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CULTURA

Tre medaglie dal governo britannico

Rossana Banti, la 'ragazza col cappotto rosso' che combatteva Hitler

Dopo 70 anni dalla fine della guerra, l'ex partigiana e agente del Soe scopre che il governo britannico le ha concesso 3 medaglie al valore militare. La cerimonia alla residenza dell'ambasciatore britannico Christopher Prentice

Rossana Banti con l'ambasciatore Prentice
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di Carlotta MacerolloRoma "Hanno fatto tutto a mia insaputa". Rossana Banti non se lo sarebbe mai aspettato di ricevere a 90 anni tre medaglie al valore dal governo britannico, un riconoscimento per il coraggio dimostrato quando era una giovane partigiana prima e un agente del Soe (i servizi inglesi durante il secondo conflitto mondiale) poi.

La scoperta
Qualche mese fa a Palermo, a casa della figlia, ha raccontato davanti ad una coppia di amici inglesi la storia che l'aveva vista protagonista 70 anni fa. Lui, un ex brigadiere generale dell'esercito, tornato a Londra ha cercato se ci fosse traccia della donna nei registri militari dell'epoca e scoprì che c'erano tre medaglie ancora da consegnare, assegnate dal governo di Sua Maestà a quella ragazza non ancora maggiorenne che aveva contribuito a salvare l'Italia e l'Europa dalla minaccia del nazifascismo e di Hitler. Hanno "architettato" tutto i figli di Rossana: contattato l'ambasciata, fatto firmare le carte e poi l'hanno informata appena 10 giorni fa. 

La cerimonia
"Sono profondamente onorata, ma anche molto imbarazzata - racconta la Banti - E' successo tutto 70 anni fa". Durante la cerimonia piena di emozione alla residenza dell'ambasciatore britannico Christopher Prentice a Roma le vengono consegnate le tre medaglie dalla Regina: la Italy Star, la Victory Medal, e la 1939-45 Medal. "La posta in gioco per gli uomini e le donne nel Soe (Special Operations Executive) non avrebbe potuto essere più alta: come infiltrati sarebbero stati uccisi in esecuzioni sommarie, se fossero stati catturati. Vivevano in condizioni terribili, con poco cibo, poche armi e munizioni. Dipendevano totalmente dalla dedizione dei funzionari Fany (corpo di infermeria di primo soccorso a cavallo) e dai contatti con loro", spiega l'ambasciatore. 

La ragazza con il Casentino
"Non avevo ancora 20 anni e ci sembrava l'unica cosa da fare - racconta Rossana - Nel gennaio del '44 entrai nei Gap, facevo parte della rete clandestina che combatteva il nazifascismo. Spesso dovevo fare 'la coppietta', cioè andare in missione con qualcuno e fare finta di essere fidanzati per non destare sospetti: portavo la stampa clandestina e a volte anche dell'esplosivo. Si andava con mezzi di fortuna, in bicicletta, a piedi, da piazzale Clodio alla Nomentana e a Monte Sacro. Uno dei referenti era un macellaio di Monte Sacro che aveva un deposito: poi lo presero, lo portarono al forte Bravetta e lo fucilarono". "Iniziò a diffondersi la voce che 'la ragazza con il cappotto rosso' portava la stampa clandestina - prosegue - quindi dovetti mettere da parte il cappotto e andare a dormire fuori casa per un po' di tempo".

Dopo la liberazione di Roma
Quando Roma venne liberata arrivarono gli inglesi e gli americani. "Nel giugno '44 era estate, la guerra continuava e c'era tutto il Nord Italia ancora occupato. Un mio vicino di casa faceva il misterioso e un giorno mi disse che c'erano degli ufficiali inglesi che avevano rapporti con i partigiani al Nord: questo mi interessava molto. Andai ad un appuntamento con uno di loro in una villa sopra piazza Euclide e mi fecero un colloquio. Parlavo bene inglese e mi presero".

Gli inglesi la portarono in segreto verso il Sud Italia
Così lasciò Roma, gli inglesi la portarono in segreto verso il Sud Italia, destinazione il centro addestramento degli agenti tra Bari e Brindisi. Gli inglesi dovettero chiedere il permesso al padre di Rossana, antifascista liberale, che lo concesse considerando la libertà d'Italia un valore che viene prima di tutto. La giovane coraggiosa iniziò ad occuparsi soprattutto di formazione delle "spie" da mandare dall'altra parte del fronte. Teneva i contatti con la Resistenza italiana grazie all'ottimo inglese imparato da bambina ("Persi la mamma molto presto così fui educata da una bambinaia inglese") : traduceva, trasmetteva i messaggi ma soprattutto assisteva i volontari che sarebbero stati lanciati oltre le linee nemiche.

L'amore
Durante i due anni di guerra la 007 conobbe anche l'amore: un italiano, agente operativo Soe. E' Giuliano Mattioli, figlio di Raffaele, il banchiere ed economista. Giuliano per gli inglesi è Julian Matthew, diventò capitano dell'esercito di sua Maestà. Poi il matrimonio, i due figli. Rossana inizia a lavorare in Rai negli anni '50, collabora anche con la Bbc. 

"Giustizia, solidarietà, libertà"
"Giustizia, solidarietà, libertà: sono i miei valori, intramontabili - conclude Rossana Banti - bisogna conservarli in ogni modo. La politica è nel mio Dna: se vedo che in Europa ci sono partiti fascisti o nazifascisti mi fa effetto: per questo credo che valga la pena di combattere ancora, anche io, alla mia età".






 
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