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Rai News
SCIENZA

L'intervista

Maiani: "Fermi un gigante, ma fu maltrattato dall'opinione pubblica"

A 80 anni dal premio Nobel, l'autore della teoria delle particelle elementari viene ricordato da un altro grande fisico italiano

Luciano Maiani, 76 anni, ha un curriculum con pochi eguali nel mondo della fisica. Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare tra 1993 e 1997, direttore generale del Cern tra 1999 e 2003 (secondo italiano dopo Carlo Rubbia), è noto soprattutto per il contributo dato al meccanismo GIM, teorizzato insieme a Sheldon Lee Glashow e John Iliopoulos, che ha portato alla scoperta del Quark Charm. Con lui abbiamo parlato di Enrico Fermi, con un occhio anche all'attualità.
 
Professor Maiani, quanto sono importanti iniziative come la Lectio Magistralis su Fermi?
“Ricordare Enrico Fermi, a 80 anni dalla vittoria del premio Nobel, è un buon modo per riportare al centro dell’attenzione una figura che è stata spesso maltrattata dall’opinione pubblica e che è probabilmente più nota negli Stati Uniti che in Italia. Troppe volte il suo nome è stato associato, negli anni, a quello della bomba atomica, e tutta l’opposizione, da parte di chi nel nostro Paese si è schierato contro il nucleare, si è riversata ingiustamente contro di lui”.
 
Quale eredità ci ha lasciato Enrico Fermi?
“Fermi ha lasciato un’eredità importante in campi molto avanzati. I suoi studi sulla fisica delle particelle, in particolare la teoria delle particelle elementari, per la quale ha vinto il Nobel, e le intuizioni sulla radioattività hanno favorito lo sviluppo moderno, aprendo all’uomo orizzonti infiniti. L’energia nucleare è un progresso straordinario, nonostante i rischi connessi al suo possibile uso per motivi bellici o i problemi ambientali legati allo smaltimento delle scorie. Credo che alla lunga, nonostante tutto, l’umanità non potrà farne a meno”.
 
Il tema del nucleare è sempre attuale. Cosa pensa dell'attuale situazione internazionale?
“Ogni passo verso la non proliferazione nucleare viene accolto in modo positivo da me e da tutti gli studiosi. Era stato così anche per l’accordo firmato da Stati Uniti e Iran. E’ essenziale sacrificare i propri interessi nazionali per motivi strategici. Ma se un Paese, dopo aver firmato un’intesa, decide di tirarsi indietro, come hanno fatto gli Usa per iniziativa del presidente Donald Trump, mi chiedo come sarà possibile, in futuro, pensare di arrivare ad altri accordi simili a livello internazionale”.
 
Secondo lei ci sono aspetti degli studi di Fermi rimasti sconosciuti?
“Ritengo improbabile che esista questa possibilità. Fermi ha avuto talmente tanti studenti che tutte le sue intuizioni sono state raccolte e niente è rimasto chiuso in un cassetto. Credo che la sua opera sia stata approfondita a sufficienza”.

Video integrale e approfondimenti
La registrazione integrale della Lectio Magistralis, interviste e approfondimenti sono disponibili sul sito di Roma3Radio