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Prefettura: vertice su emergenza abitativa

Roma, eritreo accoltellato presso presidio CRI: litiga con bambini e residenti assediano centro

Immagine di repertorio
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Si sta ancora cercando di chiarire cosa sia successo questa notte e cosa abbia scatenato la lite davanti al Presidio Umanitario della Croce Rossa di Roma in via del Frantoio. 

Da una prima ricostruzione, sembra che un gruppo di bambini abbia avuto un diverbio con un 40enne eritreo il quale avrebbe poi lanciato sassi verso di loro. Circa due ore dopo una madre sarebbe tornata in zona chiedendo aiuto a 50 residenti, sarebbe scoppiato un scontro finito con il 40enne accoltellato alla schiena.

L'uomo è ricoverato in ospedale, è ferito alla schiena ma non è in pericolo di vita. Secondo quanto hanno riferito i Carabinieri non risiedeva nel centro, sistemazione temporanea per circa 80 persone.

La ricostruzione della madre
"Mi hanno chiuso dentro al centro, mi hanno trattenuto con la forza, mi hanno trascinato per 500 metri. Io volevo solo proteggere mio figlio e i miei nipoti". A parlare all'Adnkronos è Pamela. Ieri sera è entrata nel centro di accoglienza del Tiburtino Terzo per cercare l'eritreo che, spiega, "aveva minacciato i suoi nipoti e il figlio" piccolino, di appena un anno e mezzo, scatenando una serata di ordinaria follia alla periferia est di
Roma. Prima di parlare, Pamela mostra le foto dei lividi, i segni delle dita sulle braccia, quelli del trascinamento a terra sulla schiena e sulle gambe, i lividi sul volto, a testimonianza della verità del suo racconto. Poi comincia dall'inizio, da quando ha visto i suoi nipotini tornare a casa in lacrime.

"Ieri sera i miei nipoti di 10 e 12 anni stavano passeggiando insieme a un'amichetta di 15 anni: con loro avevano mio figlio, di un anno e mezzo, nel passeggino, stavano cercando di farlo addormentare - racconta la donna - A un certo punto si è avvicinato questo eritreo, diceva cose che non capivano, si avvicinava al piccolino e lo indicava. Loro si sono spaventati, gli hanno detto di andar via, e lui gli ha lanciato contro i sassi. Sono tornati da me piangendo. Non ci ho visto più, ho preso con me il mio nipotino di 12 anni e sono scesa a cercarlo".

"Ho girato un po', poi, quando l'abbiamo visto, lui ha preso a correre e si è rifugiato dentro il centro di via del Frantoio - prosegue Pamela - Io gli sono corsa dietro, ma quando ho oltrepassato il primo cancello, me lo sono sentito chiudere dietro. Poi ho visto arrivare gli altri immigrati. Mi hanno buttata a terra, mi hanno tenuta giù, hanno preso mio nipote per il collo. Io urlavo, poi sono arrivate delle persone, residenti del quartiere, hanno aperto il cancello e siamo riusciti a uscire. Ma mi hanno preso di nuovo, mi hanno trascinato per 500 metri, prima che mi riuscissi a liberare".

"Ho avuto paura, tanta. Poi ho scoperto che quell'uomo non sta bene mentalmente, che l'avevano cacciato dal centro perché aveva già creato problemi - aggiunge la donna - Dell'accoltellamento non so nulla, non so che cosa è accaduto quando lui è entrato nel centro, non so quello che fanno tra di loro. Quello che so è che qui si ubriacano, danno fastidio, ma io voglio che i miei figli e i miei nipoti abbiano il diritto di passeggiare in pace".

Cri Roma: tensioni fuori da presidio 
"Dalle informazioni che abbiamo raccolto finora emerge che le tensioni sono avvenute all'esterno del presidio umanitario". Lo ha detto il direttore della Croce Rossa di Roma, Pietro Giulio Mariani, parlando dell'assalto della scorsa notte al centro di via del Frantoio. "Il migrante ferito è arrivato successivamente nella struttura - aggiunge Mariani - gli operatori non ci riportano episodi di sequestro". Il direttore della Croce Rossa di Roma ha ribadito che l'eritreo ferito attualmente era ospite di un centro di accoglienza straordinaria e non più del presidio umanitario Tiburtino, gestito dalla Cri, che al momento accoglie circa 80 persone, soprattutto eritrei.

Prefettura tavolo tecnico sull'emergenza abitativa
Riunione del tavolo tecnico convocato in Prefettura sull'emergenza abitativa a Roma. Al tavolo il prefetto di Roma Paola Basilone, il sindaco Virginia Raggi e l'assessore regionale alle politiche abitative Fabio Refrigeri e una delegazione dei movimenti di lotta per la casa. A Roma sono circa 20mila persone le persone che vivono in uno degli oltre 70 stabili occupati.

Via Curtatone, Digos sequestra computer e documenti
Intanto, la Digos ha sequestrato alcuni computer e documenti nel corso degli accertamenti che continua ad effettuare nel palazzo di via Curtatone, a Roma, occupato da centinaia di migranti per quattro anni e
sgomberato una decina di giorni fa. All'interno dell'edificio sta lavorando anche la polizia scientifica per documentare lo stato dei luoghi. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Francesco Caporale, il quale sta procedendo per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e per contraffazione del sigillo dello Stato. Gli investigatori sono alla ricerca di elementi utili per fare luce sul presunto racket dei posti letto e anche sull'utilizzo di timbri con sigilli dello Stato italiano. L'attività della Digos dovrebbe terminare domani con una relazione consegnata a Caporale.
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