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ITALIA

Roma: tolte alla Caritas le monetine della Fontana di Trevi, andranno al Comune

Polemiche per la decisione della giunta grillina

La Fontana di Trevi
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Si rimandava da mesi, ma il momento è arrivato. Le monetine raccolte ogni giorno dalla Fontana di Trevi a Roma non andranno più alla Caritas. I desideri dei turisti che visitano la fontana più famosa d'Italia sono un 'tesoretto' non da poco: un piccolo patrimonio che, è stato calcolato, si aggira attorno al milione e mezzo di euro all'anno. Per vent'anni in mano alla Caritas diocesana, è da tempo che si parla di ri-affidare questa cifra al Comune. La Giunta capitolina aveva già prorogato con la memoria n. 22 del 29 marzo 2018 l'affidamento delle monete al braccio pastorale della Cei fino al 31 dicembre 2018, in favore di iniziative di solidarietà e assistenza delle persone più fragili. Il cambio di destinazione sarebbe dovuto partire dal primo aprile dello scorso anno, come era stato stabilito da una memoria di giunta del Campidoglio dell'ottobre 2017, che prevedeva anche l'istituzione di un tavolo di lavoro in collaborazione con la Caritas.

Fu il sindaco Francesco Rutelli, nel 2001, a destinare le monete alla Caritas. Ora andranno a bando per realizzare progetti sociali non ancora identificati e manutenzione di monumenti. "Tutto questo in nome della legalità", sbotta la consigliera regionale del Pd, Michela Di Biase. "Sempre nel nome della legalità verranno sottratte risorse preziose per interventi a favore dei senzatetto e a iniziative benefiche che sempre più spesso colmano mancanze del sistema welfare cittadino", aggiunge. Per la legalità la giunta Raggi "toglie ai poveri per non restituire a nessuno, ma semmai togliere a tutti, e sempre un po' di più. Anche di umanità".

La notizia era stata anticipata l'11 gennaio dal quotidiano dei vescovi italiani, 'Avvenire', che non ha mancato di far notare come la decisione di Rutelli fosse stata conservata da tutte le giunte successive, di qualsiasi colore politico, compresa quella guidata da Gianni Alemanno. E che informa che il costo del conteggio e della separazione delle molte migliaia di monete, finora fatto gratuitamente dai volontari Caritas, dal primo aprile sarà eseguito a pagamento dagli addetti dell'Acea. Una decisione che il quotidiano prevede porterà a ridurre o chiudere molti servizi per i più poveri, con ripercussioni sul clima sociale della città. "L'esperienza insegna che nel privato sociale la quasi totalità delle risorse viene spesa per lo scopo cui sono destinate, in questo caso l'aiuto ai poveri. Quando lo fa la mano pubblica, spesso le proporzioni si invertono - si legge -. E una buona parte dei fondi si perde nei rivoli della burocrazia. Invece che arrivare ai poveri".
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