Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Paris-Photo-entra-nel-vivo-E-intanto-l-Musee-d-Orsay-si-chiede-Chi-ha-paura-delle-donne-fotografe-6095ff6a-7791-4216-91d1-0cc47c09d8fe.html | rainews/live/ | (none)
CULTURA

“Chi ha paura delle donne fotografe?” Paris Photo entra nel vivo

La vetrina della fotografia internazionale si anima di ora in ora, i moltissimi visitatori affollano gli stand e scattano centinaia, migliaia di foto alle fotografie esposte, alimentando un ridondanza dell’immagine che già racconta lo spirito dei tempi e l’atmosfera del luogo. Due galleristi italiani ci portano nel cuore della fiera. “E’ stato difficile arrivarci, selezione rigorosa ma esserci è importante”.

Condividi
di Cristina Bolzani
l successo di Paris Photo è nella apparente dicotomia classico-moderno. Apparente, perché al Grand Palais la fotografia c’è proprio tutta.  Ci sono gli scatti passati alla storia e quelli (quasi) appena scattati. Ci sono i grandi maestri, i talenti emergenti (se pur già consolidati) e ogni anno esplode qualche ‘caso’ di successo che regala al gallerista di turno affari d’oro.
Già, trattandosi di una fiera i soldi girano eccome, ma, come ci dice il gallerista Guido Costa - uno dei tre fortunati italiani ad aver passato le selezioni severissime necessarie a garantirsi una presenza a Paris Photo - quelli non si possono quantificare. E’ invece certo il ritorno di immagine e prestigio , la possibilità di essere visitati da direttori di musei e di altre grandi istituzioni. Aspetti non di poco conto, vista la concorrenza davvero fortissima delle gallerie americane francesi eccetera. E poi certo, c’è la crisi ma qualcosa qui si vende sempre. Certo, la foto di Nan Goldin esposta da Costa  costa 200mila euro, ma ci sono anche scatti molto più abbordabili. L’investimento più sicuro si fa comprando famose fotografie del passato, ma è molto diffuso l’acquisto fatto per il piacere di avere una certa immagine. Comunque l’orientamento di questa grande  rassegna - che ha una versione a Los Angeles giunta alla terza edizione - è privilegiare chi ha un’approccio artistico alla fotografia. 



Il mercato della fotografia è  vivace, ci conferma Giampaolo Paci - habitué anche dell’altro grande evento sulla fotografia, a New York - che ha portato in fiera la visionaria opera di Sandy Skogkund, tra le interpreti più importanti della stage photography.



Ma c’è anche la fotografia che si sfoglia e racconta attraverso libri fotografici. Quest’anno il premio di Photobook of the Year è andato a Daniel Mayrit per il suo You Haven’t See Their Face una serie di primissimi piani delle “cento persone più potenti nella città di Londra”. Una risposta all’operazione della polizia britannica che dopo i disordini dei 2011 divulgò delle foto di presunti rivoltosi.
 
Ma la scena parigina è più articolata di quanto il febbrile Grand Palais faccia pensare. Mentre Paris hoto celebra la fotografia presente e passata sulla scia del business,  il Musée d’Orsay provoca con una mostra femminista e si chiede: “ Chi ha paura delle donne fotografe?”.
Una storia della fotografe dal 1839 al 1945 che sorprende per la ricchezza e la molteplicità degli approcci. Se sul mercato della fotografia e a Paris Photo le donne restano indietro, nel museo di Gae Aulenti si ri riprendono tutta l’attenzione. 
Condividi