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MONDO

Il primo viaggio africano del Pontefice

Il Papa in Uganda ai giovani: "La preghiera è l'arma più forte". Prossima tappa Bangui

In spirito ecumenico, sulle orme dei martiri ugandesi, ha chiesto ai giovani se sono "disposti a rinunciare all'odio per l'amore". Si è schierato a fianco dei poveri e sofferenti - dai malati di Aids ai bambini soldato. Domenica mattina l'aereo papale decollerà verso Bangui, nella tormentata Repubblica centrafricana

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Una tappa intensa quella di Papa Francesco in Uganda, cui ne seguirà una altrettanto impegnativa nella Repubblica Centrafricana. In spirito ecumenico, sulle orme dei martiri ugandesi, ha chiesto ai giovani se sono "disposti a rinunciare all'odio per l'amore". Si è schierato a fianco dei poveri e sofferenti - dai malati di Aids ai bambini soldato. Sorridente ha accolto l'assalto festoso dei ragazzi alla sua papamobile. Davanti al clero nella cattedrale ha chiesto una chiesa che sia sempre al fianco degli ultimi, sempre a fianco dei poveri.

"È un po' stanco - ha osservato padre Lombardi - è stata una giornata molto densa, è stanco ma ha fatto con l'entusiasmo usuale il suo servizio, anche nell'incontro spontaneo con i vescovi". A fine giornata, il Pontefice in un tweet ribadisce la sua vicinanza al popolo africano. 


 Domenica mattina l'aereo papale decollerà verso Bangui, nella tormentata Repubblica centrafricana. Meta desiderata e altamente simbolica: il Papa alle 17 aprirà la porta santa della cattedrale di Bangui - di fatto anticipando l'inizio del Giubileo dalla periferia del mondo, e dal centro di una delle peggiori crisi umanitarie dell'Africa. E vuole incontrare la comunità musulmana nella moschea della zona tristemente nota per essersi trasformata da quartiere di pacifica convivenza a teatro di scontri e distruzioni.

Impressionanti le dimensioni del dramma umanitario che vivono i 4,6 milioni di centrafricani, di cui 2,3 milioni sono bambini: circa 440 mila sfollati all'interno del paese e altri 450 mila rifugiati nei paesi confinanti. L'Unhcr parla di 75 mila centrafricani nei campi profughi, il Pam di 1,3 milioni di persone a rischio fame a causa delle violenze e della scarsità dei raccolti. Secondo l'Onu in Centrafrica negli ultimi mesi è più che raddoppiato il numero dei bambini soldato, raggiungendo le seimila unità. Per la popolazione centrafricana sofferente, non solo per i cattolici, che sono il 37,3 per cento, la visita del Papa è un momento attesissimo. 

Forse l'esito delle elezioni presidenziali - fissate prima in ottobre, poi slittate a dicembre - potranno ridimensionare la crisi attuale. Al momento c'è un presidente di transizione, Catherine Samba-Panza. Il conflitto è cominciato per la gestione autocratica del potere da parte del presidente, il generale Francois Bozizè. I suoi metodi hanno provocato la ribellione "Seleka", un'alleanza eterogenea di insorti guidati dal leader musulmano Michel Djotodia e formata in parte da mercenari musulmani ciadiani, libici e sudanesi. Nel 2013 Bangui è stata occupata dai rivoltosi che dilagano in tutto il Paese. Le bande degli insorti compiono saccheggi e massacri su larga scala contro i cittadini non musulmani.

L'esasperazione della popolazione, soprattutto nelle campagne, fa risorgere un antico movimento di autodifesa contadina contro il banditismo noto come antibalaka. I seleka si definiscono islamici, gli antibalaka si definiscono cristiani: entrambi commettono atrocità indicibili e portano il Paese verso il genocidio. Nel 2014 l'Onu autorizza l'invio di caschi blu per integrare la forza di pace dell'Unione Africana e della Francia, portando gli effettivi a 13 mila.

Alcune settimane fa, già prima degli attentati di Parigi, il contingente francese afferma che non è possibile garantire la sicurezza del Papa, ma Bergoglio non cancella la tappa in Centrafrica. 
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