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MONDO

Papa: chi alza muri finirà prigioniero delle sue barriere

Incontro con i giornalisti sul volo di ritorno dal Marocco

Papa in volo dal Marocco (ansa)
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"Chi costruisce muri, siano di filo spinato o di mattoni, finirà prigioniero delle sue barriere". E' un'intervista a tutto campo che Papa Francesco rilascia sul volo di rientro da Rabat a Roma, ma, tra una domanda e l'altra, il chiodo che batte è fisso: l'accoglienza dei migranti.

Confessa di essersi abbandonato alle lacrime quando, la scorsa settimana, il giornalista spagnolo Jordi Evole gli ha mostrato un campione di filo spinato di separazione tra il Marocco e le città autonome spagnole di Ceuta e Melilla. "Mi ha fatto vedere un pezzo di quel filo con i coltelli. Quando se n'è andato ho pianto. Ho pianto perché non entra nella mia testa e nel mio cuore tanta crudeltà. Non entra nella mia testa e nel mio cuore vedere affogare le persone nel Mediterraneo". Poi usa un'immagine suggestiva: fare 'un ponte ai porti', dice, è il modo di risolvere il grave problema dell'immigrazione.

I muri sono frutto della paura alimentata dal populismo. E tanta "gente di buona volontà" ne finisce vittima. Ma, dalla caduta di Weimar in poi, la storia insegna e noi non possiamo non imparare: "La Germania aveva necessità di un'uscita e con promesse e paure è andato avanti Hitler. Conosciamo il risultato".

Nel momento in cui il Pontefice è fortemente impegnato a costruire un dialogo nuovo con l'Islam moderato, l'ultima riflessione del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, non può piacere a Bergoglio. "Più che della famiglia, bisognerebbe avere paura dell'Islam", ha detto il vicepremier leghista, a proposito del convegno sulla famiglia di Verona. Il Papa, esplicitamente, non presta il fianco alla polemica: "Non chiedetemi di politica italiana, non la capisco". Giura di non sapere cosa sia questo congresso, lo derubrica a "uno dei tanti 'day' che fanno", si allinea ancora una volta alla posizione del segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin ("E' giusto nella sostanza, sbagliato nel metodo").

Ma, in tema di gestione delle migrazioni, Francesco serve un assist che non lascia spazio a interpretazioni: "Una volta ho parlato con un governante che rispetto, Alexis Tsipras. Discutendo degli accordi per non lascare entrare i migranti, lui mi ha spiegato tutte le difficoltà. Ma alla fine mi ha parlato col cuore e ha detto: 'I diritti umani vengono prima degli accordi'. Questa frase merita il premio Nobel".
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