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POLITICA

Verso le elezioni

Pd, Renzi: sarà il primo gruppo, faremo meglio delle aspettative

"Mele marce? Di Maio ricorda Craxi con il mariuolo Mario Chiesa"

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La "solidità" di Marco Minniti e l'irruenza di Carlo Calenda nel risolvere le crisi aziendali: sono queste le due carte a cui Matteo Renzi e il Pd affidano le speranze per richiamare quel 30% di elettori, tra i 12 e i 15 milioni, che sono ancora indecisi a tre settimane dal voto e che potrebbero smuovere i sondaggi ancora penalizzanti per i Dem, che comunque puntano a essere il 5 marzo, ribadisce il leader dem, "il primo partito e il primo gruppo parlamentare".

In mattinata, Matteo Renzi ha portato a Firenze il ministro dell'Interno, che ha potuto esporre la sua filosofia sui temi della sicurezza e dell'immigrazione, diventati centrali nella campagna elettorale: "Bisogna separare - ha detto Minniti - le questioni di immigrazione e sicurezza dall'emergenza. Emergenza vuol dire mettere una toppa, rincorrere un problema. Immigrazione e sicurezza sono due questioni strutturali". Insomma Minniti, il governo e il Pd non "accettano lezioni da nessuno" e non inseguiranno il centrodestra in "sparate" su questi temi, puntando sull'affidabilità di quanto fatto specie nell'ultimo anno. "La linea di Minniti è la più solida e seria" ha detto in serata Renzi da Lilli Gruber a "Otto e Mezzo", anche rispetto a quella di Emma Bonino che pure nella coalizione. E ad Alessandro Sallusti che affermava che è meglio bloccare le partenze dalla Libia anziché puntare ai rimpatri, Renzi ha risposto: "Sono d'accordo, è quello che abbiamo fatto".

Anche perché al rimpatrio di 600.000 immigrati promesso da Berlusconi "non crede neanche lui" ha detto il segretario Dem. Insomma all'avvicinarsi delle urne la "serietà e la solidità" - questa la speranza in casa Pd - potrebbero pagare più dei fuochi di artificio di Salvini e del centrodestra "che è un esperimento genetico - ha detto Renzi - dato che sono divisi su tutto".

Ma anche sul tema del lavoro le iniziative di Carlo Calenda sulle crisi di Ideal Standard e della Embraco, hanno destato una certa fiducia in chiave elettorale. Per quanto riguarda la fabbrica di Roccasecca nel frusinate il ministro dello Sviluppo è riuscito in quello che i sindacati hanno definito "un miracolo" con il salvataggio di 300 posti di lavoro; il successo è stato salutato positivamente dal capogruppo Dem Ettore Rosato e dallo stesso Renzi per il quale un merito ce lo ha anche il Jobs Act e i suoi strumenti legislativi che hanno favorito la riconversione in continuità di contratto dei lavoratori. E su Embraco Calenda ha mostrato i muscoli affermando che se l'azienda non trasformerà i licenziamenti in cassa integrazione il governo "dichiarerà guerra" cercando di impedire la delocalizzazione in Slovacchia.

"Di Maio ricorda Craxi con il mariuolo Mario Chiesa"
E nel giorno in cui esplode il caso dei rimborsi dei parlamentari pentastellati e sui candidati impresentabili, arriva l'affondo. "Altro che 'mele marce'", come ha detto Di Maio, "hanno un intero negozio di ortofrutta", dice il segretario del Pd azzardando il paragone con Bettino Craxi che, cercando di minimizzare, dava del 'mariuolo' a Mario Chiesa. dai corsi e ricorsi della politica, si passa poi all'Antico Testamento per descrive un M5s "come un'Arca di Noe' sulla quale salgono truffatori, scrocconi e massoni".

A Grasso: "Su tetto stipendi prende in giro, unico a non rispettarlo"
Il secondo bersaglio e' Pietro Grasso, con cui Renzi avra' pure conservato un buon rapporto, ma al quale non risparmia critiche dopo la proposta del presidente del Senato di riconvocare l'ufficio di presidenza del Senato per ripristinare, dopo la scadenza del 31 gennaio, il tetto agli stipendi dei funzionari di Palazzo Madama. Una "presa in giro", per Renzi, da parte di chi "tra le alte cariche dello Stato e' l'unico a non aver aderito al tetto" di cui il segretario dem rivendica la paternita': "Si chiama tetto Renzi perche' lo abbiamo introdotto noi del Pd", precisa prima di ricordare a Grasso di aver un conto da saldare con il suo partito: "non ha mai versato le somme per le quali si era impegnato", quelle previste dallo statuto del pd per gli eletti.

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