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SALUTE

Adolescenti e sesso

Adolescenti: più disinibiti ma intimiditi, schiavi del passaparola

Il web e il confronto coi compagni sono ancora le sole fonti di informazione sul sesso degli adolescenti, un fai-da-te molto pericoloso per la salute e la crescita sentimentale. Colloquio con Chiara Simonelli, presidente della Società Europea di Sessuologia

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Professoressa rispetto alle passate generazioni come vivono il sesso gli adolescenti di oggi?

Molte cose sono decisamente cambiate rispetto alle ultime due generazioni. Caduto il tabù della verginità - che era a carico esclusivo delle ragazze - si è assistito ad una generale scioltezza e disinibizione teorica dell’argomento sesso fra i più giovani. Dico teorica non a caso, perché molti sono intimoriti dalle aspettative sociali e del gruppo dei pari per cui un ragazzo si presume abbia una vita sessuale ricca ed appagante e una ragazza sia attraente, spigliata ma morigerata al tempo stesso. Detto in altre parole vige ancora la doppia morale per cui maschi e femmine sono discriminati anche fra di loro se il comportamento sessuale è troppo disinibito nel caso di lei o troppo poco espresso nel caso di lui. Vedo molti giovani uomini che hanno paura di “debuttare” sessualmente non sentendosi all’altezza della situazione e ne soffrono molto e vedo anche ragazzine discriminate perché si sono prestate ad avventure precoci e di ogni tipo, diventando il bersaglio del gruppo di amici. C’è anche, per un sottogruppo che ci preoccupa parecchio, l’anticipazione del primo rapporto sessuale legato ad una sessualizzazione precoce e diffusa e all’assunzione di rischi come l’alcol, il fumo o altri tipi di sostanze. Inoltre l’uso del profilattico riguarda solo una bassa percentuale dei nostri giovani.

Quanto incide in quello che ha descritto l'essere immersi nella tecnologia, nei nuovi mezzi di socializzazione virtuale?

Incide moltissimo. Sono persone nate e vissute col telefonino e col computer. Vivono in costante connessione col gruppo dei pari anche quando non si incontrano fisicamente.

Questo mondo che viviamo sembra a portata di mano, e la rappresentazione di cose atroci è più accettabile, se vissuta attraverso uno schermo. Qualcuno poi fa confusione, e mescola i piani, diventando uno stalker, uno stupratore, un cyberbullo. Come se ne esce?

Infatti lo spazio fra il mondo reale e quello virtuale si è ridotto ed è diventato fluttuante. Il problema più consistente a mio avviso nasce dalla mancata responsabilizzazione generale che affligge questa nuova generazione. Ragazze e ragazzi a cui sono stati posti pochi limiti e magari poco chiari. Vedo genitori che dicono dei “no” poco convinti e lasciano correre o addirittura cambiano idea: questo crea caos nella testa di un figlio che dovrebbe avere poche regole ma decise e su cui non si contratta. Un altro esempio è l’iperprotezione dei genitori rispetto al mondo della scuola dove il mondo degli adulti appare spesso in conflitto fra il ruolo del genitore che protegge a oltranza e magari l’insegnante che esprime un rimprovero o formula una richiesta.

Giustificare il comportamento inadeguato di un figlio, che sia sul rendimento scolastico o nel rapporto con gli altri, è un errore che verrà scontato successivamente.

Ci vorrebbe quindi una sinergia fra scuola e famiglia che permettesse agli adulti di svolgere il loro ruolo con determinazione e maggior consapevolezza dei danni che si possono fare anche in nome dell’ “amore”. Interventi mirati nella scuola dovrebbero coinvolgere anche i ragazzi stessi poiché bulli, stalker o l’assunzione di rischi troppo elevati servono anche ad acquisire identità negative forti laddove raggiungere una visibilità personale positiva viene ritenuto troppo faticoso o impossibile. Ragazze e ragazzi devianti cercano disperatamente l’attenzione e suggerirei di dargliela insieme agli strumenti per percorrere un’alternativa credibile e costruttiva anche dal punto di vista sociale. Affrontare la deresponsabilizzazione ed aumentare l’empatia, in estrema sintesi, credo sia una ricetta importante.

Si parla spesso della cosiddetta teoria del gender, che qualcuno rappresenta come voler imporre ai maschi cose da femmine e viceversa. Sono stati anche eliminati da alcuni Istituti scolastici dei libri che spiegavano la diversità, accusati proprio di fomentare il "gender". Cosa sostiene in effetti questa teoria, e soprattutto: c'è una teoria?

Non esiste una teoria del gender. Esistono da alcuni decenni gli studi sul gender che suggeriscono molte cose importanti. La prima cosa è che siamo in una società che ha semplificato in maniera polarizzata la realtà dividendo le persone in due categorie opposte e complementari: maschi e femmine. Ma è evidente che ogni uomo e ogni donna propongono diversissime incarnazioni dello stesso modello di appartenenza! Poi esistono gli stereotipi di genere, modelli di mascolinità e di femminilità condivisi socialmente e soggetti all’influenza storica e del contesto specifico.

Proprio sugli stereotipi un lavoro creativo con i giovanissimi potrebbe essere assai utile. Le ricerche ci dicono infatti che le persone con androginia psicologica sono più efficaci e più felici. L’androginia psicologica, più frequente nel sesso femminile, significa la presenza di tratti stereotipici di entrambi i sessi nella stessa persona: ad esempio, si ritiene che le donne debbano essere più empatiche e attente alla relazione con gli altri mentre l’uomo possa star bene da solo ma essere efficace nel lavoro e capace di leadership. Una persona che contempli contemporaneamente fra le proprie risorse psicologiche queste capacità maschili e femminili è decisamente più adattabile e con un’autostima più alta.

Purtroppo in Italia di recente si è fatta molta confusione e molti genitori si sono spaventati all’idea di un’educazione al gender nelle scuole perché sono state divulgate una serie di notizie tanto inquietanti quanto inattendibili. Speriamo che tutto rientri e che si possa fare insieme ai ragazzi una riflessione su questo tema con l’obiettivo di essere tutti più creativi e liberi dagli stereotipi che ci fanno soffrire.

L'Italia è uno dei pochi Paesi del mondo occidentale in cui non si faccia educazione sessuale a scuola. In cui i consultori non siano ambulatori medici a cui ricorrere per l'interruzione della gravidanza. Come si arriva, ancor oggi, da noi, alle cose del sesso e quanto espone a rischi di nascite indesiderate o di malattie sessualmente trasmesse?

La prima proposta di legge per l’educazione sessuale nel nostro Paese è datata 1902, nell’occasione di un’epidemia di sifilide. Ogni tanto in questo secolo abbondante qualcuno ci ha riprovato a fare una legge che finora non ha avuto successo nonostante i gravi pericoli per la salute fisica e mentale dei cittadini. Un grave ritardo e un disastro vero dati i problemi che sono sotto gli occhi di tutti. Come dicevo inizialmente, l’uso del profilattico è scarso nei giovani ma anche negli adulti, i consultori e la tutela della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza sono realtà spesso poco funzionanti o del tutto inaccessibili.

La vita sessuale delle persone è spesso costellata di difficoltà, di paure e anche di ignoranza a fronte di un’esplicita allusione o manifestazione collettiva in cui tutto sembra, al contrario facile, divertente e appagante.

Con la leggerezza che contraddistingue il linguaggio e l’immaginario dei ragazzi si parla di sesso ovunque, si usa il sesso per dimostrare potere personale e magari sopraffare un’altra persona o mostrare qualche trofeo agli amici o ancora per dimostrare una grande capacità di sedurre. Molti si sentono intimiditi e tagliati fuori da questa realtà competitiva e intrisa di narcisismo, altri soccombono al primo intralcio e altri ancora vanno incontro a delusioni e problemi gravi di salute. Ricordiamoci anche che la sessualità è legata alla propria identità e alle emozioni per cui dovremmo fornire ai nostri giovanissimi degli strumenti anche su queste aree per avere un’efficacia reale sulla gestione di un’area così importante.

L’ideale sarebbe non solo riuscire ad evitare tutte le brutte trappole negative: malattie, violenza, gravidanze indesiderate e altro ancora, ma anche promuovere la salute e la soddisfazione sessuale nel rispetto degli altri.

La sessualità da sempre è stata immaginata come un accesso privilegiato alla felicità personale ma essendo uno strumento molto potente può essere usato male e può provocare al contrario un’infelicità umana profonda.
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