MONDO

Gli inquirenti: non riconducibile a Regeni lo zainetto mostrato alla tv egiziana

Regeni, Renzi: "L'Italia non si accontenterà di nessuna verità di comodo"

I genitori di Giulio Regeni, in un comunicato inviato tramite l'avvocato di famiglia Alessandra Ballerini, si dicono "feriti ed amareggiati dall'ennesimo tentativo di depistaggio da parte delle autorità egiziane" sulla barbara uccisione di loro figlio Giulio 

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"L'Italia non si accontenterà di nessuna verità di comodo. Consideriamo un passo in avanti importante il fatto che le autorità egiziane abbiano accettato di collaborare e che i magistrati locali siano in coordinamento con i nostri. Ma proprio per questo potremo fermarci solo davanti alla verità'. Non ci servirà a restituire Giulio alla sua vita. Ma lo dobbiamo a quella famiglia. E, se mi permettete, lo
dobbiamo a tutti noi e alla nostra dignità". Così il premier Matteo Renzi nella sua E-news. "Vorrei fare gli auguri di Buona Pasqua a
tutti gli italiani, ma - me lo permetterete - soprattutto a chi in questo anno ha perduto qualcuno di caro, un amico, un congiunto, un genitore, un figlio- ha detto Renzi - la Pasqua è per credenti e non un'occasione di festa, certo. Ma anche una opportunià', laica e religiosa, di riflettere sulla vita e sulla morte. E allora il mio Buona Pasqua è innanzitutto per quelli che in questo ultimo anno sono stati colpiti da un lutto".  E allora, "tra i tanti, un pensiero speciale alla famiglia di Giulio Regeni, il giovane italiano ucciso in circostanze ancora tutte da chiarire al Cairo quasi due mesi fa. Un pensiero accompagnato da un impegno: l'Italia non si accontenterà di
nessuna verità di comodo”.

Non convince la versione dell'Egitto sul caso e inquirenti e investigatori romani chiederanno alla polizia egiziana di ricostruire ed approfondire l'iter che ha portato i documenti di Giulio Regeni nella disponibilità della persona presso la quale sono stati trovati. Lo faranno nell'incontro che si terrà a Roma il 5 aprile così come concordato in occasione della trasferta al Cairo del procuratore Giuseppe Pignatone e del sostituto Sergio Colaiocco. Gli inquirenti hanno accertato come 'non riconducibile' a Regeni lo zainetto mostrato alla tv egiziana.

I magistrati di piazzale Clodio, in particolare, vogliono scoprire da chi e attraverso quale canale i documenti del ricercatore universitario (passaporto, due tesserini universitari e il bancomat, mentre gli altri oggetti mostrati in televisione, a cominciare dallo zainetto con lo stemma dell'Italia, non sono considerati riconducibili a Giulio) sono arrivati nell'abitazione della parente di uno degli uomini indicato dagli egiziani come sequestratore.

Gli inquirenti, inoltre, sono ancora in attesa, come ricordato dallo stesso Pignatone, della documentazione completa relativa agli accertamenti eseguiti al Cairo, considerato che il materiale finora consegnato risulta parziale.

"L'ennesima versione dei fatti sull'omicidio di Giulio Regeni è scoraggiante e getta un'ombra sul rigore delle indagini svolte in Egitto", scrive, in un tweet, la presidente della Camera Laura Boldrini mentre  il ministro Orlando dice: "Il governo italiano vuole la verità, non dei surrogati".

Due mesi dopo la scomparsa del ricercatore italiano, i suoi amici al Cairo sono ancora choc. "Cerco di non pensarci", commenta al telefono con il Corriere della Sera Mohammed el Sayed, giovane avvocato che divideva con Regeni e con un’insegnante tedesca l’appartamento di Dokki. Mohammed non riconosce la borsa rossa in cui erano contenuti i documenti del coinquilino presentata ieri dalla polizia, ma sottolinea pure che non entrava nella sua stanza e non sa che accessori avesse. «L’unica cosa certa è che non fumava droga", aggiunge a proposito dei 15 grammi di hashish trovati insieme ai documenti. "Io posso dire che gli occhiali da sole ritrovati non sono i suoi», ci dice invece Amr Asaad, altro amico di Giulio.

I genitori di Giulio Regeni, in un comunicato inviato tramite l'avvocato di famiglia Alessandra Ballerini, si dicono "feriti ed amareggiati dall'ennesimo tentativo di depistaggio da parte delle autorità egiziane" sulla barbara uccisione di loro figlio Giulio che, esattamente due mesi fa, veniva rapito al Cairo e poi fatto ritrovare cadavere dopo otto giorni di tortura. "Siamo certi - aggiungono - della fermezza con la quale saprà reagire il nostro Governo a questa oltraggiosa messa in scena che peraltro è costata la vita a cinque persone", "così come sappiamo che le istituzioni, la nostra procura ed i singoli cittadini non ci lasceranno soli a chiedere ed esigere verità". "Lo si deve non solo a Giulio - concludono - ma alla dignità di questo Paese".  

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