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POLITICA

Bocciatura Europea

Renzi: "Sapevamo che i numeri non erano quelli di Letta"

Commenta aspramente il premier la doccia fredda sui conti arrivata da Bruxelles e rilancia sulle riforme: "ora è il momento di non scherzare"

Matteo Renzi
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“Sapevamo che i numeri non erano quelli che raccontava Letta, ma siamo gentiluomini e non abbiamo calcato la mano”. Ha commentato così Matteo Renzi la nuova bocciatura per i conti italiani arrivata ieri dalla Commissione Europea. Una doccia fredda probabilmente attesa quindi dal governo, ma una doccia fredda che ha lasciato l’amaro in bocca al premier che proprio oggi incontrerà i partner europei a Bruxelles. Un incontro straordinario per fare il punto sulla crisi ucraina ma un incontro in cui, con ogni probabilità, il presidente del Consiglio italiano affronterà anche i temi economici con i colleghi.
 
“Ora dobbiamo correre: se è vero che i mercati hanno fiducia in noi, come dimostra lo spread sceso anche in attesa delle riforme annunciate, è vero anche che non possiamo scherzare”, ha spiegato poi Renzi. Un commento che, per quanto aspro, non vuole essere il preludio all’apertura di un fronte polemico con l’ex premier Letta, ma al contrario vuole trasmettere la fretta di agire e fare cose concrete.  E dopo l’appuntamento odierno, che sarà l’esordio europeo del premier, a correre bisognerà cominciare, almeno in Europa, già da lunedì prossimo quando il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan si presenterà a Bruxelles per l’Eurogruppo. Come vuole la prassi, Padoan avrà l’occasione di presentarsi ed esporre, anche se sommariamente, il proprio programma. Il ministro italiano però, potrebbe anche aver modo di illustrare alla Commissione e ai ministri della zona euro, che tra l’altro le sollecitano con insistenza, un paio di decisioni addirittura già prese dal governo Renzi.
 
Il governo ha già una strategia in cantiere, il Tesoro sta lavorando alla cosiddetta due diligence, il check dei conti pubblici per verificare i reali margini di manovra. Ma la strada è in salita. Nulla trapela, si immagina tuttavia una risposta a doppio binario: uniformarsi alle pressioni dell’Europa e al tempo stesso rilanciare la crescita. Operazione complicata: l’unica chiave è nelle aperture giunte dall’Europa dove sia il Commissario Olli Rehn sia il presidente dell’Eurogruppo Jeroem Dijsselbloem hanno fatto capire che lo scambio flessibilità dei conti contro riforme è praticabile. Ma per centrarlo sia Renzi che Padoan dovranno spendersi a Bruxelles e conquistare la fiducia dei loro omologhi continentali.
 
Ora la priorità è quella di uscire dalla stagnazione. “Via di corsa verso Jobs Act” dice Renzi. “E non si tratta di fare le cicale”, aggiungono all’Economia. Il Paese ha fatto sacrifici enormi in questi ultimi anni, tenuto sotto controllo tutto il possibile, “ma senza la crescita del’economia non funziona niente”. Non si creano posti di lavoro, tanto per cominciare, ma la spinta sul prodotto interno lordo è essenziale anche per tenere sotto controllo il debito pubblico, che come ha ricordato ancora ieri la Commissione Ue, continua a pesare enormemente sui conti e sulla fiducia dei mercati.
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