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ITALIA

Caso regeni

Polizia e torture, Gabrielli: "Dal pm Zucca accuse infamanti". Indaga la Cassazione

Zucca aveva duramente criticato l'operato della Polizia con riferimento ai fatti di Genova del 2001. Chiesta al Csm l'apertura di una pratica su di lui per valutare se trasferirlo, Legnini: doveroso intervento

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Accuse "infamanti" e "oltraggiose", "arditi parallelismi che qualificano soltanto chi li pronuncia". Chiede "rispetto", "in nome di chi ha dato il sangue, di chi ha dato la vita", il capo della polizia Franco Gabrielli. Lo fa da Agrigento dove partecipa a un'iniziativa in ricordo di Beppe Montana, il responsabile della 'catturandi' di Palermo ucciso dalla mafia nel 1985.

La sua una replica a muso duro al sostituto procuratore generale di Genova Enrico Zucca, pm del processo sul pestaggio alla scuola Diaz; una risposta alla frase provocatoria ("i nostri torturatori sono al vertice della polizia, come possiamo chiedere all'Egitto di consegnarci i loro torturatori?") con cui il magistrato ha accostato quel che accadde durante il G8 del 2001 alla vicenda di Giulio Regeni, il ricercatore italiano sequestrato, torturato e ucciso al Cairo.

Gabrielli ricorda Montana e "i tantissimi troppi colleghi delle forze di polizia, magistrati, imprenditori, sindacalisti, rappresentanti delle pubbliche amministrazioni che hanno pagato con la loro vita quel loro impegno". Un esempio per chi ancora oggi ha compiti di responsabilit e che rende ancora pi offensive "le parole di chi ha detto che ai vertici della polizia ci sono dei torturatori". "Noi facciamo i conti con la nostra storia ogni giorno, noi sappiamo riconoscere i nostri errori. Noi, al contrario di altri, sappiamo pesare i comportamenti", rivendica orgogliosamente il capo della polizia tra gli applausi.

Zucca non arretra: "Il governo spieghi"
Il pm finito nell'occhio del ciclone non arretra però di un millimetro. E rilancia, chiedendo al governo di spiegare perché ha tenuto ai vertici operativi della polizia di Stato funzionari che erano stati condannati con le sentenze Diaz e Bolzaneto. "La rimozione del funzionario condannato è un obbligo convenzionale, non una scelta politica", osserva Zucca; e se "noi violiamo le convenzioni difficile farle rispettare ai Paesi non democratici". "Il mio messaggio di ieri era - spiega - 'crediamo in primis noi ai principi, prima di pretendere che ci credano altri'".

La Cassazione indaga sulle sue parole
Intanto, si muove il Pg della Cassazione Riccardo Fuzio, titolare con il Guardasigilli dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati, con l'avvio di accertamenti preliminari sulla vicenda. Mentre il ministero della Giustizia incarica il suo Ispettorato di acquisire la videoregistrazione integrale del convegno al quale intervenuto Zucca e una relazione dettagliata sulla vicenda, predisposta dal Procuratore generale di Genova. Che ha fatto già sapere come la pensa: "Il collega Zucca ha fatto un discorso molto articolato e pienamente condivisibile. Sono dispiaciuta per le incomprensioni, ma il suo intento non era certo quello di fare paragoni inappropriati tra uno Stato democratico e una dittatura", ha detto Valeria Fazio.

Nessuna iniziativa dal Csm, invece, ma un'aperta critica al pm arriva dal vice presidente Giovanni Legnini: ha espresso un "giudizio inappropriato sulla polizia di Stato", dice in apertura del plenum il numero due di Palazzo dei marescialli, manifestando "stima e fiducia" ai suoi vertici. Mentre il consigliere togato, Claudio Galoppi, di Magistratura Indipendente, definisce le accuse di Zucca di "inaudita gravità".

Chiesta al Csm l'apertura di una pratica. Legnini: doveroso intervento
L'apertura di una pratica sul pm è stata chiesta al Csm dal presidente della prima commissione Antonio Leone per valutare se vi siano "profili di incompatibilità", cioè se il magistrato vada trasferito d'ufficio. Il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini ha detto che sottoporrà la questione al prossimo comitato di presidenza e ha definito doveroso l'intervento del Csm.

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