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POLITICA

è scontro nel governo

Riconoscimento figli coppie gay. Fontana: "È contro la legge". Di Maio: "Su questo nessun accordo"

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È scontro nel governo sul riconoscimento dei figli delle coppie gay. Se il ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana ricorda che è vietato dalla legge, il vice presidente del consiglio Luigi Di Maio sottolinea il disaccordo fra i due partiti di governo e che quindi in questa legislatura non ci sarà alcuna legge su questa materia.   

Fontana, illustrando le linee del suo dicastero alla prima audizione della Commissione Affari sociali, sottolinea che la maternità surrogata, alla quale ricorrono coppie gay all'estero per avere figli, è vietata in Italia "anche penalmente" come è vietato, "e tale dovrebbe rimanere", riconoscere "i bambini concepiti all'estero da parte di coppie dello stesso sesso".   

Parole che scatenano inevitabili polemiche. E lo scontro attraversa anche il governo. Di Maio, che concede a Fontana il fatto che la legge italiana vieta l'utero in affitto, aggiunge però che "poi ci sono i bambini e questi bisogna tutelarli". Anche il sottosegretario alla presidenza del consiglio Vincenzo Spadafora risponde a Fontana che "non esistono bambini di serie A o di serie B e tutti devono essere tutelati".   

A schierarsi contro le parole di Fontana anche la sindaca M5S di Torino Chiara Appendino. "Siamo orgogliosi che Torino sia stata la prima città italiana a consentire alle coppie omogenitoriali di veder riconosciuto il diritto ai loro figli di avere entrambi i genitori - dice -  e continueremo a farlo".   

Fontana riceve invece l'endorsement del ministro dell'Interno Matteo Salvini: "Fino a quando io sarò ministro gameti in vendita ed utero in affitto non esisteranno come pratica, sono reati. Difenderemo in ogni sede immaginabile il diritto del bambino di avere una mamma ed un papà".   

Reagiscono le Famiglie Arcobaleno per voce della presidente Marilena Grassadonia: "La fecondazione eterologa, oggi non prevista nella legge 40 per le coppie omosessuali, prevede però che lo status dei figli debba essere riconosciuto e tutelato, qualunque sia il sesso dei genitori. Se la società va più avanti della politica - aggiunge - allora vuol dire che la politica è un problema. Rimandiamo le parole del ministro, piene di pregiudizi, ideologie e convinzioni personali, al mittente perché non si muovono nell'interesse del minore".

Duro anche il commento del presidente di Arcigay Gabriele Piazzoni: "La misura è colma: Salvini e Fontana la smettano di fare propaganda sulla pelle dei bambini. Sono i Tribunali a ordinare il riconoscimento di quei bambini, perché l'interesse del minore viene prima di tutto, specie delle squallide campagne di consenso dei ministri leghisti".   

Anche un papà illustre come Nichi Vendola, che con il marito ha avuto un figlio tramite la maternità surrogata, non tace di fronte alle parole del ministro: "Le parole di Fontana sono frutto di ignoranza e di intolleranza. Purtroppo per lui, nessuno potrà cancellare le nostre famiglie e i nostri figli".

E così il presidente dell'Anci Antonio Decaro: "No a bambini di serie B. Diritti e tutele sono obbligo dello Stato. I sindaci, ancora una volta, hanno avuto il coraggio di imporre all'attenzione generale un tema sul quale il legislatore è inritardo".   

Le parole di Fontana sono piaciute al senatore di Fi MaurizioGasparri che parla di "turpe tratta delle donne per appagare le coppie gay". Ma il capogruppo del Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci non concorda: "Il ministro Fontana faccia le sue battaglie ideologiche ma per favore lasci stare i bambini. Impedire il riconoscimento dei figli delle coppie gay sarebbe un ritorno al Medioevo". 
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