultura dell'incontro e la cultura dell'esclusione, del pregiudizio. La persona malata o disabile, proprio a partire dalla sua fragilità, dal suo limite, può diventare testimone dell'incontro: l'incontro con Gesù, che apre alla vita e alla fede, e l'incontro con gli altri, con la comunità. In effetti, solo chi riconosce la propria fragilità, il proprio limite può costruire relazioni fraterne e solidali, nella Chiesa e nella società".

 
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