MONDO

Ultima tappa della visita in Messico

Il Papa a 80 metri dalla frontiera con gli Usa, contro lo sfruttamento degli immigrati

Bergoglio ai detenuti del carcere di Ciudad Juàrez: "Spezzare i circoli viziosi della violenza e della delinquenza". Poi, palazzetto dello sport, ai circa 3.000 tra imprenditori, lavoratori e diversi esponenti dei "movimenti popolari"  ha ricordato che "Dio chiederà conto agli schiavisti dei nostri giorni"stop 

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Roma Papa Francesco ha deciso di trascorrere a Ciudad Juarez, la "Lampedusa" del Messico, l'intera ultima giornata del viaggio in Messico, iniziato venerdì scorso. In questo modo vuole lasciare un messaggio a difesa dei migranti, dei carcerati, delle persone stritolate dal capitalismo.

Bergoglio ha visitato il locale penitenziario dove si trovano 3mila detenuti. Il pontefice, nella cappella, ha salutato personalmente 700 reclusi. 

L'incontro con i detenuti
"Celebrare il Giubileo della misericordia con voi è ricordare il cammino urgente che dobbiamo intraprendere per spezzare i circoli viziosi della violenza e della delinquenza". Così il Papa si è rivolto ai detenuti del carcere Cereso 3. Poi ha evidenziato come la delinquenza sia il sintomo di un problema più vasto: il disadattamento sociale, sottolineando che "già abbiamo perso diversi decenni pensando e credendo che tutto si risolve isolando, separando, incarcerando, togliendosi i problemi di torno, credendo che questi mezzi risolvano veramente i problemi". 

"La misericordia ci ricorda - ha aggiunto Papa Francesco - che il reinserimento non comincia qui tra queste pareti, ma che comincia prima, 'fuori', nelle vie della città. Il reinserimento o la riabilitazione comincia creando un sistema che potremmo chiamare di salute sociale, vale a dire, una società che cerchi di non ammalarsi inquinando le relazioni nel quartiere, nelle scuole, nelle piazze, nelle vie, nelle abitazioni, in tutto lo spettro sociale. Un sistema di salute sociale che faccia in modo di generare una cultura che sia efficace e che cerchi di prevenire quelle situazioni, quelle vie che finiscono per ferire e deteriorare il tessuto sociale".

Perché, ha detto il Pontefice,"il reinserimento sociale inizia con la frequenza alla scuola di tutti i nostri figli e con un lavoro degno per le loro famiglie, creando spazi pubblici per il tempo libero e la ricreazione, abilitando le istanze di  partecipazione civica, i servizi sanitari, l`accesso ai servizi basici, per nominare solo alcune misure". 


E sempre parlando ai detenuti di Ciudad Juárez, Francesco li ha invitati "ad alzare la testa e a lavorare per ottenere tale desiderato spazio di libertà". Il Papa ha aggiunto: "Sappiamo che non si può tornare indietro, sappiamo che quel che è fatto è fatto; perciò ho voluto celebrare con voi il Giubileo della misericordia, poiché questo non significa che non ci sia la possibilità di scrivere una nuova storia d'ora in avanti. Ora vi può toccare la parte più dura, più difficile" ma "lottate, impegnatevi fin da qui dentro a capovolgere le situazioni che generano ulteriore esclusione".

Il Papa alla fine del discorso ai detenuti ha citato il passo del Vangelo in cui Gesù chiede a chi è senza peccato di scagliare la prima pietra. "Io dovrei andare via", ha detto il Papa dicendo di non parlare loro "dalla cattedra" "ma dall'esperienza dei miei peccati che il Signore ha voluto redimere".
Subito dopo, a bordo della "papamobile", dal carcere della città ha raggiunto il "Colegio de Bachilleres" dello Stato di Chihuahua, a circa dieci chilometri di distanza. Durante il tragitto ha salutato la folla che lo ha aspettato lungo tutto il tragitto.

L'incontro con imprenditori, lavoratori e diversi esponenti dei movimenti popolari
Nel palazzetto dello sport erano presenti circa 3.000 tra imprenditori, lavoratori e diversi esponenti di quei "movimenti popolari" che il Papa ha già incontrato sia in Vaticano, alla Casina Pio V, e sia in Bolivia.

Agli imprenditori e ai lavoratori il Papa ha ricordato che "Dio chiederà conto agli schiavisti dei nostri giorni, e noi dobbiamo fare tutto il possibile perché queste situazioni non si verifichino più. Il flusso di capitale non può determinare il flusso e la vita delle persone". 

"La mentalità dominante - ha proseguito - propugna la maggior quantità possibile di profitti, a qualunque costo e in modo immediato. Non solo provoca la perdita della dimensione etica delle imprese - ha sottolineato - ma dimentica che il miglior investimento che si può fare è quello di investire sulla gente, sulle persone, sulle loro famiglie. Il miglior investimento è quello di creare opportunità". Purtroppo però, ha concluso Bergoglio, "La mentalità dominante pone il flusso di persone al servizio dei flussi di capitale provocando in molti casi lo sfruttamento dei dipendenti come oggetti da usare e gettare". La messa a Ciudad Juarez a soli 80 metri dal confine con gli Usa  
Dal Papa poi un nuovo appello contro lo sfruttamento degli immigrati, dei poveri e delle donne celebrando la Messa a Ciudad Juarez, a soli 80 metri dal confine con gli Usa, marcato da una rete metallica che impedisce il assaggio legale di migranti sudamericani, davanti a centinaia di migliaia di persone. L`ultima tappa del suo viaggio in Messico. Prima della celebrazione è andato verso la grande Croce di legno che dà sul confine e ha benedetto le carpe dei migranti morti che non sono riusciti ad attraversare il confine. In territorio texano, a El Paso, circa 50 mila fedeli hanno seguito la celebrazione e il Pontefice li ha spesse volte salutati. 

"Mai più morte e sfruttamento! C`è sempre tempo per cambiare, c`è sempre una via d`uscita e un`opportunità, c`è sempre tempo per implorare la misericordia del Padre", ha detto Jorge Mario Bergoglio nella "Lampedusa d'America". Ciudad Juarez, come altri punti di frontiera del nord del Messico, vede ogni anno migliaia di persone cercano di attraversare il confine per avere un futuro migliore. "Un passaggio, un cammino carico di terribili ingiustizie: schiavizzati, sequestrati, soggetti ad estorsione, molti nostri fratelli sono oggetto di commercio del transito umano", ha detto il Papa ribandendo che c`è un solo mezzo per uscire da tutte queste ingiustizie: "E` tempo di conversione, è tempo di salvezza, è tempo di misericordia. Perciò diciamo, insieme con la sofferenza di tanti volti: `per la tua immensa compassione e misericordia, Signore, abbi pietà di noià purificaci dai nostri peccati e crea in noi un cuore puro, uno spirito nuovo".

"ll Messico è una sorpresa" ha detto il Papa nel saluto finale, ricordando il valore dei giovani e la speranza di questo popolo. Francesco, guardando i tanti fedeli, ha detto che "la notte ci può sembrare enorme e molto oscura, ma in questi giorni ho potuto constatare che in questo popolo esistono tante luci che annunciano speranza; ho potuto vedere in molti dei suoi testimoni, in molti dei suoi volti, la presenza di Dio che continua a camminare in questa terra guidandoli e sostenendo la speranza; molti uomini e donne, con il loro sforzo di ogni giorno, rendono possibile che questa società messicana non rimanga al buio. Sono profeti del domani, sono segno di un`alba nuova". 

Il Papa ha lasciato Ciudad per tornare a Roma, dove l'atterraggio dell'aereo è atteso alle 14.45 a Ciampino.
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