MONDO

Presidenzialismo sì o no?

Referendum Turchia, Erdogan chiede più poteri. Chiuse le urne, attesa per i risultati

Si è votato fino alle 17 locali, le 16 in Italia

Il Presidente Erdogan vota
Condividi
"Il referendum di oggi non è un voto qualsiasi, è uno dei più importanti della nostra storia", ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dopo aver votato per il referendum istituzionale."Servirà per accelerare lo sviluppo e definire il futuro del Paese", ha aggiunto Erdogan.

La Turchia ha votato per una riforma in senso presidenziale. Se vincerà il "Sì", Erdogan avrà poteri incontrastati e ciò gli consentirebbe di restare al potere altri 17 anni. E' testa a testa nei sondaggi, anche se gli ultimi davano in leggero vantaggio i sostenitori della riforma.

Il voto in Turchia si è svolto tra rigide misure di sicurezza, con 450 mila tra agenti e guardie locali schierati in tutto il paese. Si segnala una sparatoria in un seggio del sud-est a maggioranza curda. Aperta un'inchiesta.

I numeri del voto
Le urne si sono chiuse alle 17 locali, le 16 in Italia. Hanno avuto diritto al voto oltre 55 milioni di elettori. Hanno già votato più di 1,3 milioni di turchi all'estero, con un'affluenza record per gli emigrati di oltre il 45%. Il referendum non prevede un quorum, l'esito sarà deciso dalla maggioranza semplice dei votanti. I primi risultati alle 18 locali.

Sparatoria a un seggio in un villaggio curdo, tre morti
Tre persone sono morte in una sparatoria avvenuta in una scuola, adibita a seggio, nella provincia turca di Diyarbakir. Lo scambio a fuoco, avvenuto nel giardino dell'istituto scolastico, ha contrapposto due gruppi di diversa posizione politica, riferisce l'agenzia Dogan, nel villaggio di Yabanardi, nel distretto di Cermik. Tra i protagonisti, Mehmet Yildiz, il figlio del locale capo villaggio. Raggiunte dai colpi d'arma da fuoco, due persone sono morte poco dopo, mentre venivano trasportate in ospedale; Idriz Yildiz, rimasto anche lui ferito, è stato ucciso nello stesso ospedale, mentre veniva sottoposto a cure. Dopo gli spari, due figli del capo villaggio, Mehmet e Tahir Yildiz, sono stati arrestati.

"Impedito l'accesso a seggi a tre osservatori italiani"
Le forze di sicurezza turche avrebbero impedito l'ingresso in alcuni seggi a Batman, nel sud-est del Paese a maggioranza curda, a una delegazione di tre italiani, giunti come osservatori indipendenti insieme al partito curdo HDP per il referendum di oggi sul presidenzialismo. Lo riferiscono all'Ansa fonti locali. In base alle prime informazioni, non avrebbero avuto i permessi richiesti dalle autorità. I tre non sono in stato di fermo. Secondo quanto si apprende da altre fonti, la delegazione è composta dagli avvocati Elena Esposito e Nicola Giudice, dell'associazione giuristi democratici, e da un reporter, Lorenzo Bianchi. 

La riforma costituzionale e il sistema presidenziale
In ballo c'è l'abolizione dell'attuale sistema parlamentare che ha accompagnato la tradizione politica e democratica del paese per 94 anni. Al suo posto verrebbe introdotto un controverso sistema presidenziale, definito "alla turca" perché non simile a nessun altro modello al mondo e che secondo i critici della riforma segnerebbe l'inizio del governo di un solo uomo al potere.

La riforma è stata perseguita già a partire dal 2007 dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Ma i seggi parlamentari del partito della giustizia e dello sviluppo (akp, al governo) sono sempre rimasti insufficienti per raggiungere il numero minimo di 330 voti a favore per portare l'emendamento costituzionale a referendum. L'obiettivo è stato raggiunto solo lo scorso gennaio, dopo che il nazionalista mhp (quarto partito del parlamento) ha deciso di approvare la riforma. Da quando è giunto al potere nel 2002, l'akp non ha mai perso una elezione - fatta eccezione per le sole consultazioni del giugno 2015 dove ha avuto il 40,8% dei voti - ed ha mantenuto sempre il 50% delle preferenze. Anche per questo referendum i sondaggi indicano un simile risultato, ma le possibilità di superare il 50% delle preferenze - quale condizione per l'adozione della riforma - non risulta ancora data per certa, visto che anche il fronte del "no" si mantiene sulla stessa percentuale.

Membro della NATO dal 1952 e paese candidato per l'adesione all'UE dal 2005, la Turchia ha subito una profonda trasformazione negli ultimi 15 anni. Dopo un periodo riformista e improntato ad una maggiore democratizzazione del paese, il governo dell'AKP ha assunto un carattere sempre più nazional-islamista, andando ad escludere anche diversi "compagni di causa" - come sogliono autodefinirsi i membri dell'AKP - e facendo emergere sempre più la fiugra del presidente Erdogan come leader indiscusso della politica turca. Uno degli obiettivi del presidente Erdogan è infatti quello di arrivare al 2023, centenario della fondazione della Repubblica. Un traguardo che mira anche sostituire simbolicamente il fondatore della stessa repubblica, Mustafa Kemal Ataturk, con la propria figura.

La campagna di Erdogan
La modernizzazione delle infrastrutture del paese - le autostrade, i treni ad alta velocità, i ponti e i tunnel sotto il Bosforo - i "folli" progetti mastodontici sono stati accompagnati in questi anni dal sostegno ad cultura conservatrice legata ad una riscrittura della tradizione ottomana e attuata mediante il Direttorato per gli affari religiosi e numerose fondazioni pie, nonchè con la trasformazione del curriculum scolastico. Il tutto all'interno di un quadro economico sempre più incerto - dopo anni di crescita. Pur ricoprendo un ruolo essenzialmente rappresentativo e imparziale - secondo l'attuale costituzione turca - il presidente della Republica ha condotto una strenua campagna referendaria e realizzando comizi ed inaugurazioni in 40 province e partecipando a numerosi programmi televisivi per promuovere la propria riforma.

Per come è stata condotta la campagna del "sì", il referendum risulta però quasi trasformato in un voto plebiscitario per molti, dove l'elettore è chiamato a scegliere tra una "Turchia forte" e una Turchia in balia delle forze nemiche. All'occorrenza il fronte del "no" è stato definito "terrorista" e associato al PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) e al movimento di Fethullah Gulen (responsabile secondo Ankara del tentato golpe del luglio scorso). Anche la tensione con l'Unione europea e alcuni paesi membri come la Germania e l'Olanda sono stati utilizzati per alimentare questa retorica, a cui una gran parte di media locali pro-governativi hanno dato man forte, anche per attirare i voti dell'elettorato del MHP che secondo I sondaggi non risulta sostenere il sistema messo al voto La stessa ricerca di favori ha portato più recentemente Erdogan e il premier Yildirim a rivedere la retorica rivolta all'elettorato di origine curda, mentre i rappresentanti politici curdi - inclusi 11 deputati HDP - continuano a restare in carcere.

La svolta autoritaria dopo il tentato golpe
Il Paese arriva al referendum dopo un tentato golpe - che ha portato alla morte di oltre 240 persone - e in stato di emergenza, prolungato per la seconda volta fino al prossimo 19 aprile. Gli ultimi mesi hanno finora portato all'arresto di 43mila persone, al licenziamento di oltre 136mila dipendenti pubbilci - tra magistrati, docenti delle scuole e universitari, poliziotti e militari - ad almeno 100mila indagati e alla chiusura di centinaia di media e associazioni. Seppure con un esito ancora incerto restano forti gli interrogativi sul futuro del paese, a prescindere dal risultato finale. 
Condividi