Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Prada-dice-basta-pellicce-aef1cef2-0d85-4209-b6a2-8bf7f6feb266.html | rainews/live/ | true
TENDENZE

Il cambiamento dalle sfilate primavera/estate 2020

Prada diventa 'fur-free': basta pellicce

Dopo stilisti come Giorgio Armani, Versace, Burberry, Michael Kors, Ralph Lauren e Gucci, fino alle paladine del fur-free Stella McCartney e Vivienne Westwood, anche Prada dice addio alle pellicce 

Condividi
Prada entra nella famiglia 'fur-free'. Dalle collezioni donna della primavera/estate 2020 il gruppo italiano del lusso quotato ad Hong Kong non userà più pellicce animali per realizzare nuovi prodotti. La decisione è stata annunciata con la Fur Free Alliance, che riunisce oltre 50 organizzazioni in più di 40 paesi.
 
Per Miuccia Prada si tratta di un traguardo importante per un gruppo che ha in innovazione e responsabilità sociale i suoi valori fondanti. "La ricerca e lo sviluppo di materiali alternativi - ha spiegato – consentirà all'azienda di esplorare nuove frontiere della creatività e di rispondere, allo stesso tempo, alla domanda di prodotti più responsabili". 
 
Prada è solo l'ultima delle aziende del lusso a dire addio alle pellicce, in un settore sempre più attento ai temi della sostenibilità, anche per il ritorno mediatico connesso. Tra le maison più blasonate che già detto stop alle pellicce ci sono Giorgio Armani, Versace, Burberry, Michael Kors, Ralph Lauren e Gucci, fino alle paladine del fur-free Stella McCartney e Vivienne Westwood.  
 
Miuccia Prada a settembre 2018, alla presentazione della collezione primavera-estate 2019, aveva annunciato che la svolta era vicina: "Io le pellicce non voglio più farle - aveva detto la stilista - già oggi rappresentano solo lo 0,1% del prodotto, ma non amo gli annunci, dirò che non le faccio più quando sarà cosa fatta e finita". Il momento è arrivato. Dalla prossima primavera estate 2020, quindi, Prada non utilizzerà più pellicce per nuovi prodotti, mentre lo stock continuerà ad essere in vendita fino ad esaurimento delle scorte.   
 
Congratulazioni sono arrivate da Fur Free Alliance attraverso il presidente Joh Vinding. Plauso anche dalla Lav, con Simone Pavesi, manager dell'area Animal Free Fashion, che parla di una decisione "coerente con una nuova idea di lusso più etico e sostenibile" che "risponde alle aspettative dei consumatori". Per Pj Smith di The Humane Society of the United States "uno dei più grandi gruppi nel settore del lusso è diventato un player importante in materia di rispetto degli animali e di innovazione, a vantaggio delle generazioni future"
Condividi