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ITALIA

"L'ex premier convinto della parentela con Mubarak"

Processo Ruby, la parola alla difesa di Berlusconi. La sentenza venerdì 18

La procura ha chiesto la conferma della condanna a 7 anni di carcere per concussione e prostituzione minorile. In caso di ricorso in Cassazione, il verdetto finale non arriverà prima dell'estate 2015. La difesa: "Berlusconi non sapeva che Ruby fosse minorenne"

Silvio Berlusconi e Ruby
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Milano Berlusconi non sapeva che Ruby fosse minorenne ed era convinto della sua parentela con Mubarak, come anche che fosse egiziana. Questa la tesi della difesa davanti alla Corte di Appello di Milano, dove gli avvocati Franco Coppi e Filippo Dinacci tentano di smontare le accuse nei confronti dell'ex premier. La Procura ha chiesto per l’ex premier la conferma della condanna a 7 anni di carcere per concussione e prostituzione minorile inflitta nel processo di primo grado. La sentenza è attesa per venerdì 17 luglio.

La difesa
"Silvio Berlusconi non sapeva la parentela con Mubarak era una palla solenne", ha detto Franco Coppi nella sua arringa. Il professore ha così negato due dei 'capisaldi' della doppia accusa di concussione e prostituzione minorile. L'avvocato ha poi detto che l'ex premier "non sapeva nulla della minore età di Ruby". Del resto nessuno, vedendo la ragazza, che è "una stanga", avrebbe mai pensato che non avesse ancora compiuto 18 anni e lei stessa raccontava di averne 23 o 24. "Dopo il 27 maggio 2010 (quando Ruby è stata portata in Questura e poi affidata alla Minetti) è pacifico che non c'è nessun contatto tra Ruby e Berlusconi", ha aggiunto Coppi, e Arcore da quel momento "è rimasta per lei un miraggio irraggiungibile", perché "la porta è chiusa a causa proprio di tutte le sue bugie". Alla giovane marocchina non è rimasto che "andare dal ragionier Spinelli a chiedere l'elemosina" perché da parte di Berlusconi non le arrivano più aiuti e denaro.

"Nessuna prova che abbia fatto sesso con Ruby"
Inoltre, secondo la difesa non ci sono prove che Ruby abbia avuto rapporti sessuali con Silvio Berlusconi. Per Coppi nel descrivere le serate di Arcore, dove per l'accusa c'era "un sistema prostitutivo", si dà per scontato che "Ruby che partecipava alle serate da Berlusconi ed esercitava da meretrice" lo abbia fatto anche con Berlusconi. Secondo Coppi si tratta di una "prostituzione ambientale" di cui non ci sono prove. Per il difensore sembra "sufficiente mettere un piede nella villa di Arcore per finire nel letto del padrone. Si andrebbe direttamente dalla porta al letto passando magari per la sala da pranzo per un po' di bunga bunga".
 
Verdetto finale non prima dell'estate 2015
Se ci sarà un ricorso in Cassazione, il verdetto finale non arriverà prima dell’estate 2015 o, più probabilmente, prima dell’ottobre del prossimo anno. Ad affermarlo sono fonti della Suprema Corte, che hanno in mano l'agenda di marcia degli “ermellini”- La stima si basa su una serie di considerazioni. I tempi medi per la fissazione di un ricorso penale in Cassazione si attestano intorno agli otto-nove mesi a partire dal deposito. Nel caso del processo Ruby non c'è alcun imminente rischio di prescrizione come invece era per il processo Mediaset, per il quale vi era stata la fissazione anticipata davanti alla sezione feriale della Cassazione. Non ci saranno quindi corsie veloci di emergenza. Ammettendo che la Corte di Appello depositi le motivazioni del processo Ruby alla fine di settembre, i legali dell'ex premier avranno 30 giorni di tempo per ricorrere in Cassazione, cioè fino alla fine di ottobre o all’inizio di novembre. Calcolando gli otto-nove mesi standard, si giunge a ridosso dell'estate 2015 per fissare il processo.

La situazione dell'ex premier 
Silvio Berlusconi si presenterà a quella scadenza libero da ogni misura restrittiva, compreso l'affidamento alla “Sacra famiglia” di Cesano Boscone, che terminerà tra febbraio e marzo 2015. Se l'esito del processo in Cassazione gli sarà sfavorevole, il leader di Forza Italia rischia però una pena ancora più pesante. All’eventuale condanna per la vicenda Ruby sarebbero infatti sommati anche i tre anni del processo Mediaset coperti da indulto, che verrebbe revocato.
 
Le conseguenze sull'attività politica
Dal punto di vista politico, per Berlusconi la posta in gioco è altissima. Dalla prossima primavera potrà riprendere le sue attività senza limitazioni, ma una nuova condanna passata in giudicato sarebbe un vero e proprio macigno che potrebbe costringerlo a scontare un lunghissimo periodo agli arresti domiciliari. 
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