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MONDO

"Le vie della missione non passano attraverso il proselitismo"

Papa Francesco: problema per i cristiani non è essere poco numerosi, ma insignificanti

"Nella società come piccola quantità di lievito. Essere cristiano non è aderire a una dottrina, né a un tempio, né a un gruppo etnico. Essere cristiano è un incontro"

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"La nostra missione di battezzati, di sacerdoti, di consacrati, non è determinata particolarmente dal numero o dalla quantità di spazi che si occupano, ma dalla capacità che si ha di generare e suscitare cambiamento, stupore e compassione; dal modo in cui viviamo come discepoli di Gesù, in mezzo a coloro dei quali noi condividiamo il quotidiano, le gioie, i dolori, le sofferenze e le speranze". Così il Papa nel suo discorso all'incontro con i sacerdoti, religiosi, consacrati e il Consiglio Ecumenico delle Chiese nella Cattedrale di Rabat, in occasione del suo viaggio in Marocco. "Le vie della missione non passano attraverso il proselitismo", che "porta sempre a un vicolo cieco, ma attraverso il nostro modo di essere con Gesù e con gli altri".

"Il problema - ha aggiunto Francesco- non è essere poco numerosi, ma essere insignificanti, diventare un sale che non ha più il sapore del Vangelo, o una luce che non illumina più niente. Penso - ha aggiounto che la preoccupazione sorge quando noi cristiani siamo assillati dal pensiero di poter essere significativi solo se siamo la massa e se occupiamo tutti gli spazi", ha spiegato Francesco, ma "la vita si gioca con la capacità che abbiamo di 'lievitare lì dove ci troviamo e con chi ci troviamo. Anche se questo può non portare apparentemente benefici tangibili o immediati".

"Essere cristiano è un incontro"
In un Paese a grande maggioranza musulmana, dove i cattolici sono circa 20-30 mila, lo 0.007% della, Francesco ha chiesto: "a che cosa è simile un cristiano in queste terre? A che cosa lo posso paragonare?". "È simile a un po' di lievito - ha affermato - che la madre Chiesa vuole mescolare con una grande quantità di farina, fino a che tutta la massa fermenti". Infatti, "Gesù non ci ha scelti e mandati perché diventassimo i più numerosi! Ci ha chiamati per una missione. Ci ha messo nella società come quella piccola quantità di lievito: il lievito delle beatitudini e dell'amore fraterno nel quale come cristiani ci possiamo tutti ritrovare per rendere presente il suo Regno". Il Papa ha ricordato che essere cristiano "non è aderire a una dottrina, né a un tempio, né a un gruppo etnico. Essere cristiano è un incontro".

Cristiani dialoghino sempre con tutti, in nome della fratellanza umana
"Il cristiano, in queste terre, impara ad essere sacramento vivo del dialogo che Dio vuole intavolare con ciascun uomo e donna, in qualunque condizione viva", ha poi sottolineato papa Francesco. "Come non evocare - ha ricordato - la figura di San Francesco d'Assisi che, in piena crociata, andò ad incontrare il Sultanoal-Malik al-Kamil? E come non menzionare il beato Charles de Foucauld che, profondamente segnato dalla vita umile e nascosta di Gesù a Nazaret, che adorava in silenzio, ha voluto essere un 'fratello universale'? O ancora quei fratelli e sorelle cristiani che hanno scelto di essere solidali con un popolo fino al dono della propria vita?". "È un dialogo che - ha proseguito citando il documento di Abu Dhabi -, diventa preghiera e che possiamo realizzare concretamente tutti i giorni in nome 'della'fratellanza umana' che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali. In nome di questa fratellanza lacerata dalle politiche di integralismo e divisione e dai sistemi di guadagno smodato e dalle tendenze ideologiche odiose, che manipolano le azioni e i destini degli uomini".

Il Papa, incontrando la piccola comunità cristiana nella cattedrale di Rabat, si appella all''ecumenismo della carità: "Che la vostra carità si faccia sempre attiva e sia così una via di comunione tra i cristiani di tutte le confessioni presenti in Marocco: l'ecumenismo della carità. Che possa essere anche una via di dialogo e di cooperazione con i nostri  fratelli e sorelle musulmani e con tutte le persone di buona volontà. È la carità, - spiega Francesco - specialmente verso i più deboli, la migliore opportunità che abbiamo per continuare a lavorare in favore di una cultura dell'incontro. Che essa infine sia quella via che permette alle persone ferite, provate, escluse di riconoscersi membri dell'unica famiglia umana, nel segno della fraternità. Come discepoli di Gesù Cristo, in questo stesso spirito di dialogo e di cooperazione,  abbiate sempre a cuore di dare il vostro contributo al servizio della  giustizia e della pace, dell'educazione dei bambini e dei giovani, della protezione e dell'accompagnamento degli anziani, dei deboli, dei disabili e degli oppressi".
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