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SALUTE

Prof. Pierangelo Clerici Pres. Ass. Microbiologi Clinici Italiani (AMClI)

"Per mezzo milione di infezioni la colpa è dell'ospedale"

Entrare in ospedale per curarsi magari di una patologia non grave ed uscirne morti, colpiti da un’infezione ospedaliera. Sono casi molto frequenti, che ci costano oltre un miliardo l’anno, sarebbe facilissimo ridurle del 60% senza farmaci senza strumenti senza grande impegno. Basterebbe lavarsi le mani come spiega il Direttore dell'Unità Operativa Microbiologia Azienda Ospedaliera Legnano (Mi)

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Legnano (Milano) Professore, andando in ospedale pensiamo di essere al sicuro da un punto di vista sanitario, invece si stima che in Italia ci siano tra le 450mila e le 700 mila infezioni ospedaliere l‘anno, soprattutto infezioni urinarie, seguite da infezioni della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi, sono dati di Federanziani. In tutta Europa sarebbero 37 mila i morti l‘anno, per infezioni contratte in ospedale. La situazione è davvero tanto grave?
Purtroppo la situazione appare grave nonostante gli sforzi per contenere il fenomeno. La stima di più di mezzo milione di degenti colpiti da Infezione Ospedaliera è reale e questo dato ci pone dinanzi, in una classificata stilata dagli organismi di controllo europei, a nazioni quali la Gran Bretagna, la Germania e la Francia con un primato che certo vorremmo non avere . I  pazienti che contraggono un'infezione ospedaliera e che muoiono per cause direttamente correlate  a ciò sono circa l'1% e questo spiega anche perchè le richieste risarcitorie  per Infezioni contratte in ospedale siano al 6° posto tra tutte le richieste di risarcimento.

Il costo complessivo delle Infezioni Ospedaliere in Italia (dovuto ad allungamenti dei tempi di ricovero, all'utilizzo di farmaci più costosi,) risulta di 1 Miliardo di Euro l’anno, che non è poco considerando che il Fondo Sanitario Nazionale è di circa 120 Miliardi di Euro. Appare quindi evidente come un contenimento ed abbattimento delle Infezioni Ospedaliere avrebbe anche un impatto economico importante liberando risorse da riallocare all'interno del Servizio Sanitario nazionale.

Quali sono i reparti più a rischio?
Il problema è rappresentato innanzitutto dalla provenienza del Paziente all'atto del ricovero,. E' ormai ampiamente dimostrato che gli anziani che giungono da Residenze Sanitarie Assistite rappresentano, per la più parte, il serbatoio dei microorganismi che si diffondono all'interno dell'Ospedale. I reparti più a rischio per l'eventuale gravità dell'evoluzione dell'infezione nei pazienti sono le Terapie Intensive, i Reparti Chirurgici ad alta complessità e le Medicine. Le infezioni che colpiscono i pazienti ricoverati sono soprattutto infezioni delle vie urinarie, infezioni dei siti chirurgici, infezioni dell'apparato respiratorio e sepsi.

Chi sono i soggetti più vulnerabili?
Certamente i pazienti che per patologia o per tipo di trattamento farmacologico risultano immunodepressi e quindi più facilmente suscettibili all'aggressione di microrganismi. Non è casuale che reparti di Oncologia, o Chirurgie dove si eseguono trapianti, siano considerati ad alto rischio e pertanto strutturati affinchè vi siano condizioni ambientali per evitare l'insorgenza di qualsiasi tipo di infezione.

Chi sono i responsabili delle infezioni ospedaliere?
I responsabili in senso stretto sono i microrganismi, sporattutto quelli dotati di resistenza ai trattamenti antibiotici come lo Staphylococcus aureus Meticillino Resistente (MRSA), Gli enterobatteri resistente agli antibiotici appartenenti alla famiglia dei carbapenemici e dei beta-lattamici (Klebsiella pneumoniae carbapenemasi produttore (KPC) , Enterobatteri a spettro esteso (ESBL).  Purtroppo questi fenomeni di resistenza agli antibiotici si sono diffusi per l'uso spesso inappropriato degli stessi favorendo una pressione selettiva che ha mantenuto vitali quelli in grado di resistere alle più svariate molecole. Un esempio inappropriato, che sempre viene ricordato è quello dell'assunzione di un antibiotico in caso di influenza: è una malattia virale e pertanto, tranne complicanze, non deve essere trattata con antibiotici.

Dicevamo che i microrganismi sono i responsabili in senso stretto dell'infezione ma l'infezione è, purtroppo, causata anche dall'uomo e dall'ambiente in cui opera. Essendo i microrganismi responsabili presenti in pazienti portatori è importante che in ospedale nessuno e nulla si trasformi in veicolo di infezione e a tale proposito l'azione di prevenzione ed educazione sul personale sanitario, sull'ambiente dove staziona il malato ed anche sui parenti visitatori è fondamentale.

Che precauzioni può prendere il malato, la sua famiglia, e cosa pretendere dagli operatori sanitari?
Per quanto concerne la prevenzione delle Infezioni Ospedaliere fondamentale è, anche se può apparire paradossale nel 2015, il lavaggio delle mani degli operatori sanitari, siano essi medici, infermieri o altro personale. Norma prioritaria è lavarsi le mani prima di assistere il paziente e dopo aver assistito il paziente indipendentemente dall'uso di guanti. Si può giungere sino ad una riduzione del 60% di infezioni ospedaliere  con questa semplice ma determinante operazione che l'Organizzazione Mondiale della Sanità non si stanca mai di ricordare. Importante è il controllo e la pulizia delle suppellettili che il malato ha a disoposizione soprattutto se non si trova in camera singola e ancor peggio se non dispone di un bagno riservato. Se un paziente è conosciuto per essere un portare di microrganismi responsabili di possibili gravi Infezioni Ospedaliere sarebbe opportuno mentenerlo in camera singola, questi pazienti non dovrebbero essere movimentati all'interno dell'Ospedale se non in casi eccezionali. Anche i parenti in visita devono seguire norme di buon comportamento sia per non portare microrganismi in Ospedale sia per non trasferirli all'esterno od in famiglia. Esistono poi interventi di Best Practice che interessano il medico nella scelta  somministrazione di antibiotici valutando quale farmaco può essere indicato in quel particolare tipo di paziente e per quella patologia senza correre il rischio di indurre pericolose resistenze ad altri antibiotici. Ideale sarebbe poter attuare, come in alcuni Ospedali già  viene fatto, un controllo microbiologico dei pazienti possibili portatori avendo così in poche ore la possibilità di definire le misure di prevenzione e di attenzione qualora il paziente risultasse effettivamente portatore di microrganimi pericolosi; l'unica limitazione alla diffusione di questa pratica resta ad oggi l'elevato costo del test diagnostico.

Esistono delle linee guida contro le infezioni ospedaliere, ma purtroppo i dati continuano ad essere sconfortanti: chi deve controllare e quali eventuali nuove indicazioni andrebbero date?
Ci sono Linee guida Internazionali e Nazionali per il Controllo delle Infezioni Ospedaliere ed ogni Regione in Italia ne ha emanate di proprie seppur sovrapponibili negli interventi. Alla base di tutto ciò deve trovarsi comunque un nucleo operativo all'interno di ogni Ospedale denominato Comitato Controllo Infezioni Ospedaliere (CCIO) che non solo deve essere in grado di monitare in tempo reale, in collegamento con il Laboratorio di Microbiologia, la presenza di microrganismi pericolosi, cosiddetti "sentinella", ma deve intervenire nei reparti per indicare le azioni più opportune per i pazienti esposti  oltre ad elaborare strategie per il controllo e contenimento delle infezioni ospedaliere soprattutto a carico di pazienti che giungono in ospedale provenienti da Residenze Sanitarie Assistite o da Lungodegenze. Ad oggi possiamo dire che esitono in tutti gli Ospedali le possibilità di intervenire per una corretta prevenzione delle Infezioni Ospedaliere ma purtroppo come i dati ci confermano  non tutto funziona al meglio; molto c'è ancora da fare ma 'impegno degli operatori sanitari su questo particolare argomento è  costante.
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