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EUROPA

Londra

Regno Unito, Keir Starmer è il nuovo leader del Labour Party

Avvocato, 57 anni, succede a Jeremy Corbyn

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Il partito laburista britannico ha scelto l'avvocato e deputato Keir Starmer come suo nuovo leader, mettendo fine alla leadership di Jeremy Corbyn che proseguiva dal 2015. Il congresso del partito non si è svolto e l'annuncio è stato dato con un comunicato stampa e un discorso pre-registrato. Vice di Starmer, esponente dell'ala di centrosinistra del partito d'opposizione, sarà Angela Rayner.

Starmer ha scelto due frasi per marchiare a fuoco il primo giorno del dopo-Corbyn. La prima e' un micro-autoritratto ideato per essere iscritto nel marmo: "Io sono una persona che non puo' semplicemente guardare oltre quando vede qualcosa di sbagliato". La seconda sono delle scuse per l'incapacita' del Labour di sradicare dalle proprie fila "la vergogna" delle accuse di antisemitismo: "In nome del partito mi dispiace, e prometto che sradichero' questo veleno insieme alle sue radici". Due frasi che riassumono il cuore della sfida di questo europeista convinto, campione dei diritti umani e al tempo stesso realista pragmatico: unire un partito profondamente spaccato e segnando una rottura nettissima rispetto alla linea di ultra-sinistra del suo predecessore, Jeremy Corbyn, spazzato via alle ultime elezioni.

Una sfida che va ad assommarsi con quella, potenzialmente devastante, dell'emergenza coronavirus. Eppure sembra scritta nel destino l'ascesa ai vertici del Labour del 57enne ex ministro-ombra per la Brexit nominato baronetto grazie al suo impegno per i diritti umani: quando nacque, i suoi genitori scelsero il nome di battesimo proprio in onore del leggendario fondatore del partito laburista Keir Hardie, gia' segretario del sindacato minerario scozzese dal 1886 e poi presidente del Labour fino al 1908. Invece - eletto dal 56,2% dei circa 500 mila iscritti al partito staccando nettamente le antagoniste Rebecca Long-Bailey e Lisa Nandy - Starmer e' un volto relativamente nuovo della scena politica britannica: uno dei cinque figli di un'infermiera e di un attrezzista, e' stato per anni avvocato dei diritti umani con l'idea di "cambiare il sistema".

Le ossa se l'e' fatte con un caso celeberrimo in Gran Bretagna, il 'McLibel case' che vedeva il colosso McDonald's scagliarsi contro due attivisti ambientalisti che ne avevano messo in discussione le pratiche gestionali, impegno che lo porto' a comparire nel documentario che Ken Loach realizzo' sulla vicenda. Una causa che duro' 10 anni, che non si concluse con la sconfitta del colosso planetario dell'hamburger, ma fini' con l'ampliamento del diritto d'espressione in Gran Bretagna. Dopodiche' il passaggio come capo del Crown Prosecution Service, in pratica la Procura generale d'Inghilterra, dove l'idea era quella di cambiare il sistema 'dall'interno' (pure al costo di qualche decisione controversa). E, a partire dal 2014, il salto nell'agone della politica, quando si candido' tra le file del Labour nel distretto elettorale di Holborn and St. Pancreas, venendo eletto alle elezioni dell'anno successivo con oltre 17 mila preferenze.

Oggi, i media britannici sottolineano che le differenze tra Starmer e Corbyn non potrebbero essere piu' evidenti: se quest'ultimo era il personaggio polarizzante che era riuscito a conquistare il partito elettrizzando il voto giovane con un programma di ultra-sinistra per poi finire stritolato nella doppia stretta delle accuse di antisemitismo al Labour da una parte e di una posizione "ambigua" nei confronti della Brexit dall'altra, Starmer e' l'uomo "senza nemici", come dice il Guardian, uno il cui credo e' "l'unita' del partito", non la battaglia ideologica. Tanto che gia' nel 2016 iniziarono a manifestarsi i primi screzi con l'allora capo del partito: nominato ministro-ombra per l'immigrazione, Starmer si dimette in aperta opposizione alle modalita' di leadership di Corbyn, salvo poi rientrare al governo ombra come responsabile per la Brexit. Il problema e' che in questa veste la sua linea era sicuramente piu' netta di quella del leader laburista: europeista sfegatato, l'ex avvocato dei diritti era in prima linea nel chiedere un secondo referendum sull'uscita o meno del Regno Unito dall'Ue. L'idea era quello di unire il partito, ma forse contribui' invece al disastro elettorale dello scorso dicembre avendo finito per allontanare le roccaforti laburiste del Nord, fieramente pro-Brexit.

Oggi lo scenario pero' e' gia' radicalmente cambiato. Non comincia sotto i migliori auspici l'avventura di Starmer: da una parte la pandemia sta travolgendo l'economia britannica, dall'altra devono essere negoziate le future relazioni tra la Gran Bretagna e l'Ue, e questo con un Labour che risulta debole e diviso come non mai. Per suoi manifesti elettorali Starmer scelse una scritta che suona come un manifesto: "Ho passato tutta la mia vita a lottare contro le ingiustizie e oppormi ai potenti". La domanda e' se il nuovo leader riuscira' laddove Corbyn e' fallito: avere la meglio sul premier Boris Johnson e riportare il Labour al governo. Che oggi, a causa del nemico invisibile del coronavirus, i paradigmi della politica siano profondamente cambiati, mostra di averlo capito bene: la sua elezione, ha detto Starmer, "arriva in un momento diverso da qualunque altro momento della nostra vita" e pertanto i laburisti "si impegneranno in modo costruttivo" al fianco del governo di BoJo. Impensabile, solo un mese fa.
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