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POLITICA

Premier: mi arrabbio quando parlano di dittatura

Renzi: con il Sì Paese più semplice e forte. Non possiamo barcamenarci e galleggiare

"In 48 ore può succedere di tutto. Vi chiedo una mano. Servire il Paese e onorare la bandiera e inchinarsi alla bandiera è il gesto più prezioso per me - sottolinea il Presidente del Consiglio - Ma non sono io in discussione. Io posso lasciare domattina, non cambia niente. Ma c'è un unico modo, vinciamo"

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"Bisogna lottare nelle ultime 48 ore, la partita è apertissima, abbiamo fatto una cosa enorme". Così Matteo Renzi, nella diretta Facebook motiva il popolo del Sì: "Niente polemiche e accuse, parliamo con il sorriso del merito del referendum", dice il premier. E agli indecisi: "Pensate al futuro dei vostri figli". 

Il Presidente del Consiglio poi ribadisce: "Dire No significa bloccare l'Italia. Noi vogliamo vincere per cambiare le regole del gioco in Europa". Poi ad un eventuale confronto tv con il grillino Di Maio sul referendum, replica: "Sono pronto a fare un confronto con chiunque dei Cinque stelle abbia un po' di potere: con il Capo del Movimento o con il proprietario del Movimento, con Grillo o con Casaleggio".

A chi gli fa presente che il 4 dicembre potrebbe prendere "una legnata", il premier risponde: "Può darsi che si vinca, può darsi che si perda, ma la cosa bella è che decidono i cittadini. Noi stiamo dando agli italiani la possibilità di cambiare questo Paese di smettere di lamentarsi soltanto". 

Renzi concluderà la campagna referendaria questa sera a Firenze in Piazza della Signoria. Ora fa tappa a Palermo al Teatro Politeama dove ha esordito sottolineando: "Il risultato del referendum è totalmente aperto, si gioca sul filo dei voti. Io ho fatto qualche errore di troppo soprattutto all'inizio, ma questo referendum non riguarda il governo ma i nostri figli. Con il Sì consegniamo un Paese più semplice e forte". Poi l'attacco ai 5Stelle doopo il caso delle firme false in Sicilia: "Con noi e con il Sì il principio di trasparenza entra in Costituzione, mentre quelli che predicavano a parole trasparenza si avvalgono della facoltà di non rispondere. Noi facciamo le cose vere, altri le firme false". E incalza: "gli stessi politici che in trenta anni ci hanno preso in giro vengono a dirci che in sei mesi faranno la riforme". Il Presidente del consiglio prosegue: "Non possiamo stare a barcamenarci e galleggiare. Il Paese ha preso la direzione giusta. La Sicilia è decisiva, è sempre stata anticipatrice dei cambiamenti a livello nazionale. Siamo partiti indietro mentre gli altri erano avanti. Adesso che è chiara la domanda, sento un vento, un clima diverso e cambiato". 

Il premier infine sottolinea: "C'e' una bufala che mi fa particolarmente arrabbiare quando dicono che c'è il potere autoritario e la dittatura. Ho chiesto a Zagrebelsky mi dici dov'è l'articolo della Costituzione che cambia i poteri del Premier? E lui mi ha portato un articolo scritto per Repubblica, che è interessante ma ancora non è la Costituzione. Come si fa a sostenere come ha detto Luigi Di Maio che noi rischiamo di diventare una dittatura come il Venezuela di Pinochet?". 

Parlando delle regioni a statuto speciale, Renzi ricorda che "non cambierà nulla, piaccia o no. Ma anche qui dobbiamo avere un miglioramento dei servizi, in alcuni settori".

Scontri tra studenti e forze ordine: un fermato
Momenti di tensione stamani a Palermo, davanti al teatro Politeama dove si è tenuto un incontro pubblico a sostegno del sì al referendum, con il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Studenti e forze dell'ordine in tenuta anti-sommossa sono arrivati allo scontro dopo che i ragazzi hanno cercato di forzare il blocco di sicurezza che cinge la zona del teatro.

Un manifestante è stato fermato e condotto in Questura per essere identificato. Durante la manifestazione, un manichino con le sembianze del premier è stato dato alle fiamme. Tra gli striscioni esibiti dagli studenti si leggeva "Cacciamo Renzi" e "Via Renzi dalla Sicilia".



 
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