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POLITICA

L'economista dell'Ocse via dal G20 di Sydney, ma non arriverà per giurare

Padoan via da Sydney non giurerà oggi. Sua prima indicazione: evitare trappola della bassa crescita

Il presidente dell'Istat, chiamato per guidare il ministero dell'Economia, non riesce ad arrivare in tempo per il giuramento delle 11.30. Padoan: "Giurerò dopo"

Pier Carlo Padoan
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di Cristina Raschio È accaduto tutto velocemente. Nemmeno il tempo di arrivare a Sydney - dove si trovava per partecipare al G20 in veste di vice segretario dell'Ocse - che per Pier Carlo Padoan già era ora di ripartire. Destinazione Roma dove è stato chiamato da Matteo Renzi per guidare il ministero dell'Economia. Era da giorni che il suo nome circolava per il dicastero di Via XX Settembre. Pier Carlo Padoan, venerdì, al momento dell'annuncio della nuova squadra di governo, si trovava in Australia a ben 23mila chilometri di distanza dalla Capitale. Quindi non ce l'ha fatta ad arrivare in tempo per il giuramento di metà mattinata. 

Le cose da fare
Padoan ammette di avere "un sacco di cose da fare" per un incarico che definisce "gravoso". Il prossimo passo?  Una doverosa due diligence, misure che facilitino i ritocchi salariali e riducano il costo del lavoro, da evitare la trappola della bassa crescita. Poi ancora, più tutele per il reddito dei lavoratori e meno per il posto in sé. Cose, peraltro, già contenute nel rapporto dell'Ocse pubblicato ieri notte. Proprio in questo documento, che porta anche la sua firma, vengono sottolineati i rischi per l'Italia. Per citare il più insidioso, "la diffusa decelerazione nella produttività dall'inizio della crisi che potrebbe presagire l'inizio di una nuova stagione di bassa crescita". La ricetta per uscire dalla crisi del futuro inquilino del dicastero di Via XX Settembre? Detassare il lavoro e colpire le rendite per mantenere il deficit entro il 3%.

"Padoan sa cosa deve essere fatto", ha detto il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn commentando la sua nomina al ministero dell'Economia.

La pensa diversamente da Rehn, invece, il Nobel per l'economia Paul Krugman che sul suo blog dello scorso 30 aprile aveva accusato Padoan di essere "tra i più grandi sostenitori  dell'austerità, che con il loro tifo hanno spinto l'Europa al disastro".

In una intervista a Repubblica il presidente dell'Istat aveva affermato che "il fatto che l'Italia sia fuori dalla procedura per deficit eccessivo è un bene perchè rassicurare gli investitori internazionali sull'impegno del Paese può essere prezioso". Affermazioni che a Krugman non sono mai andate giù perchè - scriveva sempre sul suo blog - l'Ocse dà i consigli peggiori di ogni altra organizzazione internazionale: peggio della Commissione europea, peggio della Bce".
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