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POLITICA

Palazzo Madama

Riforme, al Senato scontro tra maggioranza e opposizione per l'emendamento 'canguro'

Irrompe l'emendamento firmato dal Dem Roberto Cociancich che fa insorgere l'opposizione. Riscrivendo completamente l'articolo 1 del testo, una volta approvato, farebbe decadere tutte le proposte di modifica presentate al primo articolo della
riforma. Anche quelle (in tutto 19) per le quali Grasso aveva già disposto il voto segreto. FI e Lega parlano di "truffa".

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Primi voti sugli emendamenti alle riforme in Senato e la maggioranza incassa l'approvazione del primo emendamento che recepiva gli accordi interni al Pd e dell'intera maggioranza di governo. A questo si aggiungono numeri ampi che inducono all'ottimismo per i prossimi giorni. Ma il primo giorno di voti in Aula è stato contrassegnato da tensioni e proteste delle opposizioni per l'escamotage della maggioranza stessa, il cui emendamento è stato scritto in modo tale da farne decadere molti altri. Proteste che sono giunte alla minaccia di abbandonare i lavori.

Dopo giorni di schermaglie verbali, finalmente l'Aula di palazzo Madama ha iniziato oggi a votare gli emendamenti, partendo dal primo articolo. E' vero che dopo il ritiro degli emendamenti ostruzionistici di Sel e della Lega a questo articolo sul tavolo ne rimanevano "solo" 908, ma è altrettanto vero che su esso incombevano dei voti segreti, ammessi dal presidente Pietro Grasso su 19 emendamenti. All'inizio di seduta, poi, il presidente del Senato ha dichiarato inammissibili 595 emendamenti, in quanto modificavano delle parti già approvate in doppia lettura sia dal Senato che dalla Camera.

L'emendamento Cociancich
Ma ad accendere le proteste delle opposizioni è stata la scoperta di un emendamento "canguro" presentato dal senatore del Pd Roberto Cociancich. Esso assorbiva l'emendamento di Anna Finocchiaro che recepiva gli accordi di maggioranza, ma in più era scritto in modo tale da essere votato tra i primi, facendo cadere, una volta approvato, tutti gli altri, compresi quelli su cui incombeva il voto segreto. Il primo a insorgere è stato Roberto Calderoli ("è un attentato alla democrazia"), seguito da Paolo Romani di Fi ("una burla intollerabile"), da Cinzia Bonfrisco dei Conservatori ("è macelleria parlamentare"), da Giovanni Endrizzi (M5s) e Beppe De Cristofaro (Sel). Gli interventi hanno preso di mira personalmente Cociancich, tanto che il capogruppo del Pd Luigi Zanda è intervenuto con foga per difenderlo, suscitando una standing ovation liberatoria dei senatori Dem. C'è da registrare però anche il malumore di alcuni gruppi di opposizione verso la Lega e Roberto Calderoli, esplicitata in aula da Endrizzi, De Cristofaro e Luciano Uras (Sel). La valanga di emendamenti del Carroccio (85 milioni, poi tagliati da Grasso a 383 mila) hanno fornito il destro alla maggioranza di utilizzare la tecnica parlamentare per aggirare questo ostruzionismo estremo.

In ogni caso i pochi emendamenti delle opposizioni votati sono stati tutti respinti dalla maggioranza con numeri per lei confortanti: 171 rispetto ai 161 che costituisce la maggioranza assoluta. Per di più erano assenti i senatori a vita, favorevoli alla riforma. Le opposizioni si sono sempre fermati a 119 voti. Alla fine non si è riusciti a votare l'emendamento Cociancich, cosa che avverrà domani.

Sull'articolo 2 emendamenti solo a comma 5
Ma a conclusione della seduta è arrivata un'altra buona notizia da Grasso: il presidente del Senato ha dichiarato inammissibili tutti gli emendamenti all'articolo 2, tranne quelli che riguardano il comma 5, l'unico modificato dalla Camera. Come d'altra parte aveva fatto per il primo articolo. La polemica del governo delle ultime settimane verso Grasso proprio su tale tema si è quindi sgonfiata in un battibaleno.

Domani si concluderà l'articolo 1 votando l'emendamento Cociancich e si passerà poi al secondo articolo, il cuore della riforma, che affronta la composizione del Senato, e su cui c'è un emendamento che recepisce gli accordi interni al Pd e con tutta la maggioranza. Una giornata, quella di domani, che verrà affrontata dalla maggioranza con una serenità superiore a quella che la polemica dei giorni scorsi lasciasse presupporre. La minoranza Pd poi è per il ritiro delle proposte di modifica al comma 2 depositate anche per l'aula.

La posizione del Partito democratico
Mentre in Aula si discuteva, è arrivato l'affondo del premier Renzi nei confronti delle opposizioni: "I cittadini sanno chi bluffa. Con 70 milioni di emendamenti l'obiettivo era bloccare la riforma ma non ce la faranno: arriverà in porto" dice Renzi al Tg3. E rispetto alle polemiche delle opposizioni aggiunge: "Con 380mila emendamenti si può parlare di tutto tranne che di mancanza di diritti dell'opposizione". E sempre dal Pd il vicesegretario Guerini ha fissato la scadenza: "'Abbiamo fissato il 13 ottobre come termine ultimo entro il quale concludere il passaggio al Senato. Sono stati giudicati irricevibili 72 milioni di emendamenti che danno il senso della volontà di bloccare il percorso piuttosto che contribuire al confronto''. 
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