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MONDO

Usa2016

Il rapporto dell'intelligence USA che accusa Putin: "Ha ordinato lui campagna hacker pro Trump"

Alla fine Trump, dopo giorni in cui ha negato ogni evidenza, ha dovuto cedere. L'attacco hacker c'è stato e Mosca ha provato a colpire gli Stati Uniti ma "l'esito delle elezioni non è stato cambiato", ha detto alla fine dell'incontro con il capo dell'intelligence Usa, James Clapper, e con il direttore della Cia, John Brennan.

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L'ordine è partito direttamente dal Cremlino. Secondo l'intelligence americana sarebbe stato Vladimir Putin a volere una campagna hacker per screditare Hillary Clinton e portare alla Casa Bianca Donald Trump.

A dirlo sono gli 007 americani che ieri hanno presentato al presidente eletto Trump un rapporto - reso poi pubblico - con le informazioni raccolte in mesi di indagini sulla Russia e sul suo coinvolgimento nelle elezioni americane.

Alla fine Trump, dopo giorni in cui ha negato ogni evidenza, ha dovuto cedere. L'attacco hacker c'è stato e Mosca ha provato a colpire gli Stati Uniti ma "l'esito delle elezioni non è stato cambiato", ha detto alla fine dell'incontro con il capo dell'intelligence Usa, James Clapper, e con il direttore della Cia, John Brennan.

Una dichiarazione importante per Trump che ancora una volta, nel pomeriggio in una intervista al New York Times, aveva sostenuto che le questioni russe fossero in realtà "una caccia alle streghe" e che invece ora su twitter attribuisce piuttosto a una marchiana negligenza da parte del Comitato elettorale democratico




Il rapporto
Il documento pubblicato dall'intelligence Usa sostiene che Putin abbia "ordinato personalmente una campagna nel 2016 con lo scopo di influenzare le elezioni presidenziali" americane. Una campagna che si è trasformata da "un tentativo di denigrare" Hillary Clinton a "una chiara preferenza nei confronti di Donald Trump". L'inchiesta è stata ordinata dal presidente Usa Barack Obama che giovedì in anteprima aveva letto le conclusioni. Sempre secondo i documenti pubblicati dall'intelligence, Putin ha dato il via libera ad una azione su più fronti: da azioni di cyberspionaggio ad attacchi hacker fino a trollare costantemente Clinton e gli oppositori della Russia su internet.


Secondo il rapporto delle agenzie di intelligence americane, del quale è stata resa nota al pubblico una versione di 14 pagine, il presidente russo Putin ha "ordinato" una campagna per influenzare le elezioni americane. La campagna puntava inizialmente a minare la fede del pubblico nel processo democratico, a "denigrare" la candidata democratica Hillary Clinton e a danneggiare la sua futura presidenza. Successivamente la Russia ha "sviluppato una chiara preferenza per il presidente eletto Trump", si legge nel rapporto messo a punto da Cia, Fbi e il Direttore della National Intelligence.       Le tre agenzie hanno concluso che i servizi russi di intelligence sono penetrati in numerosi sistemi informatici legati ai partiti politici americani e hanno trasmesso le email trafugate a Wikileaks. La campagna russa è andata oltre la pirateria informatica, con propaganda sulle piattaforme di news controllate da Mosca ed un estensivo uso dei social media e di "trolls" per ampliare la discordia elettorale negli Stati Uniti e incoraggiare l'opposizione alla Clinton.       Malgrado questi sforzi, i russi erano convinti che sarebbe stata la Clinton a vincere le elezioni e già si preparavano a minare la sua legittimità dopo la vittoria. Secondo il rapporto, "i blogger pro Cremlino avevano già preparato una campagna su Twitter #DemocracyRip" (democrazia riposa in pace) da diffondere dopo le elezioni, che è stata però messa da parte quando ha vinto Trump. 

"Nessuna prova che Mosca sia riuscita a condizionare il voto"
Tuttavia, nonostante ci siano chiari segni di accessi ai comitati elettorali locali, non c'è alcuna prova per dire che Mosca sia riuscita a entrare e compromettere il conteggio dei voti lo scorso 8 novembre, il giorno delle elezioni. Inoltre il rapporto sostiene che "con molta sicurezza" la divisione d'intelligence dell'esercito russo ha creato il pirata Guccifer 2.0 e il sito DCLeaks.com per pubblicare le mail hackerate al partito democratico e al capo della campagna elettorale, John Podesta. Ma i documenti non portano a nessuna conclusione definitiva. "Non vogliamo fare una valutazione di quale impatto possano avere avuto queste attività sulle elezioni del 2016", si legge nel rapporto. Infine, scrive il New York Times, l'inchiesta non presenta prove incontestabili, cosa che potrebbe dar forza alla schiera di sostenitori di Trump per continuare a credere che sia tutta una farsa montata ad arte dall'amministrazione Obama. 


Obama a Trump: "Putin non è nella nostra squadra"
"Vladimir Putin non è nella nostra squadra", dice Barack Obama, rivolto al successore Donald Trump, in una intervista all'emittente Abc dopo che un rapporto dei servizi americani ha accusato il leader russo di aver "ordinato" una campagna per influenzare le elezioni americane a favore del miliardario newyorchese.    

  "Una delle cose che mi preoccupano è il livello cui siamo arrivati, con repubblicani, opinionisti e commentatori televisivi che sembrano avere più fiducia in Vladimir Putin che in altri americani perchè questi americani sono democratici. Questo non può essere", ha affermato Obama. "Dobbiamo ricordarci che siamo nella stessa squadra. Vladimir Putin non è nella nostra squadra", ha aggiunto il presidente, secondo le anticipazioni dell'intervista che sarà trasmessa domani. 
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