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MONDO

La spiegazione dell'esperto

Perché Giovanni XXIII è il Papa buono

Maria Lupi, docente di storia della Chiesa ripercorre le principali tappe dell'esperienza papale di Roncalli. Un pontificato nato come momento di transizione e destinato a cambiare radicalmente il volto della Chiesa

Giovanni XXIII
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di Annalisa FantilliRoma “Prima il Papa era una figura ieratica, con il pontificato di Roncalli - spiega la professoressa Maria Lupi, docente di storia della Chiesa all'università Roma Tre - il Papa diventa un pastore che accoglie i fedeli, con i suoi discorsi e i suoi gesti. Tutti ricordano le visite di Giovanni XXIII ai bambini, a quelle categorie che soffrono, alle persone sofferenti".

Ecco perché è chiamato il Papa buono...
"Impossibile dimenticare la partecipazione dei fedeli ai suoi funerali: una risposta mai vista. Nell’abbigliamento Giovanni XXIII è rimasto legato alla tradizione con un vestiario pomposo, tradizionale, ma con lui cambia il modo di fare il Papa, di essere il Papa. Comincia a viaggiare, va ad Assisi e Loreto, non molto lontano, ma era circa un secolo che un Papa non usciva da Roma”.

Il suo pontificato inizialmente fu pensato come un pontificato di transizione…
“Quando nel 1958 fu eletto Pontefice  aveva 77 anni, fu una sorpresa generale. Inevitabilmente fu considerato un Papa di transizione; il tempo avrebbe dimostrato il contrario. Il suo pontificato è stato di svolta.  L’annuncio del Concilio Ecumenico è arrivato a tre mesi dalla sua elezione. Un concilio nuovo rispetto a quello del 1870 interrotto dalla presa di Roma. Famoso il discorso dell’inaugurazione del Concilio: l’esposizione di un’intesa cordiale con il mondo moderno”.

Un pontificato di rottura quindi?
“Il mondo era cambiato e Giovanni XXIII si adoperò per favorire il dialogo ecumenico anche con gli ambienti ostili: rapporti con gli ebrei. Nel 1963 ha ricevuto personalmente nel suo studio privato in Vaticano Alexej Adjubei, con la moglie Rada, figlia del capo sovietico Nikita Kruscev. L’accorato appello di Roncalli durante la Crisi di Cuba confluito nell’enciclica Pacem in terris dell’aprile del 1963: un messaggio non solo per i cattolici. Quindi sì un pontificato di rottura”.

Fatto Santo insieme a Giovanni Paolo II, ma una vita molto diversa…
“Ha vissuto tutti gli eventi in un contesto diverso, nella prima metà del Novecento. Una formazione opposta: viene da una famiglia contadina, con una religiosità contadina, ma molto solida. Ha vissuto in seminario fin da bambino, solo successivamente ha studiato a Roma, in un ambiente più eterogeneo, più stimolante dal punto di vista intellettuale. Wojtyla invece proviene da una famiglia borghese. Lavora da operaio e da giovane studente è appassionato di teatro e di sport. E’ molto diverso quando una persona entra in seminario da bambino rispetto a quando il seminario è vissuto da adulto e da clandestino come accadde a Wojtyla”.
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